Raoul Bova in Don Matteo: il nuovo volto problematico e le irresistibili gag di Nino Frassica

Silvana Lopez

11 Gennaio 2026

Roma, 11 gennaio 2026 – Raoul Bova torna in tv con un volto diverso, più scuro e un po’ tormentato. Eppure, anche tra i vicoli di Gubbio e i nuovi paesaggi tra Umbria e Lazio, è chiaro che a dominare è sempre la vena comica di Nino Frassica, l’ineguagliabile maresciallo, quel “carabiniere più buono d’Italia” che non delude mai. La nuova stagione di Don Matteo, in arrivo su Rai 1 da giovedì prossimo in prima serata, resta un mix di toni e stili.

Bova cambia passo, Frassica è il punto fermo

La produzione, guidata da Jan Maria Michelini e firmata Lux Vide, ha deciso di rimescolare le carte. Al centro c’è un Don Massimo (Raoul Bova) diverso da quello deciso e rassicurante delle stagioni passate. “Questa volta il mio personaggio porta con sé domande senza risposta, un disagio che lo segue anche fuori dalla chiesa,” ha raccontato Bova alla presentazione stampa di ieri mattina nella sede Rai di Viale Mazzini.

Ma lo spettatore – come si vede già dalle prime puntate viste in anteprima – sorride più alle battute di Frassica che alle svolte della storia. Il maresciallo Cecchini (Nino Frassica) è ormai una presenza fissa: gag ormai classiche come quella della “settimana corta” o i suoi modi strampalati con gli indagati fanno sempre centro. “Il segreto? Mi ispiro ai carabinieri veri che incontro nei bar delle caserme,” ha detto Frassica ai giornalisti, ridendo.

Tra commedia e temi delicati: un equilibrio da trovare

Nonostante la sceneggiatura provi a spingersi oltre, toccando temi come crisi familiari, marginalità e piccoli drammi quotidiani, a spuntarla è sempre la leggerezza surreale portata da Frassica. Il pubblico affezionato – numeroso, come mostrano gli ultimi dati Auditel con oltre 5 milioni per la scorsa stagione – cerca soprattutto questo. “Riceviamo messaggi di gente che aspetta la puntata per rilassarsi,” spiega Mario Ruggeri, uno degli autori storici.

Questi nuovi episodi mostrano uno sforzo di rinnovamento che non sempre fila liscio. Bova – volto noto del cinema e della tv italiana – si fa più ombroso rispetto al passato e prova a smuovere un meccanismo rodato da vent’anni. Ma la vera energia arriva dal rapporto con Frassica: dialoghi veloci, equivoci comici e una complicità consolidata dietro le quinte. Le riprese sono spesso interrotte da risate improvvise o battute improvvisate (“Frassica fa improvvisare tutti, alla fine pure io mi sono lasciato andare,” confessa Bova), regalando al pubblico una chimica difficile da imitare.

Il pubblico parla: tradizione e nuove generazioni

Nei bar del centro di Gubbio si commenta ancora il set, gli inseguimenti in piazza Quaranta Martiri e i bambini in cerca di autografi. “Ho visto Bova scendere dalla bici con la tonaca tutta sporca di fango, ma qui tutti volevano una foto con Frassica,” racconta Marcello, 68 anni, storico edicolante vicino al Duomo.

Nonostante l’intenzione di avvicinare i più giovani (con nuovi personaggi adolescenti e temi attuali come social media e cyberbullismo), il cuore della serie resta saldo nei suoi simboli. Frassica lo ammette scherzando: “I giovani? Li conquisto con i miei quiz assurdi.”

Le prime analisi interne Rai mostrano che le visualizzazioni on demand crescono, ma non superano ancora gli ascolti tradizionali. Un segnale chiaro: il pubblico generalista si affida ancora a una tv rassicurante.

Un successo che non molla la presa

Sono passati più di vent’anni dal debutto – era il 7 gennaio 2000 quando andò in onda per la prima volta Don Matteo – ma la serie mantiene la sua strada grazie a una formula collaudata: commedia leggera, paesaggi italiani riconoscibili (quest’anno anche Civita Castellana) e personaggi ben definiti. E se oggi il sacerdote è più tormentato e meno sorridente, il ruolo di Frassica diventa ancora più centrale.

E il futuro? “Finché la gente riderà alle mie battute,” chiude Frassica alla conferenza stampa. Un equilibrio fragile ma ancora saldo. Chi sperava in grandi rivoluzioni dovrà attendere: qui si continua a ridere tra una messa e una gag – forse è proprio questo il segreto del successo.

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