Città del Capo, 22 settembre 2026 – Immersioni tra squali senza gabbia: detto così sembra una pazzia. Eppure è proprio quello che succede ogni giorno al largo delle coste sudafricane, dove sempre più appassionati scelgono di tuffarsi in mare aperto, faccia a faccia con questi animali. Niente a che vedere con gli stereotipi da film o leggende metropolitane: qui gli squali sono molto diversi dai “mostri” con cui li immaginiamo. La domanda è: cosa spinge tanta gente a superare la paura? E cosa si prova davvero, immersi senza barriere, in mezzo alle loro pinne e al silenzio profondo?
Adrenalina e mito da sfatare
Gansbaai, a due ore da Città del Capo, è ormai la meta numero uno al mondo per chi vuole provare lo shark diving senza gabbia. L’esplosione di interesse è recente: negli ultimi tre anni, secondo i dati del South African Tourism Board, i partecipanti sono aumentati del 45%. Si parte alle prime luci dell’alba dal piccolo porto locale. Tute in neoprene ancora bagnate e chiacchiere interrotte dal vento fanno da scena.
“Prima avevo paura da morire, poi li ho imparati a conoscere”, racconta Marcello, sub milanese che oggi guida piccoli gruppi di curiosi. Per lui la paura più diffusa “non ha nulla a che vedere con la realtà”, perché spiega: “gli squali non attaccano se non vengono provocati”. Un dato confermato anche dalla Shark Spotters Foundation: gli attacchi non provocati sono “rarissimi”, meno di uno l’anno in media.
Come funziona l’immersione
La diffidenza però resta alta. Per questo ogni volta viene fatto un briefing molto dettagliato: spiegazioni sulle specie più comuni – soprattutto squalo pinna nera e squalo zampe – e regole precise da seguire sott’acqua. Niente gesti bruschi, mai allontanarsi dal gruppo, evitare di agitare le mani. “La sicurezza viene prima di tutto”, sottolinea la biologa marina Amanda Botha, che guida una delle scuole diving più note della zona.
L’immersione dura meno di venti minuti, abbastanza per vivere “un incontro che ti resta dentro”, come dicono molti dopo il tuffo. I meno esperti parlano spesso di “sorpresa” anche quando lo squalo passa vicino quasi indifferente. E qui sta il bello: “A volte ti guarda fisso, altre fa finta di niente”, confida Amanda.
Dietro l’emozione c’è un business solido
Ma oltre al coraggio personale c’è anche un giro d’affari importante. Il Ministero del Turismo sudafricano certifica un fatturato oltre i 28 milioni di euro nel 2025 legato allo shark diving. Solo nella provincia del Western Cape ci sono più di 60 operatori accreditati. Il prezzo per un’immersione parte da circa 160 euro, inclusi trasporto dal porto ai punti migliori.
Molte scuole e diving center lavorano a stretto contatto con università e associazioni ambientaliste locali. L’obiettivo è duplice: garantire sicurezza e far conoscere davvero questi animali. “Chi prova torna a casa con una visione completamente diversa degli squali”, dice Botha, sottolineando che queste immersioni sono anche occasione per parlare di tutela ambientale e contrasto al bracconaggio.
Come cambia lo sguardo grazie all’esperienza
Il cinema ha fatto il resto, alimentando paure radicate difficili da scalfire. Il film “Lo squalo” di Spielberg viene spesso citato nei briefing come esempio perfetto di come si esagera nella rappresentazione degli squali. Ma sul molo di Gansbaai la tensione si scioglie tra battute nervose e racconti ironici. “Pensavo fosse una follia – ammette Francesca, turista romana – ma quando vedi lo squalo nuotare tranquillo capisci che la paura è più nella testa nostra”.
Secondo la Shark Research Unit dell’Università di Stellenbosch, il 67% dei partecipanti dice di aver cambiato idea sugli squali dopo l’esperienza diretta. Un dato che spinge anche agenzie turistiche europee a proporre pacchetti che uniscono immersione e visite guidate nelle riserve marine.
Tra paura e rispetto: un equilibrio delicato
Restano però molte domande aperte: il dibattito tra ambientalisti e operatori sulle regole giuste per avvicinare gli squali è acceso. Alcuni chiedono norme più rigide per proteggere meglio la fauna locale. Però sembra prevalere l’idea di una gestione responsabile condivisa dell’attività. “Solo così si può trasformare la paura in conoscenza”, riassume Amanda Botha.
In fondo il vero cambiamento avviene sott’acqua – in quel silenzio liquido dove paure e pregiudizi si dissolvono davanti allo sguardo dello squalo. E solo allora si capisce che dietro quei denti affilati non c’è solo minaccia ma anche un equilibrio prezioso da rispettare e proteggere.