Roma, 18 febbraio 2026 – Ancora una volta, l’elefantino del Bernini, piccolo guardiano di Piazza della Minerva e simbolo discreto di Roma, è stato danneggiato: nella notte tra domenica e lunedì, secondo i primi accertamenti della Sovrintendenza Capitolina, la scultura ha perso una delle sue zanne. Un episodio che riapre il dibattito su vandalismo e degrado urbano nel cuore della città, lasciando molti a chiedersi: cosa si può fare davvero per salvaguardare questi fragili monumenti?
Un risveglio amaro nel centro di Roma
Alle 8.30 del mattino, mentre qualche turista scattava le prime foto e i residenti di via della Minerva iniziavano la giornata, il danno è saltato subito all’occhio. La zanna spezzata, un pezzo bianco sul basamento, attirava sguardi preoccupati e commenti a bassa voce. “Sembrava lì da tempo”, racconta Stefano, gestore del bar all’angolo. “Ma me ne sono accorto solo questa mattina”. La Polizia Locale è intervenuta poco dopo per transennare l’area. Sul posto anche tecnici e restauratori, con taccuini in mano e volti seri: “Ora dobbiamo capire se è stato un gesto volontario o solo il peso del tempo”, spiega Anna La Porta, restauratrice esperta in beni capitolini.
Vandalismo o usura? Il nodo resta aperto
L’elefantino del Bernini, creato nel 1667 e divenuto simbolo dell’ironia barocca, è da anni bersaglio di piccoli danni e tentativi di arrampicata – soprattutto nelle notti del weekend. La Sovrintendenza Capitolina segnala che la perdita della zanna potrebbe essere stata causata da un colpo improvviso oppure dal deterioramento dovuto agli agenti atmosferici. Va detto che pochi mesi fa la statua era stata sottoposta a un restauro conservativo.
“Le nostre squadre hanno accertato che il pezzo mancante presenta segni compatibili con un impatto recente”, conferma in una nota il direttore tecnico Luca Carli. Non si esclude quindi un nuovo episodio di vandalismo. “I frammenti verranno comunque analizzati in laboratorio”, aggiunge.
Le reazioni istituzionali: allarme e richieste
La notizia si è diffusa rapidamente sui social network, rilanciata da cittadini e associazioni locali. L’assessore alla Cultura Silvia Marino ha condannato duramente l’accaduto: “Non possiamo più accettare atti simili: chi danneggia un monumento offende tutta la città”. Poco dopo è arrivato anche un commento dal ministro dei Beni Culturali: “Serve più controllo nelle aree turistiche e una sorveglianza costante, sia sul campo sia con strumenti tecnologici”.
Il dibattito si sposta però anche sulla prevenzione. In molti propongono telecamere attive 24 ore su 24 e una migliore illuminazione notturna. Ma non tutti sono convinti: “Non si può mettere una guardia dietro ogni statua”, osserva Laura Ricci, guida turistica che accompagna gruppi tra Pantheon e Minerva.
Un simbolo fragile che parla al presente
Dietro l’elefantino c’è una storia che va oltre il danno materiale: voluto da Papa Alessandro VII per sorreggere l’obelisco egizio vicino alla chiesa, Bernini lo affidò allo scultore Ercole Ferrata. Da allora è diventato un punto d’incontro per scolaresche, visitatori e romani di tutte le età.
Il vero problema resta quello di sempre: come proteggere questi simboli senza trasformarli in reliquie intoccabili? Marco Spadoni, esperto di tutela dei beni artistici, sottolinea che “la sfida non è solo riparare i danni ma insegnare il rispetto”. Intanto i tecnici sono al lavoro per rimettere insieme la zanna; le prime stime parlano di almeno due settimane prima che l’elefantino torni al suo aspetto originale.
Urgono risposte concrete
Sul tavolo delle istituzioni ci sono proposte precise: fondi freschi per la manutenzione ordinaria, campagne educative nelle scuole romane e iniziative per sensibilizzare i turisti. Non tutti i piani decollano – spesso si bloccano tra burocrazia e limiti economici – ma l’urgenza ormai è evidente a tutti. “Qui si gioca la faccia stessa della città”, confida una funzionaria del Comune arrivata sul posto all’alba.
Per ora resta una ferita visibile su uno dei monumenti più amati di Roma. Un altro segnale chiaro delle difficoltà nel rapporto tra la città e il suo patrimonio storico. Ma dietro rabbia e scoramento resta viva una speranza: questa volta si possa davvero cambiare qualcosa o almeno provarci insieme – prima che sia troppo tardi per l’elefantino (e per Roma).