Il mistero della Zodiaco nelle 10 camere pictae più belle d’Italia: un viaggio astrologico dal Rinascimento al Liberty

Giulia Ruberti

13 Luglio 2026

Milano, 13 luglio 2026 – Un viaggio fuori dall’ordinario, a metà strada tra arte e astrologia, attraversa dieci città italiane portando appassionati e curiosi a scoprire capolavori che spaziano dal Rinascimento fino al periodo del Liberty. Questa proposta, frutto del lavoro di storici dell’arte e promossa da associazioni culturali come la milanese “Astrarium”, invita a riscoprire un aspetto spesso trascurato: la presenza, discreta ma intensa, dell’iconografia astrologica nei palazzi, chiese e musei delle nostre città. Ma cosa unisce – oggi come cinquecento anni fa – lo sguardo verso il cielo con la creatività degli artisti? Perché stelle, segni zodiacali e pianeti ricorrono così spesso tra affreschi, mosaici e stucchi?

La costellazione del Rinascimento: Ferrara, Mantova, Padova

Si parte da Ferrara, al Palazzo Schifanoia (aperto dalle 10.30 nei weekend), dove nella famosa sala dei Mesi si susseguono i dodici segni dello zodiaco, dipinti dai maestri ferraresi del Quattrocento. Gli esperti spiegano che qui si intrecciava l’astrologia “cortese” con il bisogno dei duchi d’Este di mostrare un potere “guidato dalle stelle”. A Mantova, il Palazzo Ducale non è da meno: nella Camera degli Sposi di Andrea Mantegna spuntano riferimenti celesti ben precisi. Secondo la storica Lorenza Minoli, “non si trattava solo di abbellimenti: era un modo per legittimare alleanze e scelte dinastiche attraverso i pianeti”. A Padova, nel ciclo di affreschi di Giusto de’ Menabuoi al Battistero (biglietto 6 euro), emergono angeli su uno sfondo blu cosparso di stelle dorate.

Tra mistero e allegoria: Urbino, Firenze, Siena

Il percorso prosegue a Urbino, nelle stanze del Palazzo Ducale. Qui nel celebre studiolo di Federico da Montefeltro – visitabile dalle 9 alle 19 – si ammirano sfere armillari e strumenti astronomici che testimoniano il legame fra politica e scienza nel Quattrocento. Più a sud, a Firenze, la Cupola della Sagrestia Vecchia di San Lorenzo (opera di Brunelleschi) offre una vera e propria mappa celeste dipinta da Donatello: si riconoscono i simboli dei pianeti secondo l’antica tradizione medievale. A Siena, invece, la Libreria Piccolomini all’interno del Duomo nasconde segni astrologici tra figure sacre e scene profane firmate da Pinturicchio.

Astrologia e potere nelle corti: Torino e Roma

Risaliamo verso nord-ovest con una tappa a Torino, dove la Galleria degli Stemmi di Palazzo Madama rivela un dettaglio curioso: ogni stemma nobiliare è accompagnato da un simbolo zodiacale. Come spiega Maria Russo, guida esperta della città, è stata una scelta per associare il prestigio familiare alle forze cosmiche. A Roma la storia cambia forma: nella Cappella Chigi di Santa Maria del Popolo (visitabile su prenotazione), Raffaello fonde segni zodiacali e motivi biblici in un intreccio che – secondo alcuni studiosi – racconta le tensioni tra fede e scienza durante la Controriforma.

Dal Neoclassico al Liberty: Milano, Palermo, Napoli

L’itinerario si chiude tra Otto e Novecento. A Milano, nei mosaici della Galleria Vittorio Emanuele II (lato Duomo, ingresso libero), spiccano i segni zodiacali inseriti tra stemmi e putti alati. I restauratori spiegano che questo richiamo alla fortuna era rivolto ai commercianti proprio dopo l’Unità d’Italia. Spostandoci a Palermo, il Teatro Massimo offre sul soffitto un ciclo di dipinti dedicato alle costellazioni: dal Leone ai Gemelli fino al Sagittario. Infine a Napoli, nel Cimitero delle Fontanelle si trovano ex voto rappresentati da pianeti e stelle, testimonianza popolare di una fede astrologica ancora viva alla fine dell’Ottocento.

Un percorso tra scienza, fede e fascinazione

Perché questo amore per le stelle nelle opere italiane? Gli esperti sono d’accordo: dal Quattrocento al primo Novecento l’astrologia era considerata una scienza seria — o almeno così la vedevano principi e mecenati. “Era uno strumento per interpretare il proprio destino e quello della città”, ha detto lo storico Lorenzo Piazzi in una recente conferenza. Solo dopo la Seconda guerra mondiale queste simbologie sono state messe in secondo piano, spesso considerate curiosità per appassionati. Riscoprirle oggi significa riaprire quel dialogo tra umano e celeste impresso in stucchi, marmi e affreschi che sembrano — proprio come le stelle — non voler svanire mai.

Non è dunque una semplice visita museale: è un’immersione in un immaginario condiviso, dove scienza, fede e mistero si intrecciano nel cuore dell’arte italiana. Una vera costellazione fatta di dettagli nascosti che si rivelano solo a chi rallenta lo sguardo.

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