Sydney, 10 gennaio 2026 – L’Australia, un continente vasto quasi otto milioni di chilometri quadrati, non smette mai di stupire con le sue esperienze fuori dal comune. Se dovessimo scegliere un’avventura da fare almeno una volta nella vita, secondo chi conosce bene questi luoghi, sarebbe quella di incontrare da vicino i celebri animali autoctoni e scoprire le cosiddette “Big Things”, enormi sculture sparse un po’ ovunque. Da nord a sud, queste attrazioni – spesso strane e sempre sorprendenti – sono diventate un vero e proprio simbolo per chi decide di visitare l’Australia nel 2026.
Fauna unica: canguri, koala e quei dettagli che fanno la differenza
Chi arriva a Sydney, o magari a Melbourne o Brisbane, fatica a resistere al fascino di una fauna che si trova solo qui. Vicino a Byron Bay, all’alba, non è raro vedere gruppi di canguri pascolare liberamente nei campi. “Spesso li incontri anche lungo la strada”, racconta Michael, guida locale con il classico berretto di feltro sempre in testa. E poi ci sono i parchi protetti come il Lone Pine Koala Sanctuary di Brisbane, dove poter toccare i koala – occhi chiusi e artigli stretti ai rami – un momento che resta indelebile. Molti chiedono ancora oggi dove poter dare da mangiare a un wombat o vedere da vicino l’echidna, quel curioso mammifero con gli aculei simili a quelli del riccio.
La ricchezza delle specie, spiegano gli esperti del Dipartimento dell’Ambiente australiano, nasce anche dall’isolamento geografico del continente. Questo ha permesso la nascita di animali che altrove non esistono. In ogni città costiera guide e operatori turistici danno un consiglio semplice: niente selfie troppo ravvicinati, niente cibo umano agli animali.
Big Things: le gigantesche sculture che punteggiano l’Australia
Non ci sono solo canguri e koala. Da più di quarant’anni in ogni angolo del Paese spuntano le cosiddette Big Things, sculture fuori misura che attirano famiglie e curiosi. C’è la famosissima Big Banana a Coffs Harbour – una banana lunga tredici metri in vetroresina, costruita nel 1964 per promuovere una piantagione locale. A Ballina troneggia la Big Prawn, un enorme gambero rosa alto nove metri che spunta tra i bassi edifici della città. “È una tappa fissa: ogni volta che passo davanti al gamberone mi fermo per una foto”, sorride Sarah, giovane infermiera del posto.
La tradizione delle Big Things nasce con uno scopo semplice ma efficace: attirare gli automobilisti in cerca di una pausa durante i lunghi viaggi. Oggi queste sculture sono diventate tappe irrinunciabili per chi ama fermarsi a fare foto originali; alcune guide turistiche organizzano veri tour “on the road” dedicati alle statue più strane. Secondo il sito australiano bigthings.com.au ce ne sono oltre 150 sparse per tutto il Paese: dagli stivali giganti di Charleville alla formaggiera di Bodalla.
Le tappe da non perdere secondo gli esperti locali
Gli operatori turistici consigliano itinerari variati: partenza da Cairns verso la Grande Barriera Corallina; poi qualche giorno nell’entroterra per avvistare emù e wallaby; infine tappa obbligata a Gympie davanti alla Big Pineapple. Lungo la Pacific Highway tante famiglie si fermano per un gelato accanto alla Big Merino di Goulburn – un ariete alto undici metri che domina il distributore della zona.
“È un modo per raccontare l’anima popolare dell’Australia”, spiega Janet Richards, addetta alle relazioni turistiche del Nuovo Galles del Sud. Le “Big Things”, aggiunge Janet, sono cresciute insieme alle generazioni: spesso le scuole organizzano gite proprio per visitarne qualcuna.
Quanto costa e qualche dritta per partire nel 2026
Un viaggio così – tra animali unici e sculture giganti – può andare bene praticamente per tutte le tasche. L’ingresso nei principali santuari costa tra i 20 e i 35 dollari australiani; la maggior parte delle “Big Things” invece si visita gratis. Vale però la pena informarsi prima: alcune attrazioni si trovano su terreni privati o richiedono una piccola deviazione dalle strade più battute.
Chi ha poco tempo può affidarsi ai tour giornalieri organizzati da Sydney o Brisbane, mentre chi preferisce muoversi da solo troverà mappe dettagliate negli uffici turistici locali.
Un viaggio in Australia è anche una storia personale
“In Australia ogni giorno trovi qualcosa che ti sorprende”, confida Anna, giovane viaggiatrice italiana incontrata davanti alla Big Lobster di Kingston SE. “Non sono solo i paesaggi: sono quei piccoli dettagli come il cartello ‘attenzione ai canguri’ o il caffè preso su una veranda lontana dal caos”.
Chi decide di visitare l’Australia nel 2026 lo sa bene: qui la natura si mescola con l’arte popolare senza fretta né filtri. Forse è proprio questo mix – tra animali mai visti altrove e sculture giganti in mezzo al nulla – che rende ogni viaggio davvero unico.