LAGO TITICACA, 11 febbraio 2026 – Sospeso tra cielo e cordigliera andina, il Lago Titicaca da secoli segna il confine tra Perù e Bolivia, offrendo ancora oggi uno spettacolo di vita quotidiana davvero unico. A 3.812 metri sul livello del mare, uomini e donne dipendono dall’acqua e dalla terra per vivere. Un equilibrio delicato, carico di storia e tradizioni che si riflette nelle giornate delle comunità locali, tutte raccolte intorno al più grande specchio d’acqua navigabile ad alta quota al mondo.
Un lago, due popoli
Le rive del Titicaca sono casa per oltre due milioni di persone, divise tra Perù e Bolivia. A Puno, sulla sponda peruviana, il movimento comincia prima dell’alba: le barche dei pescatori solcano l’acqua calma con un ritmo che non conosce stagioni. “Ci alziamo quando il sole ancora non si vede”, racconta Victor Quispe, 47 anni, pescatore alla terza generazione. “Il lago è la nostra casa, la nostra vita dipende dalle sue acque”, dice indicando la riva dove le donne preparano i mercati ambulanti. Dietro i volti stanchi si legge però l’orgoglio per un patrimonio che resiste.
Sul lato boliviano, a Copacabana, la vita cambia tono: pellegrinaggi, feste religiose e scambi tra comunità aymara e quechua scandiscono le giornate. Il lago non è solo un mezzo per guadagnarsi da vivere, ma come dice il sindaco locale Juan Mamani, “una radice profonda che non possiamo spezzare”. Dai riti alle compravendite settimanali sul molo, ogni gesto rimanda a un passato condiviso.
Tradizioni antiche e sfide nuove
Le isole galleggianti degli Uros, fatte intrecciando canne di totora, restano un simbolo di resistenza: sono più di quaranta le famiglie che ancora vivono sull’acqua, tra turisti curiosi e problemi ambientali. Nel villaggio di Santa María, Rosalía Poma, guida locale, ricorda: “Da piccoli si impara subito a remare e a leggere il vento”. La lavorazione della totora è una tradizione tramandata da secoli: tappeti, capanne e persino piccole barche che scompaiono quando arrivano le piogge.
Negli ultimi anni però il Titicaca deve fare i conti con diversi problemi – prima di tutto l’inquinamento. Secondo il rapporto 2025 del Ministero dell’Ambiente peruviano, i metalli pesanti nelle acque hanno superato i limiti di sicurezza in vari punti: “Non possiamo più aspettare che siano solo i ritmi della natura a sistemare le cose – ammette Marisol Ticona, biologa a Puno – servono azioni concrete insieme ai nostri vicini boliviani”.
Un ecosistema fragile
Non è solo la pesca a preoccupare chi vive qui. L’ecosistema del Titicaca ospita specie rare come la poco conosciuta rana gigante del lago (Telmatobius culeus), ormai in pericolo secondo l’ultimo censimento del WWF Bolivia. “Abbiamo registrato un calo del 40% negli ultimi dieci anni”, dice la ricercatrice Gabriela Flores. Anche gli uccelli migratori che passano da queste parti tra ottobre e febbraio sono in difficoltà.
Intanto i cambiamenti climatici si fanno sentire: piogge sempre più irregolari e lunghi periodi di siccità stanno cambiando i livelli dell’acqua, mettendo in crisi l’agricoltura delle comunità rurali. Per Sebastián Chuquimia, pastore aymara di 62 anni, “le stagioni non sono più quelle di una volta. A volte manca l’acqua anche per gli animali”.
Turismo tra luci e ombre
Negli ultimi anni il turismo ha portato ossigeno all’economia locale: secondo i dati dell’INEI Peruano, nel 2025 circa 350mila visitatori hanno raggiunto le rive del lago. Ma non mancano problemi. L’arrivo massiccio di turisti ha reso necessarie nuove regole per proteggere l’acqua: dal 2024 sono stati imposti limiti agli scarichi e all’uso delle barche a motore sulle rotte più frequentate.
“Il Titicaca ci dà molto”, spiega Patricia Quisbert, giovane guida boliviana, “ma serve rispetto da parte di tutti”. Lo sguardo affascinato dei visitatori si mescola all’apprensione degli abitanti: nei villaggi si percepisce forte il desiderio di difendere questo luogo sospeso tra memoria e futuro.
Un patrimonio da difendere
Nel tempo le autorità locali hanno messo in piedi programmi comuni per salvaguardare il lago: dalle pulizie regolari delle rive agli accordi per limitare le attività minerarie nelle zone vicine. Ma secondo molti osservatori internazionali la vera sfida resta trovare un modo condiviso per gestirlo insieme tra Perù e Bolivia.
Tra vento gelido e silenzi profondi – rotti solo dal battito delle pagaie – il Titicaca resta un crocevia di culture e speranze. Un ponte d’acqua tra passato e futuro da custodire con attenzione.