Milano, 16 gennaio 2026 – A pochi mesi dalle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, il settore turistico delle località di montagna si muove con prudenza, ma arrivano segnali concreti di crescita. Secondo l’ultima analisi di Confindustria Alberghi e Anef, l’associazione dei gestori degli impianti di risalita, la stagione invernale in corso vede un aumento degli arrivi tra il 6 e il 9 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un dato che, come sottolineano i vertici delle due organizzazioni, «dimostra chiaramente come la montagna italiana stia tornando ad attirare visitatori, spinta dall’attesa per le Olimpiadi ma anche da una domanda interna vivace».
Località sciistiche: boom di arrivi e prezzi in movimento
Il confronto riguarda soprattutto le principali destinazioni alpine e appenniniche. Secondo i dati dell’Anef, «gli impianti lavorano a pieno ritmo, nonostante il meteo incerto». La presidente di Anef, Valeria Ghezzi, ha spiegato ieri che «le presenze hanno tenuto meglio del previsto», portando come esempio il comprensorio del Sella Ronda, dove nel primo weekend di gennaio si sono superati i 200mila passaggi agli impianti. Un risultato che, se confrontato con la media degli ultimi cinque anni – segnati dalla pandemia e da stagioni con poca neve – rappresenta un’inversione di rotta.
Sul fronte prezzi la situazione è più complessa. «Abbiamo registrato aumenti medi tra il 4 e il 7 per cento sia sulle tariffe degli skipass che su quelle delle camere», ha detto Maria Carmela Colaiacovo, vicepresidente di Confindustria Alberghi. Ha aggiunto poi che la domanda dall’estero cresce, ma «è ancora sotto i livelli pre-pandemia», mentre quella italiana si conferma solida anche durante la settimana. Un fenomeno legato, secondo alcuni operatori, alle nuove abitudini del lavoro da remoto e alle vacanze “spezzate” in più momenti.
Olimpiadi 2026: un traino ma non senza preoccupazioni
L’appuntamento con Milano-Cortina 2026 fa da sfondo a questa analisi. In un incontro riservato ai giornalisti a Bormio, Colaiacovo ha ricordato che le prenotazioni «per le settimane olimpiche stanno andando verso il tutto esaurito» in molte località coinvolte dagli eventi sportivi. «La visibilità internazionale delle Olimpiadi sta spingendo le prenotazioni da Germania, Austria e paesi scandinavi», ha spiegato.
Non mancano però i problemi. Molti albergatori segnalano un aumento dei costi energetici e delle forniture che si riflette sui prezzi finali, spesso poco graditi dai clienti. Nei piccoli centri di montagna si sente forte la necessità di «alzare le tariffe per mantenere gli standard di servizio», visto che – dicono – «le spese generali restano alte».
Lavoro e investimenti: una sfida senza tregua
Sul fronte del lavoro, la stagione invernale porta con sé una richiesta crescente di personale specializzato. Secondo Anef, nei comprensori più importanti come Cortina d’Ampezzo o Madonna di Campiglio sono state aperte circa 700 nuove posizioni stagionali rispetto all’anno scorso. Ma trovare figure qualificate resta un problema: «La difficoltà nel reperire addetti alla ristorazione e alla manutenzione è un tema ricorrente», ammette Ghezzi.
Intanto continuano i lavori per adeguare le infrastrutture richieste dal Comitato Olimpico Internazionale in vista dei Giochi. In queste settimane si interviene su piste, sistemi per l’innevamento artificiale e ampliamento delle aree parcheggio. Secondo Confindustria Alberghi, questi investimenti «dovranno lasciare un’eredità positiva alle località anche dopo l’evento».
Sostenibilità sotto i riflettori: sfide aperte
Resta aperto il tema della sostenibilità ambientale. Su questo punto operatori turistici e associazioni ambientaliste locali sono concordi nel sollevare preoccupazioni per l’impatto dei grandi flussi su territori delicati. Le società che gestiscono gli impianti assicurano controlli rigorosi sui consumi idrici ed energetici; molte strutture hanno adottato protocolli “green” per gestire rifiuti e usare fonti rinnovabili.
La stagione va avanti tra risultati positivi e qualche incognita legata al clima e al mercato del lavoro. Gli operatori restano però con gli occhi aperti: «Non possiamo permetterci passi falsi – conclude Colaiacovo – Solo puntando su qualità, servizi e sostenibilità potremo avere una montagna competitiva anche dopo il 2026». Insomma, per Alpi e Appennini italiani questa sfida è tutt’altro che chiusa.