Esplorando l’Art Deco a Mumbai: la guida definitiva alla scena artistica degli anni ’30 in India

Luca Mangano

28 Gennaio 2026

Mumbai, 28 gennaio 2026 – Negli anni Trenta, quando l’Art Déco ha messo piede a Mumbai, pochi avrebbero scommesso che avrebbe trasformato così profondamente il volto della città. Gli architetti locali, dopo qualche viaggio in Europa – soprattutto a Parigi, con le sue facciate geometriche e i profili sinuosi – decisero di portare in India questo stile allora audace e, per molti versi, “straniero”.

L’arrivo dell’Art Déco a Mumbai

Il cambiamento cominciò in punta di piedi. Era il 1933 quando sorsero i primi edifici residenziali lungo la Marine Drive. “Non era solo una moda: era l’inizio di una nuova visione della città”, racconta Anisha Mehta, storica dell’architettura all’Università di Mumbai, incontrata ieri durante una pausa dalle sue ricerche. Lo stile si diffuse rapidamente tra Nariman Point e Oval Maidan, con le sue curve morbide sulle facciate, i balconi arrotondati e le vetrate colorate che catturavano la luce del sole arabico.

Gli elementi tipici – ringhiere in ferro battuto, decorazioni geometriche, motivi ispirati alla flora e fauna locali – si mescolavano a materiali moderni come il cemento armato. Tra i progettisti più noti c’erano nomi come Gajanan Mhatre e i Dadar’s Master Builders, capaci di unire la tradizione coloniale alle suggestioni europee. Così Mumbai si guadagnò un posto accanto a Miami e Parigi tra le capitali mondiali del movimento Art Déco.

Un paesaggio urbano che cambia pelle

In pochi anni, l’impatto si vide non solo nelle forme delle case e dei cinema (il celebre Eros Cinema aprì nel 1938), ma anche nel modo in cui la gente viveva la città. Le famiglie benestanti cominciarono a preferire questi nuovi palazzi ai vecchi bungalows britannici. Di notte, dalle finestre curve di Chowpatty filtrava una luce soffusa; al mattino, le donne sporgevano dai balconi color menta o crema mentre i bambini giocavano nei cortili interni.

“Si respirava un ottimismo diverso”, spiega Mehta, che ha raccolto molte testimonianze dagli abitanti degli edifici Déco. “L’architettura smise di essere solo pratica: diventò un segno di modernità e appartenenza a una metropoli in crescita”.

Un patrimonio fragile ma ritrovato

Col passare degli anni, però, parte di questo patrimonio è stato lasciato andare. Negli anni Sessanta e Settanta la voglia di costruire in verticale e con torri moderne ha oscurato gli edifici bassi e lineari dell’Art Déco. Molti rischiavano di essere demoliti o cadevano in rovina.

Solo negli ultimi vent’anni c’è stata una riscoperta del valore storico e artistico di questi palazzi. Nel 2018 l’UNESCO ha inserito “The Victorian and Art Deco Ensemble of Mumbai” tra i siti Patrimonio Mondiale. Oggi sono oltre 200 gli edifici riconosciuti ufficialmente: una delle più grandi concentrazioni al mondo fuori da Europa e Nord America.

Oggi: turismo, identità e sfide aperte

Oggi l’Art Déco di Mumbai attira studiosi e turisti da ogni angolo del mondo. Le visite guidate partono ogni sabato mattina da Churchgate alle 9, con tappe allo Regal Cinema, al Liberty Theatre e in decine di palazzi ancora abitati dalle famiglie originarie. Il percorso svela dettagli spesso ignorati: vetrate azzurre fatte a mano, scale a chiocciola nascoste dietro pesanti portoni, pavimenti con motivi a onde o ventagli.

“La nostra missione è far capire ai cittadini quanto sia importante tenere vivi questi luoghi”, dice Abhay Waghmare, portavoce della ONG Art Deco Mumbai Trust. La sfida più grande resta la manutenzione: infiltrazioni d’acqua, cambi d’uso poco attenti e costi alti mettono a dura prova l’anima déco della città.

Eppure, nella Mumbai di oggi – divisa tra crescita frenetica e memoria del passato – l’eredità degli anni Trenta resiste nelle ombre dolci dei portici e nei colori smorzati dei palazzi affacciati sull’Arabian Sea. “Solo allora capisci”, conclude Mehta, “che una città non è fatta solo da grattacieli ma anche da quei piccoli dettagli che raccontano storie diverse”.

Così, tra le vie affollate di Churchgate e i tramonti silenziosi sulla baia, l’Art Déco di Mumbai continua a parlare a chi vuole ascoltare davvero.

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