Alle Maldive nasce una città galleggiante a forma di corallo per contrastare l’innalzamento del mare e salvare l’arcipelago.
L’arcipelago delle Maldive, tra i più esposti al rischio di scomparsa a causa dell’innalzamento del livello del mare, ha avviato un progetto che sembra uscito da un romanzo di fantascienza, ma è reale e sta già prendendo forma. Si chiama Maldives Floating City e sarà la prima vera città galleggiante abitabile del mondo, costruita su una laguna artificiale a pochi minuti dalla capitale Malé. Il cuore del progetto? Una città-isola a forma di corallo, che non solo sfida le leggi dell’urbanistica tradizionale, ma si propone anche come modello di adattamento climatico globale.
La nuova città-isola a forma di corallo nascerà su 200 ettari d’acqua
L’idea prende forma da una collaborazione tra il governo delle Maldive e la società olandese Dutch Docklands Maldives, specializzata in tecnologie costruttive su acqua. Il progetto si sviluppa a circa 15 minuti di barca dalla città di Malé e dall’aeroporto internazionale, su una laguna di 200 ettari. È qui che verranno collocate le prime 5.000 unità residenziali galleggianti, ognuna di 100 metri quadrati con terrazza sul tetto da 40 mq.
Tutte le case saranno ancorate al fondo marino e collegate tra loro, per creare un sistema stabile, sicuro e accessibile. Non saranno i classici lodge turistici in legno e paglia, ma vere abitazioni moderne, colorate e ispirate alla tradizione marinara maldiviana, progettate per la vita quotidiana. L’intero insediamento sarà dotato di una rete di ponti, canali e passerelle, per muoversi comodamente tra le abitazioni e i servizi pubblici.

E proprio come in una città di terraferma, anche qui ci saranno scuole, un ospedale, negozi, ristoranti, boutique, uffici pubblici e persino un porto turistico. Ogni elemento è stato studiato per inserirsi armoniosamente nel contesto naturale, riducendo al minimo l’impatto ambientale.
Per evitare l’erosione e stabilizzare l’ambiente circostante, il piano prevede la costruzione di spiagge artificiali e l’uso di barriere coralline naturali per creare una protezione esterna, dove saranno ospitati i complessi ricettivi destinati al turismo.
Un modello sostenibile per affrontare il cambiamento climatico
La sostenibilità è al centro di tutto. La Maldives Floating City non prevede alcuna bonifica del territorio, e questo le consente di non danneggiare le barriere coralline esistenti. Lo ha spiegato lo stesso Mohamed Nasheed, ex presidente delle Maldive e attivista ambientale: “Alle Maldive non possiamo fermare le onde, ma possiamo sollevarci con loro”.
La forma stessa della città – segmenti esagonali uniti tra loro – riprende la struttura naturale dei coralli locali, simbolo non casuale del legame tra il progetto e il mare. I blocchi residenziali saranno circondati da isole barriera, che fungeranno da frangiflutti naturali. Questo schema riduce l’impatto delle onde e garantisce la stabilità delle strutture galleggianti.
Ma il progetto ha anche un altro obiettivo: creare un precedente internazionale. Non è la prima volta che si parla di città galleggianti, ma nessuna, finora, è mai stata costruita davvero. Le Maldive potrebbero essere le prime a riuscirci, fornendo un esempio concreto replicabile in altri contesti geografici minacciati dall’erosione costiera e dall’aumento delle temperature globali.
Le case saranno destinate in gran parte a investitori stranieri, con un prezzo d’ingresso di circa 250.000 dollari per unità. Un costo elevato, certo, ma pensato per contribuire direttamente alla salvezza dell’arcipelago, oggi tra le nazioni più vulnerabili del pianeta.
I tempi di realizzazione? Ci vorranno ancora alcuni anni, ma i primi moduli abitativi sono già in fase avanzata di costruzione. Gli ingegneri e architetti del progetto, coordinati dalla Dutch Docklands, parlano di un’integrazione tra tecnologia, natura e cultura che potrebbe ridefinire per sempre il concetto di abitare su questo pianeta.
Come ricorda una nota ufficiale del Ministero del Turismo maldiviano, la Maldives Floating City rappresenta “una risposta concreta al futuro che ci attende”. Un futuro dove non si tratta più di “resistere” al mare, ma di convivere con esso, adattandosi senza distruggere.