Nuoro, 1 settembre 2026 – Tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, migliaia di camminatori si mettono in marcia all’alba dai piccoli paesi del Nuorese, con lo zaino in spalla, percorrendo gli otto sentieri tra ovili e natura selvaggia che tagliano la Barbagia. Questo itinerario – parte della famosa “blue zone” sarda, una delle poche aree al mondo dove si concentra il maggior numero di ultracentenari – non è solo un percorso escursionistico. Racconta la storia antica dei pastori e il legame profondo tra uomo e territorio. Un rapporto che qui, nelle valli di Orgosolo, Oliena, Fonni e Mamoiada, è rimasto intatto.
Lungo le vie dei pastori, tra eremi e sughere
Il sentiero di Supramonte, forse il più conosciuto, si snoda da Oliena fino ai piedi del Monte Corrasi, sfiorando gli antichi ovili di pietra dove ancora oggi si lavora il latte e si rifugiano le greggi nelle notti fresche di settembre. Camminare in questi luoghi, tra l’odore forte delle ginestre e il silenzio rotto solo dal tintinnio dei campanacci, vuol dire immergersi in un paesaggio che sembra fermo nel tempo. “Qui tutto procede piano”, racconta Peppino Fadda, 76 anni, pastore da una vita, che spesso guida i visitatori lungo questi sentieri polverosi. “La natura detta i suoi ritmi: non siamo noi a decidere”.
Il fascino discreto della “blue zone”
Sono più di ottanta chilometri di sentieri segnalati, spesso percorsi a tappe giornaliere – alcuni impegnativi, altri adatti a tutta la famiglia – che collegano piccoli borghi a fontane secolari e boschi di leccio. Questi cammini fanno parte del progetto “Camminare nella Blue Zone”, avviato nel 2022 dal consorzio locale con il sostegno del comune di Fonni e dell’ente Parco. L’obiettivo è chiaro: far conoscere l’antica tradizione dei pastori sardi e valorizzare il territorio attraverso un turismo attento e rispettoso.
Secondo l’assessorato regionale al Turismo, negli ultimi tre anni i visitatori sulle vie escursionistiche sono aumentati del 27%. Un dato che parla chiaro: c’è una voglia crescente di riscoprire una natura incontaminata e uno stile di vita semplice, considerato da molti studiosi uno dei segreti della longevità locale. “Qui si mangia poco, ci si muove tanto e si sta insieme”, spiega Maria Loi, biologa dell’università di Sassari che studia i centenari della Barbagia.
Una fatica che avvicina alle radici
I cammini – alcuni segnati dal Club Alpino Italiano, altri nati spontaneamente col tempo – portano i viaggiatori vicino a tradizioni rare da trovare altrove. Sotto le grandi roverelle o vicino alle sorgenti di Su Gologone, lungo le mulattiere verso Fonni, è facile incontrare pastori all’alba o al tramonto. Spesso offrono un bicchiere di latte appena munto o una fetta di pecorino. Sono gesti semplici ma che restano nel cuore: “Chi cammina qui – racconta il turista tedesco Stefan Möller – ha la sensazione che il tempo si fermi”.
Valorizzare un modello di vita sano
La Barbagia viene spesso chiamata un “laboratorio vivente”. A luglio a Nuoro si è tenuto l’ultimo incontro internazionale sulle “zone blu”: più di cento studiosi hanno discusso delle abitudini alimentari locali, del movimento quotidiano imposto dalla pastorizia e dell’importanza delle relazioni strette nei piccoli centri. “Camminare su questi sentieri – sottolinea il geriatra Enrico Sanna – significa vedere con i propri occhi un modello unico”. Il medico parla dei “microdettagli”: il pane carasau nelle bisacce, un bicchiere di cannonau condiviso al tramonto.
Turismo lento e rispetto per l’ambiente
Le guide invitano chi arriva qui a muoversi senza fretta. “Si impara a guardare davvero”, dice Laura Cossu, guida ambientale nata a Gavoi. I sentieri sono percorribili quasi tutto l’anno (eccetto nelle settimane più piovose) e sono segnalati da tabelle in legno scolorite dal sole. I piccoli ovili, sparsi a pochi passi l’uno dall’altro, conservano ancora i segni della vita passata: attrezzi appesi ai muri e fuochi spenti al mattino.
Un’esperienza fuori dal tempo
Percorrere gli otto sentieri della Barbagia, spiegano le associazioni locali, non è solo sport o vacanza: per molti è riscoperta delle proprie radici o ritorno a quel senso di comunità che nelle città grandi spesso si perde. “La fatica della salita diventa occasione per fermarsi a parlare con chi incontri”, raccontano. Così la Sardegna interna prova a raccontarsi ogni giorno – passo dopo passo – come una terra dove si può ancora vivere “lento”, immersi nella natura selvaggia e nei saperi antichi.