Capitale Italiana della Cultura 2028: Ecco le 10 Città Finaliste in Gara per il Titolo

Simona Carlini

21 Gennaio 2026

Roma, 21 gennaio 2026 – Il Ministero della Cultura ha reso noto oggi, in una nota diffusa poco prima di mezzogiorno, l’elenco delle dieci città finaliste che si sfideranno per il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028. È una gara che da anni tiene accesi territori, amministratori e comunità, tutti spinti dal desiderio di far riconoscere il proprio patrimonio, sia materiale sia immateriale. Il verdetto, atteso per la prossima primavera, decreterà quale città si aggiudicherà questo prestigioso riconoscimento e i fondi per realizzare progetti culturali su larga scala.

Le dieci finaliste scelte dalla commissione

Nella lista ufficiale pubblicata dal Ministero della Cultura ci sono: Asti, L’Aquila, Latina, Lucera, Maratea, Montebelluna, Orvieto, Otranto, Palermo e Viterbo. Dieci realtà molto diverse tra loro che si sono distinte tra le tante candidature arrivate da tutta Italia. La scelta è arrivata al termine di un’istruttoria durata settimane: la commissione guidata dal professor Mario Turetta, segretario generale del Ministero, ha analizzato con attenzione dossier, strategie e piani di sviluppo presentati dalle singole città.

“Abbiamo trovato una qualità molto alta in generale – ha spiegato Turetta –. Le città finaliste sono un’immagine vivace della ricchezza culturale italiana”. Nessuna regione spicca sulle altre: dal Piemonte alla Basilicata, dalla Sicilia al Veneto, la mappa delle finaliste disegna un’Italia plurale e ben distribuita.

I criteri della scelta e la posta in palio

Non conta solo la fama storica o il prestigio. La commissione ha puntato soprattutto su progetti che possano avere un impatto reale sul territorio, coinvolgendo le comunità locali e lasciando qualcosa che resti nel tempo. “Abbiamo dato particolare peso alla capacità delle città di fare rete con associazioni e realtà sociali”, ha aggiunto il presidente della giuria.

Essere Capitale Italiana della Cultura vuol dire più che mettere in mostra i propri tesori artistici o i festival più vivaci. Significa accedere a finanziamenti statali per circa un milione di euro, organizzare eventi di portata nazionale e internazionale e soprattutto far ripartire economie urbane spesso in difficoltà. Lo dimostrano esperienze recenti: Matera 2019, Parma 2020+21 e Procida 2022 hanno visto crescere turismo e investimenti privati dopo la nomina.

Le storie dietro le candidature

Per molte finaliste il cammino verso questa candidatura non è stato facile. A Otranto, ad esempio, il sindaco Pierpaolo Cariddi ha coinvolto scuole, associazioni e artisti locali in una serie di laboratori aperti per scrivere il dossier. “Solo ascoltando i cittadini abbiamo capito quale idea di cultura volevamo proporre”, racconta. Ad Asti, invece, la candidatura è nata da un tavolo stabile con fondazioni bancarie e consorzi turistici.

A Palermo, che torna tra le finaliste dopo aver ottenuto il titolo nel 2018 come Capitale italiana dei Giovani, il Comune punta a rilanciare i quartieri popolari con quella che l’assessore alla Cultura Giampiero Cannella definisce “una nuova narrazione urbana”. Mentre a L’Aquila l’obiettivo è legato alla ricostruzione e alla memoria a 17 anni dal terremoto del 2009.

I prossimi passi: audizioni pubbliche e attesa

A febbraio le dieci città saranno chiamate a presentare pubblicamente i loro progetti davanti alla commissione ministeriale a Roma. Le audizioni si terranno nella sede del Ministero in via del Collegio Romano e saranno trasmesse in streaming per permettere a tutti di seguire da casa. “Vogliamo che tutto sia chiaro e trasparente”, ha garantito il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.

Il nome della vincitrice arriverà entro marzo. L’attesa nelle città in gara è già tangibile: in piazza San Secondo ad Asti o lungo corso Garibaldi a Orvieto si sentono già le voci dei cittadini, divisi tra speranza ed esitazione. Solo allora – dopo mesi di lavoro dietro le quinte – si saprà quale di queste dieci storie sarà scelta per rappresentare l’Italia della cultura nel 2028.

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