Mostra su Franco Battiato al MAXXI di Roma: Viaggi, Arte e Filosofia in Esposizione

Giulia Ruberti

11 Febbraio 2026

Roma, 11 febbraio 2026 – La vita e l’opera di Franco Battiato trovano finalmente uno spazio tutto loro al MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Da oggi apre al pubblico una mostra inedita che ripercorre il cammino artistico e umano del musicista siciliano. A cinque anni dalla sua scomparsa, l’esposizione mette sotto i riflettori una figura capace di attraversare generi, linguaggi e territori diversi, mantenendo sempre una strada personale, lontano dalle mode e vicino a un’idea di ricerca intima e autentica.

Il viaggio di Battiato da Milano alla Sicilia

Nato a Jonia – oggi Riposto, vicino Catania – nel 1945, Franco Battiato cresce tra il Mediterraneo e le pendici dell’Etna. Ma la sua carriera prende davvero slancio solo a Milano, dove si trasferisce poco dopo i vent’anni. In città entra in contatto con l’avanguardia musicale degli anni Settanta: suona nei locali, incontra artisti come Jannacci e Cohen, si appassiona al minimalismo e alle sperimentazioni elettroniche. Tuttavia Milano è solo una tappa. “Per me la Sicilia è l’origine di tutto,” diceva in una delle sue ultime interviste. Il ritorno avviene negli anni Novanta, quando sceglie la villa di Milo, ai piedi dell’Etna, come dimora stabile. Qui, circondato da ulivi e antiche mura di pietra lavica, ritrova una dimensione quasi monastica che influenzerà profondamente i suoi lavori più recenti.

Quadri, dischi e la passione per la pittura

La sua produzione pubblica è dominata dalla musica e dai suoi testi, ma Battiato ha coltivato anche altre forme d’arte. Al MAXXI c’è spazio per i suoi quadri: tele astratte con colori netti, spesso toni caldi come quelli della terra o della sabbia siciliana. Opere poco conosciute al grande pubblico – “non volevo mostrarle,” aveva confessato a un amico – ma che raccontano un bisogno profondo di andare oltre la canzone. Accanto alle tele spiccano le copertine originali dei dischi: su tutte “La voce del padrone”, uscito nel 1981 e ancora oggi uno degli album italiani più venduti di sempre. Nella stessa sala scorrono anche spezzoni video di esibizioni storiche: dalle tournée con Alice ai concerti con la prestigiosa Royal Philharmonic Orchestra.

I viaggi in Medioriente e la filosofia sufi

Una parte importante dell’esposizione è dedicata ai numerosi viaggi in Medioriente che hanno segnato profondamente il suo lavoro fin dagli anni Ottanta. Marocco, Iran, Turchia: itinerari tracciati seguendo le orme dei maestri sufi, fra musica tradizionale e incontri con i dervisci rotanti. “Ho sempre cercato una spiritualità senza confini rigidi,” raccontava durante una conferenza a Istanbul nel 1999. Questa ricerca si riflette nei testi (“Centro di gravità permanente”, “E ti vengo a cercare”) e nelle sonorità che mescolano elettronica, strumenti antichi e voci eteree. In mostra ci sono fotografie ingiallite che raccontano momenti poco noti: una cerimonia nel deserto iraniano nel 1987 o una visita notturna alla tomba di Rumi a Konya.

Materiali d’archivio e testimonianze dal vivo

L’allestimento – curato da Gianluca Lattuada insieme alla famiglia Battiato – offre anche lettere autografe, pagine di diario, appunti sparsi scritti su fogli consumati dal tempo. Colpiscono le note ai margini: pensieri sulla morte (“non è fine ma passaggio”), riferimenti letterari, citazioni da filosofi orientali. Sullo sfondo ci sono le voci di chi lo ha conosciuto bene: “Era un uomo capace di ascoltare il silenzio”, ricorda il chitarrista Pino ‘Pinaxa’ Pischetola durante la conferenza stampa delle 11 del mattino. La figlia adottiva, Grazia Battiato, sottolinea come “il suo vero lascito sia l’apertura mentale”.

Un percorso tra memoria e attualità

L’apertura della mostra al MAXXI – visitabile fino al 30 giugno – apre un nuovo capitolo nella memoria collettiva italiana. Non è solo una celebrazione: nei corridoi si percepisce un’urgenza viva e attuale. C’è chi vuole capire come quella voce così originale abbia parlato a generazioni diverse nel tempo. “Abbiamo voluto mettere in dialogo il passato con le inquietudini del presente,” spiega il curatore Lattuada. In fondo a una sala c’è un muro digitale dove i fan lasciano messaggi: frasi, versi delle sue canzoni, ringraziamenti semplici ma sentiti. Un modo discreto ma concreto per dire che Franco Battiato, tra musica e pittura, resta ancora oggi uno dei punti fermi della cultura italiana contemporanea.

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