Londra, 23 gennaio 2026 – Mentre molte mete storiche europee si affannano a contenere l’overtourism, ci sono Paesi che aspettano con calma, e anche un pizzico di speranza, l’arrivo di nuovi visitatori. Secondo dati recenti dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO), ci sono Stati che fanno fatica a intercettare i flussi internazionali, pur avendo patrimoni naturali, culturali e gastronomici altrettanto ricchi delle destinazioni più frequentate. Così, mentre Venezia stringe le maglie sugli ingressi e Barcellona dibatte nuovi divieti, il quadro globale del turismo mostra aree meno illuminate e in attesa.
Turismo mondiale in crescita ma non ovunque
Il rapporto UNWTO dello scorso dicembre segnala che nel 2025 i viaggiatori internazionali hanno quasi raggiunto quota 1,5 miliardi: un record trainato dalla ripresa post-pandemia e dal boom dei voli low cost. Però la crescita si concentra in poche zone: Europa occidentale, Stati Uniti e alcune aree dell’Asia. Lontano dai grandi snodi turistici, Paesi come il Bhutan, la Guyana, la Moldavia, il Kirghizistan e le Comore continuano a vedere passare pochi visitatori ogni anno.
A Bruxelles, lo scorso ottobre, la commissaria europea per il Turismo ha rimarcato “la necessità di spostare i flussi verso destinazioni meno affollate”. Anche in Italia, conferma l’associazione Astoi, le agenzie stanno guardando con interesse a mete “più sostenibili e genuine”.
Bhutan: un gioiello nascosto tra le montagne
Nel cuore dell’Himalaya orientale c’è il Bhutan, piccolo regno noto per la sua filosofia della “Felicità Interna Lorda” e per un turismo ben regolato. Qui i viaggiatori sono accolti con cura quasi artigianale: per entrare bisogna pagare una “Sustainable Development Fee” giornaliera che finanzia scuola e tutela ambientale. “Vogliamo far vivere ai visitatori un’esperienza unica,” spiega Dorji Dema, operatrice turistica di Thimphu.
Nel 2025 sono arrivati solo 70mila turisti, una cifra lontanissima dai milioni di Parigi o Londra. Templi color ocra, monasteri sospesi tra le nuvole e trekking mozzafiato restano ancora un segreto ben custodito.
Guyana: natura selvaggia da scoprire
Sulla costa atlantica del Sudamerica si estende la Guyana, terra di foreste pluviali imponenti, cascate spettacolari come Kaieteur e una biodiversità unica. Eppure qui gli arrivi nel 2025 si sono fermati a circa 300mila persone – meno dei biglietti venduti in una sola settimana dalla Torre Eiffel.
Il governo ha lanciato progetti di ecoturismo coinvolgendo le comunità indigene. “Dobbiamo far conoscere il Paese senza rovinarlo,” ha detto al Stabroek News Vickram Bharrat, ministro dell’Ambiente. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati i viaggi organizzati per il birdwatching e spedizioni nella foresta.
Moldavia: vini pregiati e villaggi fuori dal tempo
Lontana dalle rotte più battute è la Moldavia, piccolo Stato incastrato tra Ucraina e Romania. I dati del Centro Nazionale di Statistica parlano di un leggero aumento dei turisti nel 2025: circa 170mila ingressi, poco rispetto ai vicini europei.
Ma qui ci sono cantine famose come Cricova e Milestii Mici con milioni di bottiglie custodite in gallerie chilometriche. “Chi viene rimane colpito dalla nostra ospitalità,” racconta Ion Carpov, guida locale. A Chisinau caffè e mercati propongono ritmi lenti e prezzi bassi: una cena completa costa intorno ai 15 euro secondo l’ente del turismo.
Kirghizistan e Comore: mete lontane dai riflettori
Nel cuore dell’Asia Centrale il Kirghizistan resta fuori dai radar turistici globali: nel 2025 ha ospitato poco più di 120mila visitatori stranieri. Tra yurta tradizionali, laghi alpini come Issyk-Kul e sentieri selvaggi c’è molto da scoprire. “Vogliamo aprirci al mondo senza perdere la nostra identità nomade,” dice la ministra della Cultura Altynai Omurbekova.
Diverso è il caso delle Comore, arcipelago nell’Oceano Indiano tra Mozambico e Madagascar. Spiagge bianche e vulcani spenti non hanno richiamato molti turisti come accade alle Mauritius: gli arrivi restano sotto i 50mila secondo l’Istituto nazionale di statistica locale.
Viaggiare consapevoli: nuove rotte all’orizzonte
Mentre città come Amsterdam o Firenze mettono biglietti d’ingresso o limiti giornalieri ai turisti, questi Paesi aspettano silenziosi il loro momento. Gli esperti invitano a scegliere itinerari diversi per evitare i danni dell’overtourism e dare una mano alle economie emergenti.
“Viaggiare è anche una scelta politica,” riflette Stefano Romagnoli, docente di Turismo sostenibile a Bologna. “Preferire destinazioni meno conosciute vuol dire sostenere comunità e tradizioni che rischiano altrimenti di sparire.” I numeri oggi sono piccoli. Ma forse domani qualcosa cambierà davvero.