5 Paesi che Accolgono con Urgenza Viaggiatori: Destinazioni da Scoprire nel 2024

Giulia Ruberti

23 Gennaio 2026

Roma, 23 gennaio 2026 – Mentre città come Venezia e Barcellona stanno mettendo limiti per frenare l’afflusso turistico, in altre parti del mondo si guarda con speranza all’arrivo di nuovi visitatori. Qui l’overtourism sembra un problema lontano: pochi turisti, strutture vuote, economie locali ferme, attrazioni che rischiano di finire nel dimenticatoio. Secondo i dati più recenti della World Tourism Organization, ci sono paesi dove il turismo può ancora fare la differenza, portando risorse vitali e nuova linfa sociale. Ecco cinque destinazioni che oggi più che mai hanno bisogno di viaggiatori.

Georgia, montagne e monasteri ancora da scoprire

In Georgia, piccolo paese caucasico affacciato sul Mar Nero, il turismo fatica a decollare. Tbilisi, la capitale, mantiene le sue vie colorate e i caffè in stile Liberty quasi vuoti. I dati del Ministero dell’Economia georgiano sono chiari: nel 2025 sono arrivati circa 3 milioni di turisti stranieri, la metà rispetto ai tempi pre-pandemia. Nelle valli dello Svaneti, ai piedi del monte Ushba, le guesthouse a conduzione familiare aspettano pazienti qualche escursionista. “Abbiamo più posti letto che ospiti”, racconta Lasha, albergatore a Mestia. In tanti villaggi i ristoranti tradizionali aprono solo nei weekend. Le autorità locali stanno cercando di valorizzare i sentieri di trekking e i monasteri medievali ma senza un ritorno stabile di visitatori il rischio è il degrado.

Mongolia, steppe immense ma turisti pochi

Nel cuore dell’Asia centrale la Mongolia si estende su più di 1,5 milioni di km quadrati, con meno di 4 milioni di abitanti sparsi sul territorio. Eppure i numeri della Mongolian Tourism Board parlano chiaro: nel 2025 appena 350.000 turisti internazionali, soprattutto tra giugno e agosto. “Negli ultimi anni le prenotazioni per tour e campi gher sono crollate”, spiega Erdene, guida locale a Ulaanbaatar. Mancano voli diretti dall’Europa e ottenere il visto è ancora complicato; due fattori che scoraggiano molti viaggiatori. Il governo ha investito in nuove rotte interne e cerca di promuovere i festival tradizionali come il Naadam di luglio, ma serve una presenza straniera maggiore per sostenere le comunità nomadi e proteggere le riserve naturali.

Uruguay, la riviera tranquilla che vorrebbe crescere

In Sud America la competizione è dura: tra Argentina e Brasile spesso l’Uruguay resta nell’ombra. Secondo il Ministero del Turismo uruguaiano nel 2025 gli arrivi non hanno superato i 2 milioni. Un numero basso se si pensa alla lunga costa sull’Atlantico, alle spiagge tranquille di Punta del Este e alla capitale Montevideo con il suo centro storico coloniale. “Manca una promozione internazionale efficace – spiega Diego Cabrera alla stampa locale – ma soprattutto manca fiducia nel potenziale turistico del paese”. Per le piccole imprese locali – dalle pousadas ai ristoranti di pesce – ogni turista fa la differenza: l’indotto resta limitato e molti giovani scelgono di emigrare. Questo pesa anche sulla vita culturale: festival ridotti e musei con poco personale.

Laos, templi silenziosi in attesa

L’Asia sudorientale ha visto un boom turistico enorme negli ultimi vent’anni ma non è stato così per tutti. Il Laos, incuneato tra Thailandia e Vietnam, è rimasto fuori dai grandi flussi: meno di 1 milione di turisti stranieri nel 2025 secondo le stime ufficiali. Luang Prabang e le sue antiche città sono spesso silenziose al tramonto; molti templi protetti dall’UNESCO hanno perso metà delle donazioni e le visite guidate si sono dimezzate. “Serve più promozione all’estero – ammette Channapha, operatrice culturale – ma anche collegamenti migliori con gli aeroporti principali”. Le barche sul Mekong aspettano gruppi organizzati che tardano ad arrivare; così alcuni villaggi sulle rive rischiano la chiusura definitiva lasciando solo pochi anziani.

Madagascar, biodiversità in bilico senza turisti

Infine il Madagascar, isola africana famosa per specie uniche al mondo, affronta una crisi silenziosa: secondo Conservation International nel 2025 sono arrivati appena 200.000 visitatori internazionali. Un numero troppo basso rispetto alle esigenze delle aree protette; gli incassi dai biglietti dei parchi nazionali sono cruciali per mantenere guide locali attive e bloccare il bracconaggio. “Abbiamo dovuto licenziare metà dello staff”, confida Andry responsabile del parco di Andasibe-Mantadia. Nei mercati di Antananarivo artigiani fanno fatica a vendere collane o statuette intarsiate; nelle foreste alcune specie di lemuri sono diventate ancora più a rischio.

Viaggiare verso queste destinazioni significa aiutare economie fragili e comunità isolate – spiegano dalla World Tourism Organization – mentre nelle città già prese d’assalto si prova a fermare l’eccesso di visitatori. Una dinamica che ormai segna il turismo mondiale: si chiude una porta dove c’è troppo caos per aprirne un’altra dove si aspetta ancora il primo cliente della giornata.

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