Roma, 17 gennaio 2026 – Nel 2025 gli aeroporti italiani sono finiti in cima alla classifica europea per il numero di turbolenze segnalate durante decollo e atterraggio. Lo dicono i dati dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA), che riportano sotto i riflettori le condizioni meteo e le rotte d’avvicinamento delle nostre principali infrastrutture aeroportuali. Milano, Roma e Napoli sono le città dove si sono registrati più episodi di instabilità in quota, coinvolgendo migliaia di passeggeri e diverse compagnie aeree. Ma cosa spiega proprio questa situazione?
Italia in testa alla classifica delle turbolenze in Europa
La mappa diffusa da EASA non lascia dubbi: tra gli aeroporti con più segnalazioni di turbolenze spiccano Milano Malpensa, Roma Fiumicino e subito dopo Napoli Capodichino. Tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2025, a Malpensa si sono contati oltre 390 episodi medi o gravi, più di uno al giorno in media. Roma Fiumicino ne ha avuti circa 360, Napoli poco meno di 250. Per fare un confronto, Parigi Charles de Gaulle registra 210 casi, Francoforte 185. Gli scali italiani quindi sono ben sopra la media europea.
A spiegare il fenomeno sono soprattutto i tecnici dell’ENAV – l’ente che gestisce il traffico aereo italiano – secondo cui «le caratteristiche del territorio, con gli Appennini vicini, la presenza del mare e delle colline, creano correnti d’aria instabili che favoriscono la turbolenza». A questo si somma il traffico crescente dei voli low cost, con rotte affollate e molti aerei concentrati negli stessi orari.
Le cause: clima, traffico e posizione geografica
La situazione peggiora anche per via dell’aumento degli eventi meteorologici intensi. «Nel 2025 abbiamo visto più ondate di calore e venti irregolari su gran parte dell’Italia centrale e settentrionale», spiega Paola Morini, meteorologa del centro operativo ENAV a Linate. I dati raccolti insieme al CNR mostrano come nei mesi estivi le turbolenze siano aumentate soprattutto per i temporali provenienti dalla Pianura Padana.
Non si tratta solo del clima però. Gli aeroporti del Nord Italia si trovano su rotte molto trafficate verso Nord Europa e Asia. Un pilota di linea, che preferisce restare anonimo, sottolinea come «le manovre di avvicinamento e le attese in holding pattern espongano gli aerei a strati d’aria spesso instabili». Inoltre catene montuose e laghi – come quelli lombardi – creano microclimi locali difficili da prevedere.
Impatto su voli e passeggeri: ritardi e misure preventive
Le turbolenze si riflettono anche sui dati dei voli. ENAC segnala un aumento del 18% dei ritardi legati al maltempo negli aeroporti italiani nel 2025. Le compagnie hanno reagito adottando procedure più rigide: cinture allacciate più a lungo, aggiornamenti costanti ai passeggeri e revisioni delle rotte d’avvicinamento.
Qualche disagio non è mancato. A Fiumicino, lo scorso settembre, un volo per Madrid ha dovuto fare una manovra improvvisa dopo una corrente ascensionale inaspettata. «Non avevamo paura», racconta Marco, passeggero romano presente sul volo, «ma quel sobbalzo ti prende alla sprovvista». In alcuni casi si sono registrate anche lievi contusioni tra l’equipaggio durante il servizio di bordo.
Gli esperti però tranquillizzano: nella maggior parte dei casi la turbolenza è gestibile e non mette in pericolo la sicurezza dei voli. Resta però un fatto: tra i viaggiatori cresce la preoccupazione. «Abbiamo ricevuto molte più richieste di informazioni», conferma un addetto all’assistenza clienti di una grande compagnia europea.
Strategie future e attenzione alla sicurezza
Per il 2026 ENAV ha annunciato nuovi progetti pilota per monitorare in tempo reale le condizioni dell’aria nelle zone più soggette alle turbolenze. Verranno messi nuovi sensori meteo vicino agli aeroporti di Milano e Roma con l’obiettivo di ridurre l’impatto operativo.
Intanto continuano i corsi di formazione per piloti e personale di bordo con simulazioni mirate proprio agli scenari tipici italiani. Le compagnie chiedono anche una migliore condivisione delle informazioni meteo tra enti europei.
Fino a quando queste misure non porteranno risultati concreti, chi vola da o verso l’Italia dovrà fare i conti con qualche sobbalzo in più. Un fastidio certo, ma niente che metta davvero a rischio la sicurezza – almeno per ora. Una situazione da seguire con attenzione da parte di tutti gli attori coinvolti.