Budapest, 17 luglio 2026 – Il Danubio sta toccando livelli d’acqua che non si vedevano da decenni, con il suo corso a soli 8 centimetri sopra il record minimo registrato nell’ottobre 2018. Un segnale d’allarme che mette in difficoltà non solo i porti di Budapest e dintorni, ma anche chi si affida al trasporto via fiume: tanti battelli sono ormai bloccati a nord della capitale ungherese. È metà luglio, il caldo sopra i 35 gradi dura da giorni e la mancanza di piogge, ormai settimane, ha fatto il resto.
Danubio ai minimi: trasporti fermi e navi bloccate
Ieri, poco dopo le 15, l’Istituto Idrografico Ungherese ha confermato che a Vácrátót il livello del fiume ha raggiunto quota 51 centimetri, molto vicino al record negativo di 43 centimetri del 2018. “La navigazione di cargo e passeggeri diventa sempre più difficile”, spiega László Farkas, responsabile della compagnia MAHART PassNave. La federazione dei trasportatori segnala che almeno sei navi turistiche sono ferme da giorni in attesa che la situazione migliori.
Il panorama a Szentendre è eloquente: alcune imbarcazioni restano ormeggiate, altre sono state spostate verso la parte centrale del fiume, dove il fondale è ancora abbastanza profondo da permettere qualche movimento. “Non possiamo rischiare danni alle eliche o agli scafi”, racconta István, comandante di una nave da crociera bloccata dal lunedì scorso. Sui moli gli operatori discutono a bassa voce; qualche turista osserva incuriosito ma frustrato per l’imprevisto stop.
Impatto economico e rischi per l’ambiente
Il blocco delle imbarcazioni pesa anche sull’economia locale. L’associazione degli armatori stima perdite superiori ai 10 milioni di euro nelle prossime tre settimane a causa della scarsità d’acqua sul Danubio. Se la siccità continua, le cifre potrebbero peggiorare ulteriormente. “Siamo costretti a caricare meno merci su ogni barca”, sottolinea Miklós Papp, portavoce dei trasportatori. “Solo ora si capisce quanto la logistica dipenda dall’acqua”.
Dal punto di vista ambientale la situazione non è meno critica. Gli esperti dell’Università ELTE di Budapest seguono con preoccupazione: “Il calo del livello colpisce gli ecosistemi acquatici—specialmente nei tratti a nord della città dove vivono specie rare”, spiega la biologa Flóra Karácsony. Alcune parti del letto fluviale sono emerse; tra le pietre affiorano vecchie reti e rifiuti esposti al sole.
Allerta prolungata e previsioni incerte
Le autorità ungheresi hanno dichiarato uno stato di allerta prolungata nella zona metropolitana della capitale. “Seguiamo l’evoluzione ora dopo ora”, assicurano dalla protezione civile. Intanto sono stati vietati i prelievi d’acqua dal Danubio per uso industriale e agricolo nelle aree più critiche—una misura d’emergenza già adottata nel 2018, quando alcune centrali elettriche dovettero rallentare per la mancanza d’acqua di raffreddamento.
Le previsioni per i prossimi giorni non portano grandi speranze: fino alla fine del mese non sono attese piogge significative. Gli agricoltori della regione di Pest temono danni ai raccolti, mentre la compagnia idroelettrica statale valuta possibili tagli temporanei alla produzione negli impianti lungo il fiume.
Tensioni anche nei Paesi vicini
Il problema però non riguarda solo l’Ungheria. In Austria e Slovacchia i livelli del Danubio sono scesi sotto la media stagionale del 30%. Le autorità viennesi hanno chiesto un incontro urgente con gli esperti ungheresi per coordinare eventuali interventi di dragaggio. Ma come sottolinea il portavoce del Ministero dell’Ambiente slovacco, “la portata ridotta è un segnale chiaro: c’è una crisi idrica che ormai interessa tutta l’Europa centrale”.
Ora si spera in un cambio di rotta dal cielo: serve una perturbazione forte che possa interrompere questa tendenza preoccupante che mette a rischio non solo il commercio fluviale ma anche l’equilibrio naturale del grande fiume europeo. Intanto le navi restano ferme—e il Danubio scorre magro come mai prima d’ora.