8 Scatti Incredibili di un Fotografo di Viaggi Durante un’Avventura di Rafting da New York a Hunter Mountain

Silvana Lopez

28 Marzo 2026

New York, 28 marzo 2026 – È una mattina grigia e l’asfalto di West 45th Street all’incrocio con 11th Avenue è ancora umido quando una trentina di persone, zaini in spalla e occhiali da sole nonostante il cielo coperto, si radunano in attesa della partenza. Poco dopo, salgono a bordo di un pullman grigio che li porterà lontano dal caos di Manhattan, verso una giornata all’insegna dell’adrenalina: la whitewater rafting day trip nelle Catskill Mountains, con destinazione la celebre Hunter Mountain, una meta amata da chi vive in città ma cerca l’avventura fuori porta. L’idea è semplice: passare una giornata tra rapide e boschi a meno di tre ore dalla metropoli.

Verso Hunter Mountain: tra chiacchiere e attesa sul pullman

Il pullman parte poco dopo le 7 del mattino, lasciando Manhattan dietro le spalle. C’è chi dà un’occhiata al telefono, chi finisce l’ultimo sorso di caffè preso al volo. Il traffico nel Lincoln Tunnel non manca mai, ma il gruppo – formato da studenti e lavoratori di varie età – sembra non farci troppo caso. “Non ho mai fatto rafting, ma volevo cambiare aria”, racconta Grace, impiegata in banca sulla 5th Avenue. La guida, Michael, con il suo berretto blu e l’aria di chi ne ha viste tante, spiega: “Hunter Mountain non è solo sci e sentieri. Qui il rafting è tra i più sicuri e divertenti dello Stato, perfetto anche per chi è alle prime armi”.

Mentre fuori dal finestrino i grattacieli lasciano spazio a case basse e strade di campagna, il pullman avanza. L’arrivo è previsto poco dopo le 10 del mattino; il tempo sembra reggere per ora.

Sulle rive di Hunter Mountain: equipaggiamento e regole chiare

Intorno alle 10.30 appare Hunter Mountain avvolta nelle nuvole basse. Il gruppo raggiunge rapidamente il centro rafting gestito da una cooperativa locale. Giubbotti di salvataggio e pagaie colorate sono già pronte in fila; gli istruttori invitano tutti a fare attenzione: “Oggi niente eroi, seguite ogni istruzione”, avverte Tom Harris, la voce sicura dell’esperto. Il fiume si chiama Esopus Creek: acqua gelida anche a fine marzo e correnti rapide in certi punti.

Gli escursionisti vengono divisi in gruppi da 5-6 persone. L’atmosfera è un mix di tensione e risate nervose: qualcuno sistema il casco storto, qualcun altro sistema le scarpe da trekking con fare ansioso. “Tutto sotto controllo – rassicura Harris – anche chi è alla prima esperienza può stare tranquillo”.

Tra rapide e silenzi: la sfida sull’Esopus Creek

Si parte poco prima di mezzogiorno. All’inizio i gommoni scivolano placidi sull’acqua dell’Esopus Creek, che scorre tra pareti verdi e ciottoli scuri sul fondo. Ma bastano pochi minuti per arrivare alle prime rapide: schizzi d’acqua sul viso, grida mischiate a risate nervose che rompono il silenzio della natura circostante. La corrente si fa più forte vicino alla famosa curva chiamata “Eagle’s Bend”.

“È la parte che preferisco”, dice Michael mentre dà indicazioni precise all’equipaggio – “Tutti a sinistra!”, “Rallentate a destra!”. Intorno si respira ancora aria incontaminata; solo allora si percepisce davvero quanto sia speciale quel momento: il rumore del fiume mescolato al battito accelerato del cuore.

Chi sta dalla riva – qualche fotografo locale con teleobiettivo – sembra assistere a un film d’avventura senza trucchi né effetti speciali. Le rapide più impegnative durano circa venti minuti: restare sul gommone non è sempre facile.

Pranzo tra boschi e racconti improvvisati

Verso le 13.30 la comitiva arriva a un’ansa tranquilla dove la corrente rallenta e si può scendere per una pausa ben meritata. Panini semplici e acqua distribuiti dallo staff fanno da contorno a risate per qualche scivolata imprevista (“Pensavo proprio di finire in acqua fredda!”, confida sottovoce uno dei partecipanti). Qualcuno immortala gli amici con il telefono ancora funzionante.

Quando si risale sui gommoni, l’atmosfera è più rilassata: si affrontano solo tratti facili fino al punto d’incontro fissato per le 15 in punto. “Si sente la fatica – ammette Grace mentre torna verso il pullman –, ma rifarei tutto domani senza pensarci”.

Rafting alle Catskill Mountains: adrenalina a due passi da New York

La giornata finisce con i gommoni sistemati nel deposito della cooperativa e i partecipanti stanchi ma soddisfatti che salgono sull’autobus per tornare in città. Non serve essere campioni per vivere l’esperienza del rafting nelle Catskill Mountains; basta curiosità e voglia di uscire dalla routine cittadina. Lo conferma lo staff della Hunter Mountain Rafting: “Negli ultimi anni c’è stato un boom nelle prenotazioni; la pandemia ha cambiato molto il modo in cui cerchiamo il tempo libero”, spiega Harris.

Sul pullman del ritorno c’è già chi sogna la prossima avventura sulle acque fredde dell’Esopus Creek o chissà dove altro. Il messaggio resta sempre lo stesso: fermarsi un attimo per ricordarsi che fuori Manhattan c’è ancora spazio per lasciarsi sorprendere – magari anche bagnare – dalla natura vera.

Change privacy settings
×