I migliori luoghi da visitare in Indonesia oltre Bali: guida completa per turisti

Luca Mangano

17 Gennaio 2026

Giacarta, 17 gennaio 2026 – Metà dei turisti stranieri che arrivano in Indonesia finiscono a Bali. Eppure, come ha detto ieri pomeriggio il ministro del Turismo Sandiaga Uno durante una conferenza a Jakarta, “il Paese è un vero mosaico di culture, paesaggi e esperienze che non si fermano certo alle spiagge di Kuta o ai templi di Ubud”. La sfida è proprio questa: far conoscere al pubblico europeo le isole più piccole e meno battute.

Bali al centro dell’attenzione, ma l’arcipelago è infinito

Secondo i dati del Ministero del Turismo indonesiano, quasi la metà degli arrivi internazionali tra il 2024 e il 2025 ha come destinazione principale Bali, con l’aeroporto Ngurah Rai di Denpasar sempre affollato. Tra gennaio e ottobre dello scorso anno sono stati oltre cinque milioni i visitatori stranieri sull’isola. Un numero che cresce rispetto agli anni della pandemia.

L’economia di Bali vive soprattutto di turismo. Hotel per tutte le tasche, ristoranti che vanno dallo street food di Seminyak ai locali più raffinati di Jimbaran, tour operator e piccoli negozi: tutti tirano avanti grazie a un flusso continuo di turisti. “La stagione secca va da aprile a ottobre,” spiega Kadek Suastika, che gestisce una guesthouse a Canggu, “ma ormai la gente arriva tutto l’anno, anche grazie ai voli low cost e alle offerte last minute”.

Le mete alternative: da Flores alle Molucche

Eppure l’Indonesia è fatta da oltre 17mila isole, un patrimonio enorme ancora tutto da scoprire. Secondo Asita, l’associazione degli operatori turistici, solo il 12% dei visitatori internazionali si spinge oltre Bali verso luoghi come Lombok, Sulawesi, Flores o Sumatra. Qui i numeri sono più bassi e le infrastrutture meno sviluppate; i collegamenti spesso non sono semplici – per esempio i traghetti tra Labuan Bajo e le isole Komodo – ma intanto ci sono paesaggi incontaminati e comunità pronte ad accogliere.

“Chi arriva a Flores resta colpito dal verde dei monti e dai villaggi Ngada”, racconta Anik Suharto, guida del posto. “Non c’è traffico, la vita scorre calma. Durante la stagione delle piogge le risaie diventano un verde brillante; lungo i sentieri vedi bambini in uniforme che salutano i pochi stranieri”.

Esperienze autentiche: tradizioni, cucina e natura

Qui si trova una cucina lontana da quella balinese – meno pensata per i turisti e con sapori più intensi: dal rendang tipico di Padang al pesce alla griglia delle Molucche. Ci sono poi la cerimonia del caffè a Toraja, i tessuti ikat fatti a mano a Sumba e le immersioni nelle acque cristalline di Raja Ampat: esperienze molto diverse dagli itinerari classici.

Maria Rossi, trentenne romana che lo scorso agosto ha passato tre settimane tra Sulawesi e Sumbawa racconta: “A Bali hai tutto organizzato alla perfezione. Qui invece devi inventarti il viaggio giorno per giorno – ma trovi persone che ti invitano a casa per una zuppa o ti mostrano come si intrecciano i cestini di bambù”.

Il dilemma dello sviluppo: turismo sostenibile e tutela delle comunità

Il vero nodo però resta lo sviluppo turistico. “Concentrarsi su Bali mette sotto pressione risorse idriche e sistemi fognari,” ha ammesso durante l’incontro a Giacarta l’urbanista Widya Kartini. Dall’altra parte ci sono isole più piccole che rischiano spopolamento o abbandono. “Ci vogliono investimenti seri su trasporti e infrastrutture”, avverte Nunung Rusmiati, presidente di Asita. Il governo indonesiano ha annunciato un piano da 200 milioni di dollari per il 2026 proprio con l’obiettivo di migliorare i collegamenti interni e spingere un turismo più diffuso.

Il futuro del viaggio in Indonesia tra autenticità e rispetto

Il fascino dell’Indonesia sta nella sua varietà. Dal caos rumoroso di Jakarta alle spiagge tranquille delle isole Banda; dalla spiritualità hinduista di Bali ai riti animisti nelle Toraja Highlands.

C’è chi rimane fedele a Kuta o Ubud e chi invece parte all’avventura verso Sumba. Ognuno trova il suo modo di viaggiare qui. Ma è fuori da Bali – in quel “tutto il resto” – che l’Indonesia vuole raccontarsi davvero al mondo. Con calma, passo dopo passo. E una promessa: sorprendere chi si spinge oltre la prima tappa.

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