Roma, 17 luglio 2026 – Un tempo riservati a brevi esperienze tra college inglesi o scambi estivi in Europa, i viaggi studio si stanno trasformando. L’Osservatorio Nazionale Mobilità Studentesca, che oggi ha pubblicato uno studio aggiornato, racconta di un fenomeno che va ben oltre la classica parentesi estiva. Sempre più famiglie e scuole li vedono come progetti educativi strutturati, parte integrante della formazione. La ricerca, svolta tra aprile e giugno 2026 su oltre 2.300 studenti delle scuole superiori italiane, registra un aumento netto delle partenze e una diversificazione delle mete: l’Asia è ormai una destinazione consolidata.
Viaggi studio, numeri in crescita e nuovi orizzonti
I dati parlano chiaro: nel 2026 quasi il 47% degli studenti coinvolti ha già fatto o ha in programma un viaggio studio di più di tre settimane. Secondo il rapporto, questa crescita è alimentata dalla richiesta di percorsi più flessibili e internazionali, come spiega Carla Lombardi, docente di Pedagogia Interculturale e coordinatrice dello studio. Non si guarda più solo a Gran Bretagna o Stati Uniti; adesso spiccano mete come Singapore, Corea del Sud e Giappone, un tempo considerate lontane ma ora raggiungibili grazie a nuove partnership tra università.
Progetti educativi integrati: la spinta delle scuole
La vera novità riguarda proprio il modo in cui questi viaggi vengono inseriti nei programmi scolastici: quasi il 60% degli istituti coinvolti li include nel piano formativo annuale, promuovendoli come parte fondamentale della crescita personale. È una risposta diretta alle richieste di un mercato del lavoro che vuole sempre più competenze interculturali. Come sottolinea Marta Ferrara, preside dell’Istituto Tecnico Galilei di Milano: “La scuola oggi deve guardare oltre le mura dell’aula per far capire davvero il valore di queste esperienze”.
Destinazioni asiatiche in ascesa: dati e testimonianze
L’Italia guarda verso Est anche nel campo dei viaggi studio. Se nel 2024 solo il 7% dei ragazzi sceglieva l’Asia, oggi la quota è salita oltre il 15%. Le città più gettonate sono Tokyo, Seoul, Shanghai e Singapore. “Pensavo di andare a Londra ma alla fine ho scelto la Corea del Sud”, racconta Francesco Rizzi, 17 anni, che ha partecipato a un corso estivo di robotica applicata a Seoul. Sua madre Silvia conferma: “I costi sono simili ai programmi europei ma l’esperienza culturale è stata molto più intensa”.
Non si tratta solo di lezioni teoriche: molte offerte combinano momenti in classe con laboratori pratici e attività extrascolastiche — dagli scambi linguistici ai workshop sulle tecnologie emergenti. “Ci arrivano richieste anche per stage brevi nel biotech”, conferma l’agenzia Study4Future di Firenze.
Famiglie più coinvolte, ma attenzione ai costi
Un dato interessante emerge anche dal coinvolgimento delle famiglie: in sette casi su dieci sono i genitori a muoversi per cercare informazioni e seguire tutto il percorso preparatorio del viaggio. Però i costi restano un nodo: un soggiorno studio in Asia può costare tra i 2.300 e i 3.500 euro per tre settimane. “Le borse di studio non bastano sempre”, ammette Lombardi. Per questo alcune scuole hanno attivato convenzioni o formule di pagamento rateizzato. La preside Ferrara insiste: “Senza maggiori sostegni economici rischiamo di escludere chi ha meno possibilità”.
Uno sguardo al futuro: formazione globale come investimento
Lo studio segnala infine una crescita nelle collaborazioni tra scuole italiane e università straniere con l’obiettivo di costruire percorsi sempre più personalizzati, andando oltre la scuola tradizionale. Un modello che punta sulle soft skills – flessibilità, conoscenza delle lingue, apertura mentale – abilità sempre più richieste ovunque, spiega Lombardi.
Certo restano sfide da affrontare: adattarsi a nuovi ambienti, superare la nostalgia, garantire la sostenibilità dei programmi sul lungo periodo. Ma intanto – dicono i primi dati – i viaggi studio stanno trovando nuova energia, cambiando forma e destinazioni — da Milano a Tokyo — diventando un elemento stabile dell’educazione italiana che verrà.