Washington, 31 marzo 2026 – Dalla ferrovia sotterranea alle marce per i diritti civili, negli Stati Uniti si può ancora ripercorrere la storia della comunità afroamericana visitando luoghi simbolo che conservano memorie, racconti e testimonianze di una lotta lunga più di due secoli. In queste settimane, con l’avvicinarsi della Giornata della memoria per Martin Luther King (celebrata a gennaio ma sentita anche in primavera, con eventi sparsi in tutto il Paese), sempre più persone scelgono di avvicinarsi – con rispetto e interesse – a siti e musei tra Nord e Sud, da Philadelphia a Selma, passando per Chicago, Memphis e Atlanta.
Viaggio nei luoghi della Underground Railroad
Philadelphia è spesso il primo passo in questo percorso nella Black history. Qui, nel cuore pulsante della città, si trova la Mother Bethel African Methodist Episcopal Church: fondata nel 1794, oggi è considerata la chiesa nera più antica d’America. Negli scantinati – racconta la guida alle 10 del mattino a un gruppo di studenti della Lincoln High School – passarono decine di uomini e donne in fuga dal Sud schiavista. “Non si parla solo di fede qui, qui si salvavano vite”, spiega Reggie Johnson, storico del posto.
Proseguendo verso l’Ohio, tappa quasi obbligata è il National Underground Railroad Freedom Center di Cincinnati, affacciato sul fiume. Tra le vetrine illuminate da una luce soffusa si possono vedere catene originali, lettere ingiallite e i nomi di “conductors” come Harriet Tubman. Il museo propone anche workshop interattivi: secondo i dati della fondazione, ogni anno accoglie oltre 200mila visitatori, soprattutto scolaresche.
A nord, a Detroit, il Second Baptist Church fu il cuore pulsante della fuga verso il Canada. Le visite guidate – disponibili ogni sabato dalle 11 – permettono di scendere nei sotterranei dove centinaia di schiavi trovarono rifugio prima di attraversare il fiume. Secondo gli storici locali, almeno tremila persone passarono da qui tra il 1830 e il 1865.
Dal movimento per i diritti civili ai memoriali attuali
Dal Michigan si arriva al centro degli anni ’60: Birmingham e Selma, in Alabama. Qui resta vivo il ricordo delle manifestazioni contro la segregazione. La 16th Street Baptist Church a Birmingham fu colpita da un attentato il 15 settembre 1963: morirono quattro bambine. Oggi la chiesa ospita mostre e incontri: “Non si dimentica niente – racconta Mrs. Shirley McCallum, che vive qui da sempre – quando sento le campane penso ancora a quel giorno”.
A Selma, il Edmund Pettus Bridge è diventato simbolo della “Bloody Sunday”, la marcia del 7 marzo 1965 repressa nel sangue dalla polizia. Ogni anno migliaia di persone partecipano alla camminata commemorativa. “Vengo qui per far capire ai miei figli da dove veniamo”, dice James Cooper, insegnante di storia a Montgomery.
La storia prosegue a Memphis, al National Civil Rights Museum, che comprende il Motel Lorraine dove Martin Luther King fu ucciso il 4 aprile 1968. All’interno si trovano documenti audio originali e oggetti personali che raccontano quei giorni drammatici. Nel 2025 sono stati quasi 300mila i visitatori registrati.
La Black History nelle città simbolo
Ad Atlanta, città natale di King, il Martin Luther King Jr. National Historical Park include la casa d’infanzia del leader e la chiesa Ebenezer Baptist, dove predicava insieme al padre. Nel centro visitatori ci sono fotografie in bianco e nero e testimonianze delle campagne per ottenere il diritto di voto per i neri.
A chiudere questo itinerario c’è Chicago, con il DuSable Black History Museum and Education Center, che racconta i contributi culturali, artistici e scientifici degli afroamericani nel tempo. Ogni settimana le nuove generazioni partecipano a laboratori didattici dedicati alla cittadinanza attiva.
Oggi questi luoghi non sono solo mete turistiche ma strumenti preziosi per l’educazione. Gli storici invitano a non vedere la visita come una semplice celebrazione: “Il passato è la radice del presente”, sottolinea Angela White dell’Università del Michigan. E solo dopo aver varcato la soglia di questi siti si capisce davvero quanto ogni tappa lanci una domanda: cosa resta oggi della lotta per l’uguaglianza?