Chi sono le 3 persone al mondo che possono viaggiare senza passaporto? Scoprilo qui

Giulia Ruberti

7 Settembre 2026

Città del Vaticano, 7 settembre 2026 – Sono appena tre le persone al mondo che varcano i confini internazionali senza bisogno di un passaporto: il Papa, il Sovrano del Regno Unito e, meno noto, il Presidente della Confederazione Svizzera. Un’anomalia che persiste, nonostante l’aumento delle misure di sicurezza in tutto il mondo. Dietro a questa eccezione ci sono tradizioni storiche e protocolli ben radicati: da Londra a Berna fino alle stanze vaticane, per loro le regole cambiano.

Viaggi senza passaporto: simboli che fanno eccezione

Il Papa, ad esempio, non ha un passaporto vero e proprio quando si sposta per incarichi ufficiali. Questo dipende dal fatto che è capo di Stato della Città del Vaticano, una piccola nazione fuori dal sistema Schengen. Fonti diplomatiche sottolineano che “il Pontefice è riconosciuto come capo spirituale e temporale” e viene identificato semplicemente come “Sua Santità” ai controlli di frontiera. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno viaggiato per anni con un documento più simbolico che reale: la “bolla papale”, oggi aggiornata in formato digitale. Dal Vaticano spiegano che Francesco “preferisce la discrezione” e viaggia quasi sempre in compagnia di pochi fidati collaboratori. Niente file agli sportelli né timbri obbligatori.

Il Sovrano britannico: un privilegio antico

Situazione simile per il monarca britannico, anche se con qualche differenza. È una pratica che dura da secoli: né Carlo III né prima Elisabetta II hanno mai avuto bisogno di passaporto per entrare o uscire dal Regno Unito o dai Paesi del Commonwealth. L’Home Office ha chiarito alla stampa locale: “Il passaporto britannico è emesso a nome della Corona, quindi il sovrano non può chiederlo”. Lo stesso vale per altri documenti ufficiali legati all’autorizzazione regia. Un dettaglio che sorprende chi conosce bene i protocolli. Quando la regina volava verso Parigi o New York, bastava il saluto delle autorità locali senza altre formalità. Il suo biografo Robert Hardman ricorda: “Ha attraversato decine di dogane senza mai ricevere un timbro”.

Il caso svizzero: tradizione discreta ma consolidata

Meno noto fuori dalla diplomazia è il privilegio del Presidente della Confederazione Svizzera, anche lui esentato dall’obbligo del passaporto nei viaggi ufficiali. Si tratta però di una carica annuale eletta tra i membri del Consiglio Federale. Il portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri spiega che “il presidente è riconosciuto automaticamente dai Paesi esteri”. Nei documenti doganali basta una lettera d’identità rilasciata dalla Cancelleria federale accompagnata da una comunicazione diplomatica inviata in anticipo. Negli archivi si trovano testimonianze già dagli anni Settanta, con questa pratica rispettata anche negli aeroporti intercontinentali, dal Sud America all’Asia.

Passaporti diplomatici: un’altra storia

Diverso è il discorso per ministri, ambasciatori e rappresentanti istituzionali degli altri Paesi: loro usano i passaporti diplomatici, che velocizzano i controlli ma non sostituiscono mai il documento principale. Dopo eventi come quelli dell’11 settembre 2001, però, neppure questi privilegi garantiscono passaggi completamente liberi da verifiche. Un funzionario dell’aeroporto di Fiumicino ammette: “Oggi nessuno passa davvero senza mostrare qualcosa”.

Tra simbolo e realtà nei confini globali

In un mondo dove ogni frontiera è sotto controllo stretto con telecamere e barriere elettroniche, queste tre eccezioni restano reliquie di un passato monarchico o clericale. Il protocollo diplomatico impone il riconoscimento diretto delle massime autorità come segno di rispetto tra Stati sovrani, ma oggi dietro ogni arrivo c’è spesso qualche giorno di controlli e scambi riservati tra governi.

Un ufficiale della Polizia di Frontiera all’aeroporto di Ginevra ricorda un episodio: “Ci trovammo davanti al presidente svizzero senza documenti visibili, ma bastò una telefonata all’ambasciata per chiudere tutto in pochi minuti”. Per questo motivo oggi nessun altro può permettersi questo privilegio: il passaporto resta la porta d’ingresso nel mondo globalizzato.

Una regola d’eccezione che dura nel tempo – ma solo per tre persone davvero speciali.

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