C’è una scogliera in Sardegna dove il mare si mescola con sorgenti dolci (e non la conosce nessuno)

Tra calette invisibili e farfalle rare: il luogo più selvaggio della costa del Sinis

Lorenzo Fogli

29 Agosto 2025

Nel cuore del Sinis, Su Tingiosu incanta con falesie bianche, sorgenti dolci e scorci nascosti da scoprire a piedi o in kayak.

A Su Tingiosu il tempo sembra sospendersi. Le falesie bianchissime, il profilo della costa disegnato dal vento e la luce intensa che cambia a ogni ora del giorno trasformano questa scogliera in un luogo che vibra di energia grezza, non addomesticata. Ci troviamo nella Sardegna centro-occidentale, tra Cabras e San Vero Milis, in un tratto di costa lungo appena due chilometri ma capace di restare nella memoria di chiunque ci arrivi. Niente stabilimenti, né bar sulla spiaggia. Solo roccia, vento, mare. E il silenzio, rotto dai gabbiani e dai cormorani che si tuffano nel blu.

Tra falesie, sorgenti dolci e calette invisibili

Su Tingiosu non si concede subito. Bisogna guadagnarsela. Chi arriva a piedi o in bici, partendo da Meri Ermi o dalla borgata di s’Arena Scoada, attraversa la macchia mediterranea, tra lentischi, rosmarino e fichi d’India, finché il sentiero non si apre e mostra tutto il profilo della scogliera, bianca e lucente. Nei giorni limpidi, lo sguardo si spinge fino a Mal di Ventre, l’isola piatta sospesa sull’orizzonte.

Le falesie calcaree raggiungono anche i 25 metri e nascondono tra le pieghe calette difficili da vedere dall’alto, raggiungibili solo via mare. Qui il fondale alterna ciottoli chiari e sabbia dorata, ma il dettaglio che spiazza è la presenza di sorgenti dolci che emergono direttamente dalle pareti rocciose. Il contatto tra acqua dolce e salata crea un effetto visivo che sembra irreale, come se il mare improvvisamente si sfocasse.

I più avventurosi usano kayak o piccole imbarcazioni per esplorare queste insenature, che restano fuori dai radar del turismo di massa. Con maschera e boccaglio si scopre un mondo marino sorprendente, popolato da crostacei, piccoli polpi e branchi di saraghi. Sopra la linea di costa, spesso, si riconosce il macaone sardo, farfalla rara dalle ali gialle e nere che qui trova il suo habitat ideale.

Nonostante la bellezza, l’area va vissuta con rispetto assoluto: non si deve raccogliere nulla, non si deve lasciare nulla. Anche perché Su Tingiosu non è solo paesaggio, ma ecosistema fragile in equilibrio tra terra e mare.

Come arrivare a Su Tingiosu e cosa aspettarsi lungo il percorso

Arrivare a Su Tingiosu richiede un po’ di pianificazione ma nulla di troppo complicato. Il punto di accesso più semplice è da Meri Ermi, una spiaggia unica al mondo per i suoi grani di quarzo, che sembrano chicchi di riso colorato. Da qui, o in alternativa da San Giovanni di Sinis o da s’Arena Scoada, partono sentieri sterrati ben visibili, percorribili a piedi o in mountain bike. Alcuni tratti possono essere esposti, soprattutto nei giorni ventosi, ma è proprio lì che la natura si mostra più vera.

Il contrasto cromatico è uno degli elementi distintivi: bianco delle rocce, verde della vegetazione, blu del mare e, qua e là, il riflesso rosato delle sabbie quarzifere che fanno capolino tra le rocce. Una tavolozza viva, dove la luce cambia ogni mezz’ora.

Alla fine della scogliera, chi ha ancora energie può fermarsi a s’Arena Scoada, che premia con sabbie di quarzo bianco, rosa e nero. Il mare qui è più calmo, e il paesaggio si apre. È come se, dopo la verticalità delle falesie, il paesaggio volesse distendersi, offrendo un po’ di tregua.

Su Tingiosu non è la Sardegna delle brochure, ma è quella che si scopre camminando, respirando, restando in silenzio. È la Sardegna che resta, anche quando tutto il resto sembra sfuggire.

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