Roma, 17 ottobre 2026 – Sull’isola di Caprera, nell’arcipelago della Maddalena, alle 7.30 del mattino il sole sfiora le rocce di granito e il profilo dei pini marittimi. Qui il naturismo non è solo una scelta, ma una consuetudine consolidata: un rito che lega da decenni residenti e visitatori. Non c’è nessun cartello, nessuna segnalazione ufficiale — eppure tutti sanno che “qui si vive nudi”. Una regola non scritta, nata da storie lontane e dal desiderio di un rapporto autentico con la natura.
Naturismo a Caprera: una tradizione che si rinnova
Nel piccolo approdo di Cala Serena, all’alba, si vede chi stende un telo sulla sabbia rosa, chi si avventura tra i ginepri, chi si tuffa in mare senza costume. Non serve spiegare nulla: “Chi arriva qui lo capisce subito”, racconta Mauro Sanna, uno dei frequentatori più anziani. Il rispetto, spiega lui, “si vede nei piccoli gesti: uno sguardo che si abbassa, un saluto veloce ma sincero, la giusta distanza sempre mantenuta”.
Le regole — scritte o meno — sono poche e semplici. La nudità non è mai ostentata. Nessuna voglia di mettersi in mostra — piuttosto leggerezza. Un senso di libertà che nasce in questa comunità piccola e silenziosa, dove nessuno giudica e nessuno viene giudicato. “Per molti è come tornare all’origine”, racconta Sara Frau, insegnante 45enne arrivata da Oristano: “All’inizio temevo di sentirmi a disagio. Invece è stato naturale, quasi inevitabile”.
L’origine di una regola: storie dal passato
Il naturismo a Caprera ha radici profonde negli anni Sessanta. Allora l’isola era ancora terra di pastori e degli ultimi eredi di Garibaldi. Poi arrivarono i primi stranieri — soprattutto francesi e tedeschi — attratti da quella “solitudine protetta”. Nessuna legge lo proibiva; nessuno si oppose davvero. Così nacque un codice non scritto, trasmesso nel tempo tra bocche di porto e sentieri nascosti.
Negli archivi del Comune della Maddalena si trovano poche segnalazioni, mai vere denunce. I carabinieri stessi hanno confermato in passato ai giornali locali: “Non ci sono state richieste d’intervento. Tutto si svolge in modo ordinato”.
Oggi come allora, durante l’estate (luglio e agosto i mesi più affollati), i naturisti convivono senza problemi con i turisti vestiti. Lo spiega bene Paolo Carta, 62 anni, ex pescatore: “La convivenza funziona finché nessuno prova a cambiare le regole tacite. I nuovi arrivati capiscono subito com’è l’aria qui”.
Una liberazione personale e collettiva
Per tanti il naturismo a Caprera è una forma di liberazione — sia personale che collettiva. Lo raccontano donne sole, famiglie con bambini, anziani che ogni settembre tornano qui per ritrovarsi “senza filtri”. C’è chi parla di pace profonda; altri vedono in questa esperienza una cura contro ansia e insicurezza.
“Ho lasciato il costume in macchina e non l’ho più messo”, confida Elisa Porcu, 38 anni di Cagliari. “Nessuno mi ha mai fatto sentire fuori posto. Qui mi sento parte di qualcosa che altrove non esiste”. La sensazione è condivisa anche da molti stranieri: olandesi, svizzeri, inglesi che arrivano per caso a Caprera e decidono di restare settimane.
Rispetto delle regole e sostenibilità
Oltre al rispetto per le persone c’è quello per l’ambiente. La raccolta dei rifiuti viene fatta spontaneamente: ogni pomeriggio piccoli gruppi passano la spiaggia con sacchi e guanti. Bottiglie di plastica? Mai abbandonate; cicche di sigaretta? Quasi inesistenti. Una scelta che altrove sembra ovvia ma spesso resta lettera morta.
Secondo dati dell’Ente Parco della Maddalena, l’impatto umano sulle spiagge resta molto basso proprio grazie all’autodisciplina dei naturisti. Non mancano però qualche tensione con gruppi organizzati provenienti da fuori: qualche diverbio soprattutto nelle settimane centrali d’agosto, quando la pressione turistica si fa sentire.
“Abbiamo imparato a parlare”, spiega il presidente dell’Ente Parco, Giuseppe Mele. “Chi arriva qui capisce presto che Caprera non è come le altre spiagge sarde. Qui la comunità si autoregola; il rispetto è la prima regola”.
Un modello difficilmente replicabile altrove
In fondo la storia del naturismo a Caprera racconta un equilibrio fragile ma ancora solido tra natura e persone. Un modello che altrove fatica a restare vivo: “Qui basta poco per sentirsi liberi — ed è proprio per questo che nessuno ne approfitta”, sintetizza Mauro Sanna sotto un lentisco.
Sul sentiero verso Cala Serena resta solo il rumore dei passi sulla sabbia e il profumo del mirto selvatico. Ogni giorno ricomincia così — senza clamore, quasi in silenzio. Forse è questo il segreto che permette all’isola di rimanere fedele alla sua idea originale: uno spazio dove la nudità diventa gesto quotidiano e la libertà si misura nel rispetto degli altri.