Parigi, 11 aprile 2026 – Sono tornate finalmente accessibili al pubblico, dopo oltre due anni di lavori, le Catacombe di Parigi, quel luogo emblematico dove riposano i resti di più di sei milioni di persone. L’attesa era tanta, e le file davanti all’ingresso in Avenue du Colonel Henri Rol-Tanguy ne sono la prova: turisti e parigini si sono messi in coda già all’alba. Il sito, chiuso negli ultimi tempi per motivi di sicurezza e manutenzione, è una delle mete più amate della città.
Il fascino discreto delle profondità di Parigi
Bastano pochi scalini nella stretta scala a chiocciola per immergersi in un labirinto che racconta oltre due secoli di storia urbana. Le catacombe, nate come cave di pietra nel Settecento e convertite in ossario dal 1786, si sono trasformate oggi in un museo sotterraneo senza eguali. “Qui riposano parigini di ogni età, condizione e origine”, spiega François Delacroix, guida culturale, evidenziando come sotto il traffico cittadino le differenze sociali si dissolvano tra queste gallerie fredde e umide.
Durante la chiusura, tecnici e restauratori hanno lavorato duramente per rinforzare le pareti minacciate dall’umidità e dal tempo. “Le infiltrazioni potevano mettere a rischio la sicurezza dei visitatori – spiega Jean-Pierre Renard, responsabile del progetto – dovevamo intervenire senza toccare la memoria storica”.
Un turismo in cerca di autenticità
Non si tratta solo di numeri: secondo l’ente turistico della Ville de Paris, le Catacombe nel 2019 avevano accolto oltre mezzo milione di visitatori. Ma cresce anche l’interesse internazionale. Marta, studentessa spagnola in coda dalle 8:30, confessa: “C’è qualcosa qui sotto che ti prende davvero. È un’esperienza che non trovi da nessun’altra parte”. Il percorso dura circa 45 minuti e si snoda per un chilometro e mezzo tra pareti ordinate di ossa e iscrizioni latine. L’ingresso costa 18 euro (ridotto per studenti e residenti) ed è scaglionato per garantire sicurezza e rispetto del luogo.
La direzione del museo ha fatto una scelta netta: niente souvenir nei corridoi, silenzio quasi assoluto e personale pronto a intervenire se qualcuno si comporta in modo irrispettoso. “Non è un parco giochi”, ricorda Marie-Claude Perrin, addetta alla sorveglianza. Anche i più giovani sembrano capirlo bene: “Qui è tutto vero, non serve esagerare”, commenta un ragazzo italiano appena uscito.
L’eredità di Parigi sotto la superficie
Le ragioni dell’esistenza delle catacombe affondano nelle crisi sanitarie del passato: alla fine del Settecento i cimiteri cittadini erano pieni fino all’inverosimile e fonte di malattie. Così nel 1785 il Consiglio municipale decise di svuotare le sepolture urbane trasferendo i resti nelle vecchie cave sotto Montparnasse. Un lavoro lungo decenni — l’ultima grande traslazione risale al 1860 — che ha coinvolto interi quartieri lasciando tracce anche nella toponomastica.
“È una testimonianza silenziosa della storia della città”, ammette lo storico locale Pierre Morel. “Camminando lì sotto capisci davvero quanto Parigi sia riuscita a reinventarsi nei momenti più difficili”. Una memoria che resiste nonostante il passare degli anni e la curiosità sempre viva dei visitatori.
Visite contingentate e nuove regole
Il restauro terminato questa primavera ha portato qualche novità importante: illuminazione a LED meno invasiva per ambiente e ossa, punti informativi multilingue e controlli più rigidi all’ingresso. Ogni gruppo non supera le trenta persone, con visite scaglionate dalle 9:00 alle 20:00 (ultimo ingresso alle 18:30). L’obiettivo è mantenere alta la qualità della visita senza disturbare la pace dell’ossario.
Al momento non sono previste aperture straordinarie o eventi serali. “La priorità resta proteggere il sito”, ha chiarito Anne Roussel durante la conferenza stampa inaugurale. Le prenotazioni online sono già quasi esaurite per i prossimi due mesi, segno che l’interesse non cala.
Nel cuore pulsante della città che corre sopra il suolo, le Catacombe di Parigi riaprono così le porte: un luogo di memoria collettiva, un archivio umano silenzioso nascosto sotto l’asfalto e le luci della capitale francese.