Milano, 12 gennaio 2026 – Ieri mattina è saltata fuori la notizia dell’assegno milionario staccato dal filantropo. E subito è partita la curiosità: chi ha dato cosa, a chi e perché? A far parlare è un noto imprenditore lombardo e la sua ex moglie. Non si tratta del primo capitolo, e forse neanche del più acceso, di un divorzio che già due anni fa aveva fatto scalpore a Milano. Quel denaro, spiegano fonti vicine alla coppia, è solo una parte dell’accordo economico firmato all’epoca della separazione.
Assegno pagato a rate, ma l’accordo va oltre
Da quanto ricostruito da fonti legali, l’assegno – superiore al milione di euro – era già previsto negli atti firmati nel 2024 davanti al Tribunale civile di Milano. Il pagamento dei giorni scorsi, quindi, «non chiude tutti gli impegni presi», precisa uno degli avvocati che ha seguito la trattativa. In realtà, la somma totale pattuita tra i due sarebbe molto più alta e distribuita in più tranche. Questo versamento rappresenta solo una parte.
È una prassi comune in casi simili, spiegano i legali: «Raramente si consegnano tutte le cifre in un’unica soluzione», racconta un avvocato familiarista contattato ieri mattina in corso di Porta Vittoria. Dietro ci sono ragioni pratiche e anche fiscali: rateizzare aiuta a gestire tempi e garanzie, proteggendo sia chi paga sia chi riceve.
Il divorzio, i numeri e cosa resta segreto
I dettagli precisi dell’accordo rimangono blindati: nessuna parola dalla ex moglie, che ha preferito il silenzio. Ma secondo indiscrezioni raccolte tra persone vicine alla coppia, il valore complessivo si aggirerebbe attorno ai dieci milioni di euro. Soldi liquidi, titoli e immobili di prestigio – tra cui un attico vicino a Corso Magenta e una villa sul lago di Como.
L’intesa è stata raggiunta dopo mesi di trattative tra due studi legali milanesi. Sul tavolo c’erano non solo i costi per il mantenimento dei figli minorenni ma anche la divisione delle partecipazioni societarie e degli investimenti immobiliari accumulati durante il matrimonio. Solo così, a marzo 2024, si è arrivati alla firma davanti al giudice della sezione famiglia.
Le reazioni tra prudenza e voglia di pace
Dall’entourage dell’imprenditore filantropo – nome che continua a girare ma senza mai essere detto apertamente – filtrano parole chiare: «C’è la volontà di rispettare ogni impegno preso». Chi gli sta vicino aggiunge che «la priorità è il benessere dei figli» e che «i rapporti sono tornati civili». Dall’altra parte invece le amiche della ex moglie ammettono con più cautela: «Non è stato facile trovare un punto d’incontro», dicono due sue conoscenze storiche, «ma ora lei cerca solo tranquillità».
Nei comunicati degli avvocati non si trova nulla fuori posto. Anzi: viene sottolineata «la riservatezza mantenuta da entrambe le parti in una vicenda privata che non voleva diventare pubblica».
Un caso che racconta un sistema
Gli esperti sentiti ieri sera ricordano come questi accordi economici nei divorzi ad alto profilo attirino spesso l’attenzione dei media proprio per le cifre importanti in gioco. Però la prassi italiana tutela privacy e dignità delle persone coinvolte: quasi sempre i dettagli restano riservati negli atti del tribunale. Solo raramente escono nomi o somme precise; spesso perché lo vogliono proprio le parti.
L’ufficio stampa del Tribunale di Milano si limita a spiegare: «È una normale procedura per l’esecuzione degli accordi di separazione o divorzio». Per tutto il resto valgono le stesse regole usate nei casi simili.
Assegni milionari? Più comuni di quanto pensiamo
A Milano casi come questo non stupiscono chi conosce bene la giustizia familiare: «Gli assegni milionari dopo separazioni di persone famose non sono così rari», dicono fonti giudiziarie. Ma finiscono sotto i riflettori solo quando uno dei protagonisti ha un profilo pubblico o una rete imprenditoriale vasta.
Questi episodi raccontano anche come sia cambiato nel tempo il rapporto tra matrimonio, soldi e gestione dei conflitti famigliari. Un equilibrio delicato tra il diritto alla riservatezza e quello alla trasparenza.