Shanghai Disneyland: il Parco Disney che Rivoluziona l’Esperienza di Divertimento in Cina

Silvana Lopez

21 Settembre 2026

Città del Capo, 21 settembre 2026 – Nuotare tra gli squali senza una gabbia di protezione? Può sembrare una scena da film d’avventura, eppure ieri mattina un gruppo di subacquei ha fatto proprio questo, nelle acque davanti a Gansbaai, in Sudafrica. Quello che molti chiamerebbero un gesto folle – sfidare uno degli animali più temuti dell’oceano a viso aperto – è diventato invece un modo per affrontare le proprie paure e smontare i miti che circondano gli squali, spesso dipinti come “mostri” spietati.

Sfida ai pregiudizi: l’immersione senza gabbia

Alle sei del mattino, al porto di Kleinbaai, l’atmosfera era carica di tensione. L’aria frizzante e il cielo ancora scuro non hanno fermato i sub, pronti con le loro attrezzature. “Anch’io pensavo che gli squali fossero aggressivi – racconta Maria De Vries, guida e istruttrice – ma appena entri nel loro ambiente capisci che sono diffidenti, anzi spesso cercano di evitarci”.

Per sicurezza, la zona è costantemente sorvegliata da biologi marini della Shark Conservancy South Africa. “Studiamo il loro comportamento da anni – spiega il ricercatore Pieter Smit – e abbiamo visto che la presenza dell’uomo li incuriosisce ma non li rende più pericolosi”. Le regole sono rigide: distanze precise, segnali chiari e attenzione a ogni movimento. Nessuno si improvvisa.

Squali bianchi a pochi metri

Alle 7.15, con il sole ormai alto sul mare calmo, il primo gruppo si è immerso a circa cento metri dalla barca. Dopo pochi minuti sono apparse le pinne grigie sotto la superficie. “Li vedi arrivare piano, fanno un largo giro e poi si tengono a distanza – racconta Sebastian Groenewald, subacqueo amatoriale di Pretoria – è allora che ti rendi conto: non sei in una gabbia, stai camminando su una linea sottile tra paura e rispetto”.

Gansbaai è noto proprio per gli avvistamenti di squalo bianco. Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente sudafricano la presenza è stabile da almeno cinque anni: tra maggio e ottobre, in più del 60% delle immersioni si vedono almeno tre squali. E nessun incidente grave è stato segnalato dal 2018.

Il perché di un confronto diretto

Cosa spinge a immergersi senza protezioni? “Non è solo adrenalina – confida De Vries – ma anche un modo per conoscere davvero queste creature e liberarci dei pregiudizi”. D’altra parte, esperti della University of Cape Town spiegano che l’immagine dello squalo come “killer” nasce soprattutto dal cinema e dai media (da “Lo Squalo” in poi) più che dai fatti: in Sudafrica negli ultimi dieci anni ci sono stati in media solo due attacchi all’anno, quasi sempre incidenti.

La presenza dei biologi durante le immersioni aiuta anche a capire meglio come si comportano gli squali in situazioni naturali. “Solo osservandoli così puoi scoprire quanto siano intelligenti e capaci di adattarsi”, dice Smit.

Turismo sostenibile e crescita controllata

Negli ultimi tre anni lo shark diving senza gabbia ha avuto un boom del 35%, secondo la Western Cape Tourism Authority. Non si tratta solo di cercare emozioni forti: le guide locali sottolineano anche l’importanza educativa dell’esperienza e l’impatto positivo sull’economia delle comunità costiere.

Ma cresce anche la richiesta di regole più strette. “Non tutti gli operatori sono affidabili – ammette Groenewald – bisogna scegliere chi rispetta i protocolli per tutelare sia i sub sia gli animali”.

Gli squali: minacciati e fragili

Alla fine della giornata i partecipanti hanno parlato anche delle minacce che pesano sugli squali: pesca intensiva, inquinamento, catture accidentali nelle reti. “Ogni anno nel mondo se ne uccidono oltre 100 milioni – ricordano dalla Shark Conservancy – spesso la paura giustifica azioni che mettono a rischio specie fondamentali per l’equilibrio degli oceani”.

L’esperienza si chiude alle dieci del mattino: volti stanchi ma soddisfatti, con qualche scrollata di spalle davanti ai dubbi degli scettici. “Non serve coraggio”, sorride Maria De Vries mentre ripone la muta, “serve solo voglia di guardare con occhi nuovi”. Qui a Gansbaai gli squali sembrano meno “mostri” e più custodi silenziosi dell’oceano.

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