Mustang, il misterioso regno proibito del Nepal nel nuovo documentario di Kasia Smutniak

Giulia Ruberti

15 Luglio 2026

Roma, 15 luglio 2026 – Kasia Smutniak, attrice e regista polacca naturalizzata italiana, ci porta in uno degli angoli più remoti del Nepal, al confine con il Tibet: il Mustang. Il suo documentario, che esce oggi nelle principali sale, è molto più di un semplice racconto di viaggio. Per Smutniak, questo film è un tuffo nel passato, un legame profondo con una terra che ha conosciuto anni fa insieme all’allora compagno Pietro Taricone.

Tra ricordi e paesaggi quasi irreali

“Mustang” è il nome scelto per il documentario, che evoca subito immagini di paesaggi quasi lunari, altipiani battuti dal vento e monasteri incastonati tra le montagne. Dietro ogni inquadratura c’è un rapporto diretto e intenso con quel territorio. “Quella terra mi ha cambiata”, ha ammesso Smutniak durante l’anteprima romana all’Apollo 11 di Trastevere, dove la sala era già piena fin dalle prime ore della serata. L’attrice ha raccontato di quel viaggio del 2009 con Taricone come di qualcosa di speciale, un’esperienza fatta di difficoltà ma anche di meraviglia. “Pietro diceva sempre che lì avremmo trovato silenzio e senso”, ha ricordato con un sorriso velato.

Il film segue proprio quel percorso: l’avvicinarsi piano a una realtà sospesa tra passato e presente. Si vedono i volti segnati degli anziani monaci, bambini che giocano rincorrendo aquiloni improvvisati per le vie di Lo Manthang (la capitale della regione), donne al lavoro nei campi all’alba. I suoni sono stati catturati senza filtri o musiche invadenti: la vita quotidiana sulle montagne torna così cruda e autentica agli occhi dello spettatore.

Un omaggio discreto a Pietro Taricone

La figura di Pietro Taricone attraversa il documentario come un filo sottile ma costante. In alcuni momenti compaiono immagini d’archivio, fotografie e brevi video della loro spedizione in Mustang, mai però carichi di sentimentalismi forzati. “Non volevo fare un memoriale”, ha spiegato l’attrice durante la conferenza stampa, “ma riconoscere ciò che abbiamo vissuto insieme”. Per Smutniak questo luogo è diventato anche uno scrigno di ricordi personali, dove ogni scena sembra richiamare quella prima grande scoperta condivisa.

“Quando si attraversano spazi così vasti non si torna mai davvero indietro”, ha detto ai giornalisti. “Pietro amava questi orizzonti infiniti. Da allora ho sentito il bisogno di raccontarli”.

Mustang: una regione ai margini del mondo

La scelta di Mustang non è casuale: qui vivono poco più di 3.500 persone (dati del censimento nepalese del 2021) ed è una delle zone più isolate dell’Himalaya sotto ogni punto di vista. Il documentario mostra anche le difficoltà incontrate durante le riprese: strade bloccate dal fango, notti gelide vicino allo zero e continui problemi con l’elettricità.

Lo spettatore viene catapultato dentro le case dei pastori a Kagbeni, tra i pellegrini che risalgono verso i templi buddhisti, mentre la voce narrante di Smutniak oscilla tra ricordi personali e osservazione diretta sul posto. “Ho voluto restare quello che ero: un ospite”, ha spiegato la regista. “Niente giudizi o esotismi inutili. Raccontare semplicemente ciò che vedevo”.

Il pubblico e la critica rispondono bene

Ieri sera alla prima c’erano volti noti del cinema e della cultura italiana: il regista Paolo Virzì e la scrittrice Daria Bignardi tra gli altri. Gli applausi sono stati lunghi, accompagnati da commenti sommessi fuori dalla sala: “Un lavoro necessario”, ha detto Bignardi; “Una dichiarazione d’amore per la fragilità delle cose”, ha aggiunto Virzì.

Il pubblico – in gran parte giovane, molti nemmeno nati quando Smutniak e Taricone erano in Nepal – è rimasto colpito ma discreto. Alcuni si sono fermati nel foyer per parlare con la regista o per acquistare il catalogo fotografico che accompagna il documentario.

La sfida dei documentari d’autore nel nostro paese

“Mustang” rappresenta anche una scommessa nel panorama italiano del cinema documentaristico, spesso poco valorizzato nelle grandi catene cinematografiche. Eppure questo lavoro sta ottenendo una distribuzione piuttosto ampia: si vedrà da Milano fino a Bari grazie anche al sostegno di associazioni culturali e fondazioni private.

“Non sapevamo cosa aspettarci”, ammette Marco Chiarini, produttore del film. “Kasia ha passato più di tre anni tra sopralluoghi, scrittura e montaggio. Questa è una storia che cerca casa dentro chi la guarda”.

Con questo documentario Kasia Smutniak non solo riporta in scena il suo legame personale col Mustang ma prova a mostrare qualcosa in più: attraversare luoghi lontani per ritrovare se stessi.

Change privacy settings
×