Bologna, 8 febbraio 2026 – Il valore del buono e il senso della giustizia nel mondo del vino saranno protagonisti alla quinta edizione della Slow Wine Fair, che si terrà dal 22 al 24 febbraio a BolognaFiere. In un momento in cui l’etica agroalimentare è al centro di molti dibattiti, l’evento richiama produttori, operatori, sommelier e appassionati pronti a riflettere su cosa renda davvero “giusto” un prodotto che nasce dalla terra e arriva sulle nostre tavole.
Vino: piacere ma anche responsabilità
Dietro a un calice di vino buono spesso si nascondono storie intricate: dalle mani che raccolgono l’uva, ai terreni da cui proviene, fino alle scelte di distribuzione. “Ci chiediamo come un vino buono possa essere anche giusto, cioè rispettoso delle persone, dell’ambiente e delle economie locali”, spiega Giancarlo Gariglio, coordinatore della Slow Wine Coalition, contattato telefonicamente dal suo ufficio a Torino. Negli ultimi anni, sottolinea Gariglio, la domanda di vini “etici” è cresciuta soprattutto grazie alla sensibilità dei consumatori più giovani e a una maggiore attenzione verso la sostenibilità.
La fiera bolognese, nata nel 2022 come gemella della più nota Slow Food, accoglierà oltre 700 espositori italiani e stranieri, aperti dalle 10 alle 19 durante i tre giorni. Un numero che gli organizzatori evidenziano come segno distintivo: “Non è solo un mercato – è uno spazio dove si discute e si confronta – una piazza in cui il buono si misura anche con il giusto”, dice Roberta Corrà, direttrice generale di Slow Food Italia.
Dibattiti e degustazioni: il vino nelle sue sfumature
La Slow Wine Fair 2026 non sarà solo stand e assaggi. Il cuore pulsante saranno i talk, i convegni e le tavole rotonde. Tra gli appuntamenti più seguiti spicca sabato 22 alle 15 nella Sala Maggiore l’incontro “Dalla vigna al bicchiere: quando il vino è anche giustizia sociale”. Saranno presenti cooperative sociali siciliane che coinvolgono persone in difficoltà, insieme a viticoltori veneti impegnati in progetti di reinserimento lavorativo.
Nel padiglione 33, accanto ai banchi d’assaggio di realtà come Podere San Biagio (Montalcino) o la francese Domaine Les Tuileries, verranno presentate etichette nate da progetti agricoli che valorizzano il lavoro equo e la biodiversità. I visitatori potranno parlare direttamente con i produttori, molti dei quali saranno disponibili dalle 12 alle 17 per raccontare le loro esperienze. “La domanda più frequente? Quanto sia difficile mantenere un equilibrio tra etica e sopravvivenza economica”, confida Luigi Cosimo, vignaiolo calabrese.
Consumatori sempre più attenti e consapevoli
Al centro della scena c’è anche chi sceglie e compra il vino. “Il pubblico è cambiato – oggi vuole sapere da dove viene il prodotto, chiede chiarezza sulle pratiche agricole che prima venivano date per scontate”, osserva Paola D’Amico, docente di economia agraria all’Università di Bologna. Una ricerca dell’Osservatorio Slow Wine rivela che oltre il 60% dei consumatori under 40 in Italia è disposto a spendere qualcosa in più per un vino che rispetti le persone e l’ambiente.
Secondo D’Amico però “c’è ancora molto da fare nella comunicazione”: non tutti i produttori sanno raccontare bene quello che fanno in vigna o in cantina. Nei corridoi della fiera l’attenzione va anche agli strumenti digitali per tracciare la filiera, agli indicatori sulle condizioni di lavoro nelle aziende agricole e ai sistemi di certificazione etica sempre più diffusi.
Un confronto necessario per capire davvero
Durante i tre giorni della Slow Wine Fair, Bologna diventerà una sorta di laboratorio nazionale sul tema del vino giusto: non solo assaggi – alcuni liberi altri guidati da sommelier – ma soprattutto momenti di confronto tra produttori storici e nuove realtà emergenti. “Solo così capisci cosa significa portare un vino pulito e rispettoso sulla tavola”, racconta un espositore ligure incontrato all’ingresso del padiglione 35 domenica scorsa poco dopo le 11 durante l’allestimento.
L’obiettivo degli organizzatori non è dividere tra vini “buoni” o “cattivi”, ma accorciare la distanza tra chi fa il vino e chi lo beve. Un percorso fatto di piccoli passi concreti – tra bottiglie e parole – verso un modo diverso di intendere il gusto. E la giustizia.