Nederlands Fotomuseum a Rotterdam: il nuovo gigante mondiale della fotografia con 6,5 milioni di opere

Giulia Ruberti

11 Febbraio 2026

Rotterdam, 11 febbraio 2026 – Questa mattina, con l’inaugurazione ufficiale, il Nederlands Fotomuseum di Rotterdam si è confermato come uno dei riferimenti più importanti al mondo per la fotografia, grazie a una collezione che supera i 6,5 milioni di opere. La cerimonia, iniziata alle 10.30 sulle rive del Maas, ha richiamato artisti, autorità olandesi e una folla di appassionati: un segnale chiaro di quanto la cultura dell’immagine stia prendendo sempre più piede in Europa.

Un patrimonio tra i più grandi del mondo

La direttrice, Birgit Donker, ha sottolineato che il nuovo spazio, allestito nell’ex magazzino industriale Las Palmas a Kop van Zuid, «non è solo una galleria, ma un archivio della memoria visiva collettiva». I numeri parlano da soli: oltre 6,5 milioni di fotografie tra scatti storici, stampe vintage, negativi e materiali digitali. Un tesoro che mette il Nederlands Fotomuseum accanto a istituzioni come il Getty Research Institute di Los Angeles o il Victoria and Albert Museum di Londra.

Ma non è solo questione di fotografie. Nel museo ci sono anche negativi originali, diari, apparecchiature d’epoca e altri materiali che raccontano l’evoluzione tecnica e sociale della fotografia olandese e internazionale dal primo Novecento a oggi. Donker avverte: «Il lavoro di conservazione sarà continuo. Ogni giorno arrivano richieste per consultazioni o restauri».

Un museo pensato per il pubblico

L’edificio è ampio e luminoso, con grandi vetrate affacciate sul fiume. Al suo interno ci sono tre piani dedicati alle mostre, spazi per laboratori e un centro studi. Il biglietto costa 15 euro (8 euro ridotto per studenti e under 18), mentre il giovedì il museo resta aperto fino alle 21. Secondo i primi dati diffusi dall’ufficio stampa si punta a raggiungere almeno 200mila visitatori nel primo anno.

Il percorso espositivo copre le principali correnti e autori della fotografia olandese: da Ed van der Elsken a Eva Besnyö, da Ata Kandó fino alle voci più nuove. Non mancano mostre temporanee e progetti dedicati alla fotografia documentaria contemporanea. Particolare attenzione va al pubblico giovane, con laboratori digitali e spazi educativi.

Jan Dirk van der Burg, fotografo presente all’inaugurazione, ha detto: «Questo museo dà finalmente alla fotografia nei Paesi Bassi la casa che merita. È uno spazio aperto a tutte le generazioni».

Un tassello strategico per Rotterdam

Rotterdam conferma così il suo ruolo di capitale culturale innovativa. Il sindaco Ahmed Aboutaleb, durante il discorso delle 11.30, ha ricordato che l’apertura del museo fa parte di un progetto più ampio per rilanciare la zona portuale. «Qui la cultura non è solo ornamento – ha detto – ma un motore dello sviluppo urbano». Il museo si trova infatti in un’area riqualificata dove già ci sono realtà come il Museo Marittimo e la Kunsthal.

Anche l’economia locale ne trae beneficio: uno studio dell’Università Erasmus stima un impatto diretto sul turismo pari a circa 20 milioni di euro l’anno tra hotel, ristoranti ed eventi collegati.

Prospettive internazionali

Il Nederlands Fotomuseum punta a diventare un centro europeo per lo studio della fotografia. Le collaborazioni con musei in Francia e Germania prevedono scambi di mostre e progetti comuni. In programma c’è anche una summer school internazionale per giovani fotografi (giugno 2026), mentre la collezione online sarà disponibile in sei lingue entro fine anno.

«L’immagine non è mai solo documento», ha spiegato la curatrice Anneke van Veen. «Vogliamo mostrare come la fotografia possa raccontare la storia ma anche cambiarla».

Questa mattina i visitatori si muovevano lentamente tra le sale, passando dagli scatti in bianco e nero degli anni Cinquanta ai progetti digitali più recenti. Cercavano dettagli, chiedevano ai mediatori spiegazioni sulle tecniche analogiche. Qualcuno prendeva appunti sulle didascalie scritte anche in italiano: un altro segno dell’apertura internazionale.

Solo oggi – proprio qui sulle rive del Maas – si è capito davvero perché un museo fotografico può entrare nella vita quotidiana di una città. E forse anche nella memoria collettiva europea.

Change privacy settings
×