Roma, 10 gennaio 2026 – Nel panorama contemporaneo, il fenomeno del viaggio ha assunto connotazioni che vanno oltre la semplice vacanza, trasformandosi in una vera e propria ossessione sociale, tanto da coniare il termine notriphobia per indicare l’ansia derivante dal non aver programmato un imminente spostamento. Questo fenomeno emerge con forza soprattutto sui social network, dove proliferano profili di presunti “viaggiatori seriali” e influencer che condividono consigli e mete, anche senza una reale competenza o esperienza approfondita.
L’era post-Covid e la Notriphobia
Secondo Michele Serra, giornalista e scrittore noto per il suo impegno culturale e sociale, la ripresa del turismo dopo la pandemia ha superato ogni previsione. Nonostante le crisi politiche ed economiche globali del 2025, il settore ha continuato a crescere. Serra, che nel 2025 ha promosso importanti iniziative civiche a favore dell’Europa, sottolinea come oggi viaggiamo più di prima e, soprattutto, con una maggiore consapevolezza. La crescita del turismo organizzato è funzionale a gestire le difficoltà logistiche e le incognite del viaggio, come cancellazioni e ritardi, rendendo l’organizzazione un elemento imprescindibile per viaggiare con serenità.
Serra osserva inoltre come il contesto globale attuale, segnato da conflitti e instabilità, abbia alimentato un bisogno quasi viscerale di viaggiare: «Quando sei in galera apprezzi la libertà, e in tempi di guerra riconosci il valore di scoprire che l’altro non è un nemico, ma una necessità vitale». Il viaggio diventa così non solo evasione, ma un gesto di resistenza emotiva e culturale contro le paure contemporanee.
A offrire un’interpretazione più profonda del fenomeno è l’antropologo Adriano Favole, docente all’Università di Torino e studioso delle culture oceaniche. Favole invita a riflettere sul viaggio come elemento fondamentale dell’identità umana, richiamando il nomadismo come condizione originaria dell’uomo. Attraverso i suoi studi, egli ridefinisce il concetto di straniero e di appartenenza, sottolineando come il viaggio sia un mezzo per superare la paura dell’alterità e per riconoscere l’umanità condivisa.
Favole evidenzia la dimensione culturale e simbolica del viaggio, che non si limita al semplice spostamento geografico, ma coinvolge la trasformazione dell’individuo e la sua relazione con il mondo esterno. In un’epoca di crescente globalizzazione e tensioni, questa prospettiva appare più attuale che mai.
Social network e la ricerca dello status attraverso il viaggio
Per il professore olandese Sean Smith, docente alla Tilburg University, l’urgenza di viaggiare è strettamente legata ai meccanismi dei social media, che alimentano la ricerca di riconoscimento e status sociale. Dal Grand Tour aristocratico al turismo di massa, il viaggio è sempre stato un simbolo di prestigio. Oggi, con la diffusione delle piattaforme digitali, questa dinamica si è amplificata, contribuendo alla crescita esponenziale del turismo e anche a fenomeni di sovraffollamento in molte mete turistiche.
Michele Serra consiglia quindi di privilegiare viaggi più lenti e consapevoli, investendo in esperienze di qualità piuttosto che in spostamenti frettolosi e superficiali: «Spendi qualcosa in più, ma non fare un viaggio veloce, incolore, insapore, perché non serve a niente viaggiare così».
La discussione sulla notriphobia, sebbene possa apparire eccessiva, riflette una realtà in cui il viaggio non è solo movimento, ma diventa un bisogno esistenziale e culturale profondamente radicato nel nostro tempo. Già nel Seicento il filosofo Pascal invitava a riflettere sull’importanza di saper restare fermi, un monito che oggi risuona con nuova forza in un mondo in perenne movimento.