Roma, 25 marzo 2026 – Nuotare tra gli squali senza protezioni. Sembra una follia, eppure in certi angoli del mondo questa pratica sta diventando sempre più comune. Succede nelle acque cristalline delle Bahamas, a Guadalupe e lungo le coste vicino al Sudafrica, nell’Oceano Pacifico. Qui, biologi marini e appassionati di immersioni si ritrovano per dimostrare che gli squali non sono quei mostri minacciosi che spesso immaginiamo, ma animali con comportamenti ben più tranquilli di quanto si creda.
Tra gli squali alle Bahamas: un’esperienza vera
Alle 8 di mattina, il sole sorge lentamente su Nassau. Un gruppo di dieci subacquei – italiani, tedeschi e australiani con una media d’età attorno ai 38 anni – sale a bordo di una barca diretta a poco più di un miglio dalla costa. L’acqua è tiepida, sopra i 25 gradi, e il mare calmo. Lisa Thompson, l’istruttrice, distribuisce maschere e pinne senza fretta. “Qui incontreremo squali grigi di barriera e forse qualche toro”, spiega, “ma sono abituati alla presenza umana. La regola? Non toccarli e restare uniti.” Il briefing dura una decina di minuti. Nessuna gabbia a proteggerli, solo una cima cui aggrapparsi se serve.
In acqua, arrivano subito i primi esemplari: due femmine grandi quasi due metri, che si avvicinano curiose. “Stare faccia a faccia con uno squalo senza nessuna barriera fa salire l’adrenalina”, racconta Mario De Santis, sub romano al suo battesimo nel mondo dello shark diving, “ma non c’è aggressività, solo rispetto reciproco.” Il gruppo rimane compatto; gli squali nuotano piano intorno a loro e poi se ne vanno senza scatti improvvisi.
Squali e paura: cosa dicono i numeri
Secondo l’International Shark Attack File, nel 2025 nel mondo sono stati registrati 57 attacchi non provocati da squali. Di questi soltanto cinque sono stati fatali. Un dato stabile da più di dieci anni. “Gli squali evitano generalmente l’uomo”, spiega Peter Miller, biologo marino dell’Università di Miami, “e quando succede un contatto diretto è quasi sempre un errore di valutazione dell’animale”.
Eppure la paura resta forte. Molto spesso alimentata da film iconici – come “Lo squalo” di Spielberg del ’75 – o da titoli sensazionalistici che si rincorrono dopo ogni singolo episodio.
Regole chiare per un’immersione sicura
Chi organizza queste immersioni non lascia niente al caso: gruppi piccoli, istruttori preparati, zone ben controllate. Il rispetto degli animali viene prima di tutto. Vietato inseguire o nutrire gli squali, mai toccarli o fare movimenti bruschi. “Non vogliamo sfidare la natura”, confida Lisa Thompson poco prima del tuffo, “ma capirla meglio e avvicinare l’uomo al mare”.
Molte agenzie richiedono una preparazione precisa: almeno 30 immersioni certificate per poter partecipare allo shark dive senza gabbia. Prima dell’entrata in acqua si ripassano i segnali manuali – pugno chiuso per restare fermi, palmo aperto per risalire – e le dinamiche del branco.
Chi si mette alla prova con gli squali
Non sono solo sportivi in cerca di adrenalina quelli che scelgono questa esperienza. Sempre più spesso sono appassionati di biologia marina, fotografi naturalisti o viaggiatori curiosi desiderosi di “vedere da vicino”. Marta Roggero, torinese, racconta: “Era un sogno fin dai tempi dell’università. Pensavo avrei avuto paura da morire… Invece quello che ho provato è stato soprattutto rispetto.” Chi partecipa racconta spesso una calma concentrata mista alla consapevolezza che quegli animali ti scrutano tanto quanto tu li guardi.
Immersioni che aiutano l’ambiente
Le immersioni fatte nel rispetto degli squali sostengono – dicono alcune ONG attive alle Bahamas – progetti locali per la conservazione marina e programmi educativi nelle scuole. “Portiamo i bambini in barca per vedere gli squali vivi”, spiega Sherril Knowles della Shark Foundation, “così crescono senza paure inutili.” Il turismo legato agli shark dive vale circa 100 milioni di dollari ogni anno per l’economia locale.
Una sfida oltre la paura
Per molti partecipanti lo shark diving senza gabbia diventa una sfida personale contro paure radicate e pregiudizi. Ma anche un piccolo gesto per difendere gli ecosistemi marini. Mario De Santis lo ammette guardando il mare dal pontile all’imbrunire: “Torno a casa con meno paura degli squali e più rispetto per il mare.” Lì sotto gli squali continuano a nuotare silenziosi, indifferenti alle ansie che portiamo dalla terraferma.