The 50 Best Hotels 2026: scopri i migliori alberghi del mondo con 6 italiani in classifica

Giulia Ruberti

16 Settembre 2026

Milano, 16 settembre 2026 – Ieri sera, nel salone del Guildhall di Londra, illuminato come non mai, sono stati svelati i vincitori della classifica “The 50 Best Hotels 2026”. L’Italia può tirare un sospiro di soddisfazione: ben sei hotel italiani si sono guadagnati un posto tra i migliori al mondo. A firmare questa prestigiosa selezione è William Reed, la stessa realtà dietro “The World’s 50 Best Restaurants”, che da anni detta legge nel mondo dell’hôtellerie di lusso.

Italia sul podio dei migliori hotel

La vera notizia è questa: sei hotel italiani in classifica, con il Passalacqua di Moltrasio, affacciato sul lago di Como, che si è preso il titolo di più alta “New Entry” dell’anno. “È una soddisfazione enorme, una conferma che il nostro modo di accogliere viene riconosciuto da chi viaggia per lavoro”, ha raccontato con emozione Valentina De Santis, la proprietaria, mentre le luci della premiazione brillavano intorno a lei.

Oltre al Passalacqua, nella top italiana spiccano nomi ormai familiari: il Four Seasons Firenze, il Belmond Hotel Cipriani di Venezia, il Portrait Milano, il Le Sirenuse di Positano e l’Aman Venice. Ognuno ha la sua storia e uno stile unico, con una clientela internazionale – soprattutto giapponese e americana – disposta a spendere spesso più di mille euro a notte. Ma come sottolineano da Palazzo Vecchio, il valore va oltre i numeri: si parla di indotto per catering locali, trasporti e artigiani impegnati in restauri e arredi su misura.

Passalacqua di Moltrasio: tra lago e ospitalità su misura

Il Passalacqua ha fatto strada in fretta. Nata dalla ristrutturazione di una villa settecentesca sulle rive del Lago di Como, la struttura ha aperto nel 2022 dopo quattro anni di lavori. “Abbiamo puntato tutto sull’esperienza personalizzata, ascoltando davvero gli ospiti e adattandoci a ogni loro esigenza”, ha spiegato De Santis ai cronisti presenti. Con appena ventiquattro camere arredate con pezzi d’epoca e tessuti italiani, l’hotel dà lavoro a 60 persone, molte delle quali vengono dai paesi vicini.

Il successo del Passalacqua non è un caso isolato. Federalberghi Como registra una crescita del segmento luxury negli ultimi due anni: tariffe medie attorno ai 900 euro a notte nei mesi caldi e una domanda costante soprattutto dal Nord America e dal Regno Unito. E c’è anche una nuova attenzione alla sostenibilità: pannelli solari discreti sui tetti delle dependance e fornitori locali per la cucina interna.

Una classifica che detta le regole del turismo di lusso

La classifica “The 50 Best Hotels” tiene conto di vari aspetti – dall’accoglienza all’architettura, passando per la qualità della cucina interna e l’attenzione alle esperienze su misura. “Non basta avere stanze eleganti o servizi esclusivi”, sottolinea Mark Samson, portavoce dell’organizzazione. “Conta come ti fa sentire l’hotel: se senti che c’è cura vera e autenticità, allora quell’albergo sale nella classifica”.

Al vertice resta stabile il Rosewood Hong Kong – segno che l’Asia continua a guidare le nuove tendenze. Subito dietro si piazzano Aman Tokyo e Claridge’s a Londra. L’Italia tiene botta: con sei presenze su cinquanta si conferma tra i paesi più rappresentati insieme a Francia, Regno Unito e Giappone.

L’effetto sul turismo italiano

Gli operatori già parlano di una bella spinta d’immagine per tutto il settore. Secondo Enit, nel primo semestre 2026 le presenze negli hotel di lusso italiani sono cresciute del 12% rispetto all’anno scorso. “Premi come questo aiutano a mantenere alta la reputazione italiana all’estero”, commenta Andrea Rossi, analista milanese del turismo. Resta però aperto il tema della sostenibilità sociale: molti nuovi hotel nascono in città già sovraffollate o in borghi con infrastrutture fragili.

Nei prossimi mesi vedremo se questo riconoscimento globale riuscirà a trasformarsi in investimenti concreti sul territorio o resterà soprattutto una vetrina internazionale. Intanto sulle rive del lago di Como – poco dopo mezzanotte – si stappava lo spumante per un brindisi improvvisato: “Abbiamo fatto centro”, sorrideva uno dei camerieri storici del Passalacqua mentre i riflessi sull’acqua svanivano nell’oscurità.

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