Città del Capo, 24 settembre 2026 – Immergersi tra gli squali senza gabbia sembra un’impresa da temerari, quasi un salto nell’incoscienza. Eppure, lungo le coste sudafricane, ogni anno centinaia di curiosi e appassionati scelgono proprio questa esperienza estrema. Perché? Per scoprire davvero come si muovono e vivono questi animali, spesso ridotti a simboli di paura nei film o nelle cronache.
Gli squali oltre il mito: cosa succede davvero sott’acqua
A pochi chilometri da Città del Capo, nella baia di Gansbaai, diverse agenzie locali organizzano immersioni senza gabbia tra gli squali. Alle 7.30 del mattino, il primo gruppo si prepara: muta addosso, pinne ai piedi, maschera sul volto e qualche dritta rapida dall’istruttore. “Si entra in acqua solo se le condizioni sono sicure,” spiega Pieter van Rooyen, istruttore olandese con un decennio di esperienza qui. Secondo lui, la paura nasce più dalla mancanza di informazioni: “Gli squali non sono quelle belve feroci e assetate di sangue che vediamo al cinema.”
I numeri confermano. Nel 2025, dati del Shark Research Institute dicono che in tutto il mondo ci sono stati meno di cento incontri problematici tra uomo e squalo. Un rischio che resta molto basso rispetto ad altri pericoli in mare. “La verità è che siamo noi a essere ospiti nel loro territorio,” ricorda spesso van Rooyen nei briefing.
Sicurezza e regole: come funziona un’immersione
Prima di tuffarsi, ogni partecipante deve seguire un breve corso preparatorio. Nessuno può entrare in acqua senza aver ascoltato le indicazioni dello staff. Le regole sono semplici: niente movimenti bruschi, via oggetti luccicanti e restare sempre vicini al gruppo. Perché? Lo squalo è curioso ma raramente aggressivo se non si sente minacciato.
Alle 8.15 il gruppo arriva a due miglia dalla costa, in un punto ben noto agli istruttori. L’acqua è fredda ma limpida; dopo qualche minuto emergono i primi squali pinna nera. Uno passa a pochi metri dal gruppo, sembra quasi disinteressato. “Vederli così da vicino fa passare la paura e lascia spazio alla meraviglia,” racconta Thomas, 27 anni, turista tedesco.
In acqua non c’è mai meno di due istruttori pronti a intervenire o a far tornare tutti sulla barca se serve. Un’attenzione che ha permesso negli ultimi cinque anni di evitare incidenti gravi nelle aree turistiche.
Il business del diving e l’impatto sull’ambiente
Le immersioni tra gli squali sono diventate una risorsa importante per il turismo sudafricano. Solo nel 2025, secondo la South African Tourism Board, più di 25mila persone hanno scelto questa attività nelle province costiere. Un business che sostiene molte piccole imprese locali ma non manca di sollevare qualche dubbio.
Alcuni biologi marini mettono in guardia sull’impatto delle immersioni senza gabbia sull’ecosistema marino. “Bisogna evitare di alterare il comportamento naturale degli squali,” spiega Olivia Mokoena dell’Università di Pretoria. Gli operatori più seri seguono regole rigide: niente esche per attirare gli animali, nessun flash forte per le foto e gruppi limitati nelle dimensioni.
A complicare il quadro c’è anche il cambiamento climatico: negli ultimi anni la presenza degli squali vicino alla costa è diventata meno prevedibile. Uno studio su Marine Biology Journal segnala che nel 2024 la popolazione locale degli squali pinna nera è calata del 15%.
Il fascino della paura (e della scoperta)
Chi decide di tuffarsi – letteralmente – porta con sé mille dubbi; pochi però ne escono senza un rispetto profondo per queste creature spesso fraintese. “Dopo aver nuotato accanto a uno squalo ti rendi conto che la vera minaccia non sono loro ma la paura ingiustificata che abbiamo,” confida Sophie, studentessa francese.
A Città del Capo le guide conoscono bene questo cambiamento: “All’inizio vedi solo occhi spalancati e mani tremanti, poi emergono domande curiose e sorrisi sinceri,” racconta uno degli operatori storici.
Per questo il shark diving senza gabbia sta conquistando sempre più appassionati ogni anno. Non è una sfida alla natura ma piuttosto un modo coraggioso per conoscerla meglio – guardandola negli occhi invece di chiamarla mostro.