Palermo, 9 settembre 2026 – Dalle rocce brulle dell’Etna ai tavolini di un pub nel cuore pulsante di Dublino, passando per le sale di lettura incorniciate da scaffali di legno antico. Chi cerca nuove mete per lo smart working oggi ha davvero l’imbarazzo della scelta, qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava quasi un sogno. Prima la pandemia, poi le tecnologie: adesso lavorare da remoto – tra montagne siciliane, parchi di New York e biblioteche storiche – non è più una rarità, ma una scelta sempre più diffusa.
Le montagne siciliane, una scrivania tra i pini
Nel cuore delle Madonie, tra Petralia Sottana e Castelbuono, ogni mattina la giornata inizia con una connessione internet che apre su un panorama fatto di pini e aria pulita. Sono tanti i professionisti italiani – freelance, consulenti informatici – che hanno scelto questi piccoli centri per trovare una qualità della vita che in città sembra ormai un miraggio. “Qui riesco davvero a concentrarmi – racconta Giuseppe, architetto di Catania – e quando ho una pausa vado a farmi un giro nel bosco o a prendere un caffè nella piazza del paese”.
La presenza di spazi coworking, spesso sistemati in vecchi edifici restaurati grazie ai fondi europei, ha dato nuova linfa a borghi che rischiavano lo spopolamento. Certo, la connessione veloce è ancora un problema in qualche zona più isolata, ma la situazione sta migliorando giorno dopo giorno. Chi lavora qui alterna chiamate e video a passeggiate nella natura: ritmi diversi, tempi più umani.
Smart working all’ombra dei grattacieli
Oltreoceano, New York è diventata uno dei simboli globali dello smart working in libertà. A Central Park, nelle prime ore del mattino, non è raro incontrare persone con il portatile sulle ginocchia e il telefono che squilla tra una mail e l’altra. “Lavoro qui almeno due volte alla settimana – racconta Angela, project manager italiana trasferitasi da quattro anni – nei parchi trovo quella concentrazione che in ufficio non riuscivo mai ad avere”.
I dati del Comune di New York parlano chiaro: nel 2026 circa il 34% dei lavoratori nei servizi adotta un modello ibrido. In questa cornice bar e spazi pubblici hanno adattato il WiFi e creato postazioni pensate proprio per chi vuole coniugare produttività e verde cittadino. Non solo Central Park: Bryant Park e le biblioteche pubbliche sono diventate tappe fisse per tanti “nomadi digitali”.
Le biblioteche antiche: tra silenzio e ispirazione
Per chi invece preferisce il silenzio e l’atmosfera raccolta delle grandi biblioteche storiche europee, luoghi come la Österreichische Nationalbibliothek di Vienna restano irresistibili. Qui arrivano ricercatori e scrittori italiani con la voglia di immergersi in sale luminose e senza distrazioni. “Vengo spesso qui per correggere testi e riflettere – confida Chiara, traduttrice freelance di Parma – è l’ambiente perfetto per lavorare senza interruzioni”.
Anche in Italia aumentano gli utenti delle biblioteche cittadine: secondo l’Associazione Italiana Biblioteche nel 2025 circa 3 milioni di persone hanno frequentato spazi studio con connessione veloce. Firenze e Torino si confermano mete molto gettonate per chi cerca di lavorare immerso nei volumi antichi.
Pub storici: la nuova frontiera dei coworking
C’è poi chi preferisce ambienti meno tradizionali. In Gran Bretagna molti pub storici si sono attrezzati per accogliere lavoratori da remoto soprattutto nelle ore meno affollate. Al “Ye Olde Cheshire Cheese” di Londra, aperto dal Seicento, si sorseggia tè caldo circondati da giovani imprenditori e copywriter. “A volte restiamo fino a tardi – racconta Tommaso, milanese trasferito nella capitale inglese – tra una birra e una call su Teams si scambiano anche contatti”.
Una tendenza che sta crescendo: secondo la British Hospitality Association nel 2025 almeno il 18% dei pub londinesi offriva servizi dedicati allo smart working – dal WiFi potenziato ai menù pranzo inclusi.
Lavorare ovunque? Sì, ma servono regole nuove
Se poter lavorare ovunque significa opportunità e benessere per molti, resta però aperta la questione delle tutele: assicurazioni contro gli incidenti fuori ufficio, rispetto degli orari e diritto alla disconnessione sono ancora temi caldi. “Le aziende stanno aggiornando le loro policy – spiega Francesca Rinaldi della Cgil Lombardia – ma serve ancora chiarezza su dove finisce il lavoro e comincia la vita privata”.
Un equilibrio complicato che non riguarda solo chi cambia città o regione: anche chi resta vicino casa guarda alle nuove mete per lo smart working come possibilità concreta per cambiare passo. Non è più solo un effetto della pandemia; probabilmente è questo che fa davvero la differenza oggi.