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Le 5 Nuove Tendenze degli Orologi da Provare Subito in Italia

Silvana Lopez by Silvana Lopez
25 Settembre 2026
in Soggiorni e dintorni
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Soggiorni e dintorni

Città del Capo, 25 settembre 2026 – All’alba, nel freddo dell’Oceano Atlantico davanti a Gansbaai, un gruppo di appassionati di subacquea si è tuffato senza alcuna protezione tra loro e gli squali. Venuti da Italia, Francia, Germania e Stati Uniti, hanno scelto di affrontare qui le proprie paure, dove la corrente porta l’acqua gelida contro le scogliere del Capo e le ombre dei grandi predatori si muovono silenziose. L’obiettivo? Vivere l’esperienza del shark diving senza gabbia, un gesto che molti considerano azzardato ma che loro spiegano essere molto diverso da come lo si immagina.

Gli squali da vicino: una realtà diversa

Metti da parte i film con predatori sempre pronti ad attaccare: “Ti aspetti un pericolo costante, invece vedi curiosità, un certo distacco”, racconta Elena Gatti, 36 anni, istruttrice milanese, appena uscita dall’acqua. Il biologo marino Stephen Matlala, presente per seguire le immersioni, conferma: “Qui gli squali sono molto meno aggressivi di quanto si pensi. Attaccano solo se si sentono minacciati o confusi”.

Il gruppo è entrato in acqua alle 6.30, indossando solo mute e maschere, senza alcuna barriera protettiva. “La sicurezza viene sempre prima,” spiega il sudafricano Jared Botha, guida con vent’anni di esperienza tra questi animali. “Abbiamo briefing molto precisi: movimenti lenti, niente gesti bruschi.” Solo in casi rari si interrompe l’immersione.

Il richiamo degli squali e la gestione del rischio

La tecnica usata si chiama chumming: si getta in acqua una piccola quantità di pesce macinato per attirare gli squali. “Non è uno spettacolo per turisti — insiste Botha — siamo qui per osservare da vicino e capire”. Nella zona tra Dyer Island e Shark Alley i più comuni sono lo squalo bianco e quello bronzo; questa volta ne sono comparsi due adulti, lunghi circa tre metri, a una decina di metri dai sub.

La tensione sulla barca era palpabile. “All’inizio pensi solo alla paura,” confessa Martin Weber, tedesco al primo tuffo del genere. Ma appena sei in acqua cambia tutto: “Capisci che ti guardano, ma non ti attaccano”.

Il ruolo della ricerca scientifica e l’impatto locale

Secondo i dati di Shark Spotters, ONG sudafricana impegnata nella tutela dei grandi predatori marini, ogni anno nella zona si fanno circa 80 immersioni senza gabbia con pochissimi incidenti. “Dal 2021 non ci sono stati casi gravi,” conferma la ricercatrice Maya Ndlovu.

Questo tipo di turismo porta anche vantaggi all’economia locale: i pacchetti costano tra i 250 e i 400 euro a persona. Parte dei proventi finanzia progetti di tutela degli squali e programmi educativi nelle scuole della zona. “Solo conoscendo davvero questi animali possiamo superare i pregiudizi,” spiega Ndlovu.

Un pregiudizio ancora forte

Nella mente della gente restano le immagini forti dei film — soprattutto dopo “Lo Squalo” — mentre qualche notizia di attacchi isolati alimenta la paura. Ma i dati parlano chiaro: secondo l’International Shark Attack File, nel 2025 ci sono stati meno di 70 attacchi non provocati in tutto il mondo, solo 6 fatali. Per fare un confronto concreto, ricorda Matlala, “ogni anno muoiono più persone per cadute accidentali in casa”.

Non mancano però critiche da parte di alcune associazioni ambientaliste più caute che vedono nel chumming un rischio per gli squali a lungo termine. Gli operatori locali rispondono: “Abbiamo regole precise e limiti rigorosi”.

Esperienze e sensazioni

I sub raccontano soprattutto la sorpresa provata una volta usciti dall’acqua: “Tornando sulla barca — dice Elena Gatti — ti accorgi che la paura era quasi tutta nella testa”. Qualcuno parla di un misto tra rispetto e meraviglia per questi animali tanto temuti quanto fraintesi.

Mentre la barca prende il largo verso il porto di Kleinbaai cala un silenzio insolito tra i partecipanti. I telefoni riprendono a suonare solo dopo qualche minuto. “Oggi — ammette Weber — ho capito che gli squali non sono mostri”. Forse è proprio in quel momento che si smette davvero di averne paura.

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