Roma, 24 febbraio 2026 – Ieri sera, in diretta da Londra alle 21 ora italiana, sono stati annunciati i vincitori del World Nature Photographer of the Year 2026, uno dei premi più attesi nel mondo della fotografia naturalistica. Tra migliaia di partecipanti da oltre 60 paesi, spiccano immagini che raccontano storie incredibili della natura: la rara megattera bianca che si immerge nelle acque delle Fiji e lo sguardo attento di una mamma leonessa nel cuore del Serengeti.
Megattera bianca, la sorpresa delle Fiji
Il primo premio è andato a una foto firmata dall’australiano David Kimura, che ritrae una megattera bianca mentre salta a pochi metri dalla costa di Vanua Levu. Un dettaglio che ha fatto colpo sulla giuria, guidata da Ruth Harris della Royal Photographic Society: “Una scena quasi irreale – ha detto la presidente – L’animale sembra uscire dalla nebbia, il contrasto tra il bianco luminoso e il blu dell’oceano è ipnotico”. Questo cetaceo, soprannominato “Ghost” dai locali, è un vero e proprio raro avvistamento: nell’intero Oceano Pacifico se ne contano meno di cinque albini. Kimura ha raccontato di aver aspettato “più di tre giorni in mare aperto, con condizioni tutt’altro che semplici”, per catturare quel momento.
Nel Serengeti, la forza silenziosa di una madre
Al secondo posto c’è uno scatto familiare ma potente: un primo piano di una leonessa con tre cuccioli stretti al suo fianco. La sudafricana Lindiwe Ndlovu, autrice della foto, ha raccontato di averla scattata poco prima dell’alba vicino al fiume Mara. “C’era solo il rumore lontano degli gnu, poi all’improvviso questo abbraccio tra madre e piccoli”, ha ricordato Ndlovu. La giuria ha apprezzato la delicatezza dell’immagine, in cui lo sguardo della leonessa trasmette stanchezza e determinazione insieme.
Piccoli mondi e dettagli nascosti
Non ci sono solo grandi mammiferi ai primi posti. La categoria “Microcosmo” è stata vinta dallo spagnolo Javier Torres, con un primo piano di una mantide mimetizzata tra i petali gialli di un girasole in Andalusia. Per la sezione “Paesaggi”, invece, si è imposta la norvegese Solveig Olsen: nella sua foto i ghiacci verdi e blu delle Svalbard si riflettono nel silenzio del Mare Glaciale Artico. “La luce cambiava ogni minuto – ha raccontato Solveig – alla fine sono rimasta seduta sulla riva per un’ora intera, aspettando che il sole facesse capolino tra le nuvole”.
Cambiamento climatico in primo piano
Tra le immagini più forti c’è quella del britannico James Evans, che ha immortalato un branco di renne bloccate su un pezzo di ghiaccio alla deriva nella Baia di Hudson. Lo scatto, scelto per la sezione “Ambiente”, mette a nudo gli effetti reali del cambiamento climatico. Evans ha raccontato alla BBC: “Vedere quegli animali sull’orlo del baratro mi ha colpito come un pugno nello stomaco. Niente filtri o trucchi: era lì davanti ai miei occhi”. L’organizzazione del concorso sottolinea come quest’anno siano aumentate le foto dedicate alle emergenze ambientali e alla perdita degli habitat naturali.
Emozioni e imprevisti dietro l’obiettivo
Dietro ogni foto c’è una storia fatta di fatica e pazienza. Kimura ha ammesso di aver temuto per l’attrezzatura messa a dura prova dall’umidità delle Fiji: “Solo quando ho visto lo scatto sul monitor ho capito davvero cosa avevo realizzato”. Ndlovu invece ricorda che aspettare i grandi predatori significa “pazienza e rispetto”, soprattutto in riserve dove basta un rumore fuori posto per rovinare tutto. I fotografi premiati avranno in premio una pubblicazione internazionale e una mostra virtuale sul sito ufficiale del concorso.
Un’edizione da record con lo sguardo al futuro
Il World Nature Photographer of the Year 2026 ha raggiunto quota 22mila foto in gara – un record assoluto secondo gli organizzatori – con una crescita significativa della partecipazione femminile, che ora rappresenta il 37% dei finalisti. “La natura è ovunque – ha ricordato Harris chiudendo l’evento – ma serve qualcuno che sappia raccontarla”. Le immagini vincitrici saranno esposte dal 1° marzo nella galleria digitale del concorso e poi viaggeranno nelle principali capitali europee grazie a una mostra itinerante. Solo così queste fotografie potranno davvero toccare e sensibilizzare un pubblico più ampio sulla fragile bellezza del nostro pianeta.