Sleddog in Valtellina: Corri con la Slitta Trainata dai Cani all’Husky Village di Bormio

Giulia Ruberti

20 Gennaio 2026

Bormio, 20 gennaio 2026 – Provare l’esperienza dello sleddog non significa per forza arrivare fino alle distese gelate della Lapponia o alle foreste dell’Alaska. Da qualche anno, infatti, chi vuole provare l’emozione di scivolare sulla neve trainato da una muta di husky può farlo anche sulle montagne sopra Bormio, uno degli angoli più belli delle Alpi. Qui lo sleddog ha trovato una seconda casa.

Dove nasce la passione: la storia di Lorenzo Tilli

Tutto è partito dalla scelta di Lorenzo Tilli, oggi fondatore dell’Husky Village a pochi chilometri dal centro di Bormio, nella zona olimpica di Arnoga. Nel 2010 si era messo in viaggio verso l’Alaska, spinto da una curiosità che presto è diventata vera passione. “Quando ho visto per la prima volta una muta di cani e ho toccato la slitta, ho capito che quella era la mia strada”, racconta Tilli mentre accarezza uno dei suoi husky dagli occhi color ghiaccio. Da quel momento non si è più fermato: quel viaggio negli Stati Uniti è stato solo l’inizio per portare in Valtellina una disciplina ancora poco conosciuta in Italia.

Un’esperienza aperta a tutti nella neve dell’Alta Valtellina

L’Husky Village, aperto nel 2011, accoglie ogni inverno centinaia di persone. Bambini, adulti, gruppi di amici e famiglie: qui la voglia di provare lo sleddog non ha età né differenze. Di solito si parte verso le 9 del mattino con un primo incontro con i cani e qualche regola di sicurezza da seguire. “Ci teniamo che tutti si sentano parte della squadra – spiega Tilli – e imparino almeno i comandi base per comunicare con la muta”. Non è solo sport: è un rapporto diretto con gli animali. Dopo qualche giro sulla pista battuta, anche i più scettici finiscono per lasciarsi trasportare dal ritmo delle zampe sulla neve.

Un fenomeno in crescita tra turisti e curiosi

Nei weekend d’inverno all’Husky Village possono esserci anche 120 partecipanti al giorno. Il successo è esploso tra il 2018 e il 2019 ma dopo la pandemia il flusso non si è mai fermato: arrivano famiglie dalla Lombardia, scolaresche da Milano e gruppi dalla Svizzera. Secondo i dati della struttura, oltre il 60% dei visitatori sceglie Bormio proprio per lo sleddog. “C’è chi viene solo per fare un giro – racconta una guida – e chi invece torna ogni anno per vedere crescere i cuccioli o imparare nuove tecniche”. I prezzi vanno dai 35 euro del primo approccio fino agli 80 euro per esperienze più lunghe o su misura.

Cosa significa essere musher nelle Alpi italiane

Non è raro vedere bambini di otto anni col volto arrossato dal freddo e lo sguardo fisso avanti mentre guidano, sotto stretta sorveglianza, la loro piccola slitta. L’emozione è evidente anche negli adulti: c’è chi filma col telefono e chi preferisce godersi tutto senza distrazioni. “Ti sembra di entrare in un altro mondo”, racconta Paolo, 42 anni da Seregno, al termine della sua corsa mattutina. Ma dietro questa magia c’è tanto lavoro: mantenere sani e attivi i quaranta husky del villaggio richiede alimentazione equilibrata, allenamenti regolari e controlli veterinari costanti—un impegno che spesso resta nascosto agli occhi dei visitatori.

Turismo sostenibile e rispetto per gli animali

Uno dei temi a cui Tilli tiene molto è il benessere degli husky. “Nessuno dei nostri cani viene mai forzato a lavorare. La muta funziona solo se c’è rispetto reciproco”, ripete spesso ai nuovi ospiti. Questo approccio—che sta a metà tra turismo esperienziale ed educazione ambientale—piace anche agli operatori locali: “Questa attività ha ridato vita a zone poco frequentate d’inverno”, sottolinea un responsabile dell’ente turistico della zona.

Un’occasione per avvicinarsi alla natura

In fondo, lo sleddog sopra Bormio non è solo velocità o tecnica. Ci sono i silenzi rotti dal respiro degli husky, la luce fredda che illumina le cime della Valdidentro all’alba, il profilo netto delle montagne che si staglia all’inizio della giornata. È un modo diverso di vivere la montagna d’inverno senza spostarsi troppo lontano. E forse anche un’occasione per ritrovare—anche solo per qualche ora—un contatto più vero con la natura e con se stessi.

Change privacy settings
×