Napoli, 25 settembre 2026 – Nuotare in mare aperto, senza alcuna protezione, accanto agli squali: è successo ieri mattina davanti alle coste di Ischia, dove un gruppo di appassionati ha messo alla prova uno dei trend più discussi del momento. Un’esperienza estrema, certo, ma anche un modo per sfatare un pregiudizio molto radicato. Gli squali, dicono i partecipanti e alcuni biologi marini presenti, non sono affatto le creature spietate che il cinema ci ha abituato a temere. Anzi: spesso evitano il contatto con l’uomo e si mostrano addirittura timidi.
Il fascino (e la paura) del grande predatore
Sono le 8.45 quando il piccolo motoscafo lascia il porto di Casamicciola. A bordo – racconta Elena Fiore, istruttrice subacquea di 34 anni, visibilmente emozionata – ci sono sette persone: “All’inizio c’è un silenzio quasi irreale, qualcuno fissa l’acqua senza parlare mentre altri cercano di sdrammatizzare con una battuta”. Il cielo è coperto e la temperatura è ancora mite dopo una lunga estate. La meta scelta per l’immersione è una secca a quattro miglia dalla costa, dove secondo le segnalazioni della Guardia Costiera è stata avvistata una piccola colonia di squali verdesca.
Si indossano le mute. Niente gabbie d’acciaio: solo maschera e pinne. “Follia? Forse”, ammette Marco D’Ambrosio, 27 anni, napoletano. “Ma sono più curioso che spaventato. Non capita tutti i giorni di sfidare una leggenda nera come questa”.
Cosa dice la scienza sugli incontri con lo squalo
Il biologo marino Andrea Pellino, docente all’Università Federico II, spiega: “Gli attacchi di squalo nel Mediterraneo sono rarissimi, quasi sempre incidenti isolati e con numeri molto bassi rispetto ad altri mari”. I dati ufficiali dell’International Shark Attack File confermano: negli ultimi dieci anni solo cinque segnalazioni nel Tirreno e nessuna mortale. Pellino aggiunge: “La paura nasce da una percezione sbagliata, alimentata da film come Jaws. Le verdesche sono animali prudenti e lo squalo bianco frequenta queste acque solo saltuariamente”.
Anche gli operatori locali confessano un certo timore all’inizio. “Capisco chi ha paura”, dice una delle guide. “L’istinto ti spinge a stare lontano. Eppure basta informarsi un po’ per capire che lo squalo teme l’uomo quanto noi temiamo lui”.
Il momento del tuffo: tra adrenalina e consapevolezza
Alle 9.17, dopo qualche veloce istruzione su come muoversi (“movimenti lenti, niente gesti bruschi”), i primi sub si tuffano in acqua. C’è corrente e la visibilità non è delle migliori. I battiti accelerano mentre cercano con lo sguardo una pinna spuntare dall’acqua. “Solo allora ho capito che la paura era tutta nella testa”, racconta Sabrina Locatelli, insegnante milanese in vacanza sull’isola. “Lo squalo è apparso a pochi metri da noi: elegante e silenzioso, quasi ci ignorava”.
Qualcuno esce dopo pochi minuti (“Mi tremavano le gambe”, ride un partecipante), ma la maggior parte resta in acqua una ventina di minuti abbondanti. Nessun attacco, nessuna scena da film horror. Solo animali curiosi che passano e poi se ne vanno.
Oltre il mito: come cambiano le esperienze subacquee
Tra un asciugamano e l’altro a bordo della barca poco dopo le 10, molti definiscono l’esperienza una vera svolta personale. “Non è solo adrenalina – sottolinea Elena Fiore – ma anche rispetto per l’ambiente”. Questo tipo di attività, sempre più diffusa anche nel Sud Italia negli ultimi anni, viene organizzata con molta attenzione alla sicurezza: gruppi piccoli, istruttori esperti e controllo costante delle condizioni del mare.
Gli esperti mettono comunque in guardia: “Chi pensa sia una passeggiata sbaglia”, avverte Andrea Pellino. “Ma con le giuste precauzioni il rischio si riduce al minimo”. Intanto le foto scattate dagli smartphone hanno già fatto il giro dei social network. Chi c’era racconta tutto come una storia incredibile.
Sfida alle paure e tutela della biodiversità
L’esperienza vissuta a Ischia riaccende il dibattito sulla conservazione della fauna marina locale. Greenpeace Italia ricorda che ogni anno migliaia di squali spariscono a causa della pesca illegale nel Mediterraneo. L’obiettivo delle associazioni ambientaliste è chiaro: “Il vero mostro è l’ignoranza – ribadisce Fiore – difendere questi animali significa proteggere il nostro futuro”.
Dietro il fascino di una nuotata senza gabbie rimane quindi la consapevolezza di quanto ancora dobbiamo imparare su questi animali non come mostri ma come pezzi preziosi di un ecosistema fragile da conoscere – e rispettare – da vicino.