10 Paesaggi Italiani Sorprendenti che Non Avresti Mai Immaginato Esistessero

Silvana Lopez

27 Marzo 2026

Città del Capo, 27 marzo 2026 – Nuotare tra gli squali senza la gabbia di protezione: a molti sembra un azzardo folle, eppure ogni anno decine di appassionati in Sudafrica si immergono proprio così, faccia a faccia con questi predatori. Il motivo? Scoprire che gli squali non sono i “mostri” che ci raccontano. Al largo di Gansbaai, una piccola cittadina a due ore da Città del Capo, si trova uno dei posti più famosi al mondo per questo tipo di esperienza. Qui, tra onde e correnti forti, si mette spesso in discussione il pregiudizio sugli squali.

Nuotare con gli squali senza barriere

Ogni mattina l’appuntamento è al porticciolo. Sono le 7.30 e il vento già tira forte. Un piccolo gruppo sale sulla barca di Daniel Botha, istruttore locale che da anni guida turisti e biologi in queste uscite. “All’inizio la paura è inevitabile – racconta Daniel – ma appena entri in acqua, quella paura lascia spazio al rispetto.” A bordo consegnano solo maschera e boccaglio, niente gabbie a proteggerli. Daniel spiega il perché: “Gli squali sono curiosi ma non aggressivi verso l’uomo. Gli attacchi sono molto più rari di quanto si creda.” L’atmosfera è tesa; alcuni guardano il mare in silenzio, altri chiedono: quanti squali vedremo? Quanto dura l’immersione?

Perché lo fanno: cambiare idea sugli squali

Secondo l’Istituto sudafricano per la ricerca marina, il turismo legato agli squali è una risorsa importante per l’economia locale. Solo a Gansbaai, ogni stagione si contano più di 12mila visitatori, con numeri in crescita negli ultimi cinque anni. Ma non è solo la voglia di avventura a spingere tanta gente. “Molti partecipano per superare le paure e capire davvero questi animali,” spiega Karen Petersen, biologa marina sul posto. “Quasi tutti restano sorpresi dalla calma degli squali dopo l’immersione.” Dati dell’Università di Stellenbosch confermano: meno del 10% torna a vedere lo squalo come un predatore senza pietà.

I numeri veri sugli incidenti

Le cifre dell’International Shark Attack File, la banca dati mondiale sugli attacchi, sono chiare: nel 2025 in Sudafrica ci sono stati solo 3 incidenti non mortali. Nel mondo gli attacchi fatali sono stati 11, un dato stabile da anni. Nel frattempo, più di 60 milioni di squali vengono uccisi ogni anno dall’uomo per scopi commerciali. “Questa sì che è una vera emergenza – sottolinea Petersen – non certo il rischio per i bagnanti.” Sulla barca qualcuno ascolta in silenzio queste cifre. Una ragazza tedesca chiede: “È vero che attaccano se sentono sangue?” Daniel scuote la testa: “Non funziona così; reagiscono più alla paura e ai movimenti improvvisi.”

L’esperienza diretta: da diffidenza a rispetto

A bordo le regole sono semplici: niente giochi con le pinne, niente schizzi inutili. Quando arriva il momento – intorno alle 8.40 – gli istruttori aiutano i primi tre volontari a entrare in acqua. La visibilità è buona, il fondo sabbioso a dieci metri sotto i piedi. Gli squali pinna nera si avvicinano piano, restando sempre a distanza di sicurezza. Qualcuno si stringe la mano con un amico; altri rimangono immobili ad osservare. Dopo venti minuti l’adrenalina lascia posto a qualcosa di diverso: meraviglia e rispetto.

Al ritorno sulla barca i volti sono cambiati. Un ragazzo sudafricano sorride soddisfatto: “Mai avrei pensato di guardare uno squalo da vicino e restare calmo.” Qualcuno ammette di aver rivalutato non solo gli animali marini ma anche tante altre cose.

Turismo consapevole e impatto sull’ambiente

Gli operatori locali mettono un punto chiaro: non si tratta solo di emozioni forti ma di promuovere una convivenza consapevole con le specie marine. Tutte le uscite sono monitorate e non si usa né esca né cibo per attirare gli squali vicino ai turisti. L’ente turismo della Western Cape Province assicura che questo approccio ha ridotto al minimo gli effetti sulle abitudini degli animali e sull’ecosistema.

La giornata si chiude tra risate e foto ricordo, ma chi ha nuotato senza gabbia tra gli squali torna a riva con una certezza nuova: spesso la paura nasce solo da quello che non conosciamo davvero.

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