Milano, 24 settembre 2026 – Immergersi tra gli squali senza gabbia, nel bel mezzo dell’oceano Indiano, può sembrare un gesto folle. Eppure è la realtà per chi, come l’istruttore subacqueo Andrea Poli, ha vissuto questa esperienza, spesso in luoghi celebri come Aliwal Shoal al largo del Sudafrica o nelle acque limpide di Tiger Beach, alle Bahamas. Ma cosa spinge oggi, nel 2026, qualcuno a nuotare con animali che la maggior parte evita anche solo sul grande schermo? Superando vecchi timori e pregiudizi, sempre più sub si avvicinano a questi predatori con un approccio diretto e rispettoso.
Shark diving senza gabbia: realtà e percezione
“Gli squali non sono i mostri che ci hanno raccontato”, chiarisce Poli. È un dato di fatto: secondo il rapporto del Florida Museum’s International Shark Attack File, nel 2025 gli incidenti gravi con squali in tutto il mondo sono stati meno di 60, su milioni di immersioni fatte ogni anno. Eppure, la mente torna subito all’immagine dello squalo bianco che si avventa a fauci spalancate, rimasta impressa da Spielberg e dai suoi film.
Negli ultimi anni è cresciuto un tipo di turismo consapevole che punta sull’osservazione degli squali in libertà. Niente gabbie a separare uomo e animale: solo mute, bombole e attenzione continua. “Non è roba da improvvisare – dice Poli – servono regole precise e una conoscenza approfondita delle abitudini degli squali”. Le immersioni si fanno di solito a pochi metri dal fondale, in gruppetti piccoli e sempre sotto la guida di istruttori esperti e certificati.
Comportamento e sicurezza: miti da sfatare
Per Daniela Locatelli, biologa marina del centro ricerche di Cagliari, “gli squali che si avvicinano ai sub sono quasi sempre pinna nera, nutrice o toro. Sono specie tranquille, spesso diffidenti.” I sub imparano presto a riconoscere segnali di disagio negli animali — movimenti bruschi o cambi repentini di direzione — e sanno che toccarli o inseguirli è un tabù.
Non è facile restare impassibili quando una sagoma grigia appare nella corrente. Poli racconta: “All’inizio ti si stringe il cuore, poi impari a osservarli davvero. Spesso sono loro a tenerti d’occhio da lontano.” Gli incidenti? Secondo la South African Shark Conservancy sono rarissimi e quasi sempre frutto di errori umani: “Se resti calmo, lo squalo ti ignora”, ripetono i biologi.
Turismo sostenibile e tutela dell’ecosistema
In posti come le Bahamas o la costa del Mozambico il shark diving senza gabbia è diventato una risorsa economica importante. Molti operatori locali, spesso ex pescatori, hanno trovato nel turismo una nuova fonte di guadagno e un motivo valido per proteggere gli squali invece che cacciare.
L’associazione Shark Trust mette nero su bianco numeri sorprendenti: uno squalo vivo può generare oltre 250 mila euro in turismo durante tutta la sua vita. La presenza dei sub contribuisce anche a fermare pratiche dannose come la pesca illegale con reti derivanti. Non mancano però critiche: alcune associazioni ambientaliste avvertono dei rischi legati all’uso del cibo per attirare gli animali (“chumming”), tecnica controversa ancora sotto osservazione scientifica.
Chi prova l’esperienza: aspettative e reazioni
Non è uno sport per tutti: “Bisogna saper controllare la paura e mantenere la testa lucida sotto stress”, confida Chiara Romano, 32 anni, alla sua prima esperienza alle Maldive. Le immersioni avvengono in condizioni controllate, spesso all’alba (tra le 6 e le 8), quando l’attività degli squali è intensa ma prevedibile.
Al rientro in barca si sentono storie piene di sollievo ma anche stupore silenzioso. “Pensavo sarebbe stata pura adrenalina – racconta Romano – invece è stato quasi meditativo: c’è silenzio intorno e i movimenti rallentano.” Molti sub parlano della sensazione di essere più “osservati” che osservatori. E solo quando la paura svanisce resta il senso reale di aver incontrato un animale complesso.
Oltre il mito: una convivenza possibile
La vera sfida, spiegano operatori come Poli, è capire qual è il nostro posto nel mare: “Non siamo né predatori né prede. Siamo ospiti per un breve momento.” Da qui nasce un rispetto autentico fatto di piccoli gesti e cura dell’ambiente.
Alla fine dell’immersione molti cambiano idea sugli squali: non più mostri da temere ma protagonisti indispensabili dell’ecosistema marino. Un cambiamento silenzioso che parte dagli abissi ma lascia traccia sulla terraferma — nel modo con cui guardiamo il mare ogni volta che torniamo indietro.