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Paradisi fragili a rischio: le meraviglie naturali dal Baltico all’Australia da visitare prima che scompaiano

Silvana Lopez by Silvana Lopez
17 Ottobre 2026
in Storie
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Storie

Venezia, 17 ottobre 2026 – Lungo le coste italiane e nei luoghi simbolo dell’ambiente nazionale, negli ultimi anni si notano cambiamenti che stanno rimodellando il territorio. Erosione delle coste, scioglimento dei ghiacciai e trasformazioni profonde degli ecosistemi sono ormai temi concreti per chi oggi visita l’Italia o lavora per proteggerne il paesaggio. I dati pubblicati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) dipingono uno scenario che preoccupa scienziati, residenti e addetti al turismo.

Le coste italiane: un volto che cambia

Solo nella Riviera Romagnola, secondo gli ultimi rilievi Ispra aggiornati al 2025, quasi il 46% delle spiagge mostra chiari segni di arretramento. A Rimini e Cesenatico gli ombrelloni cambiano posizione stagione dopo stagione. “Non si tratta più di mareggiate eccezionali – spiega Anna D’Amico, geologa dell’Università di Bologna – ma di un cambiamento strutturale.” L’erosione costiera non risparmia nemmeno la Calabria ionica o il Golfo di Napoli: basta una giornata ventosa per vedere la battigia avvicinarsi ai locali, mentre i residenti ricordano ancora bene quanto mare e strada fossero distanti qualche anno fa.

Il problema non riguarda solo il turismo balneare: “Sono a rischio anche riserve naturali e habitat delicati”, sottolinea D’Amico, indicando la pineta di Marina di Ravenna, dove da tempo si interviene con ripascimento.

Ghiacciai alpini: il tempo che scivola via

Più in alto, il cambiamento è ancora più evidente. Secondo il Comitato Glaciologico Italiano, in vent’anni i ghiacciai delle Alpi hanno perso un terzo della loro superficie. Nel gruppo dell’Adamello, per esempio, il Mandrone si è ristretto di quasi un terzo rispetto ai primi anni 2000. Sul Gran Paradiso, il “vecchio” Careser ha perso gran parte del suo spessore in pochi anni. “Ormai si vede chiaramente – dice Massimo Pellegrini, guida alpina in Val d’Aosta – sentieri che prima erano sotto ghiaccio oggi sono accessibili d’estate senza ramponi.”

Questa situazione preoccupa non solo chi lavora nel turismo montano ma anche le comunità locali: l’acqua dei ghiacciai alimenta torrenti e fiumi che garantiscono l’approvvigionamento durante l’estate. Le stazioni meteo segnalano un aumento medio della temperatura annua sulle Alpi italiane di +2,1 gradi rispetto al periodo 1961-1990.

Ecosistemi a rischio: specie minacciate dal caldo

Non sono solo i paesaggi a cambiare: il surriscaldamento mette in difficoltà anche molte specie animali e vegetali. Secondo un rapporto del WWF uscito a giugno 2026, almeno un quarto della fauna e flora italiana è “vulnerabile”. Nel Parco Nazionale del Circeo, tra Latina e Sabaudia, diminuiscono le popolazioni di anfibi e rettili; nei laghi prealpini aumentano le fioriture algali dovute alle acque più calde.

Franco Gatti, responsabile scientifico del parco, parla di “un equilibrio che si incrina piano piano”, mentre gli operatori turistici cercano di limitare l’impatto con restrizioni agli accessi estivi e percorsi guidati obbligatori nelle zone più fragili. Solo così si capisce quanto sia sottile il confine tra turismo e tutela ambientale.

Turismo sostenibile: come visitare senza danneggiare

Il tema del turismo responsabile è sempre più centrale. Le guide raccomandano da tempo di evitare sentieri fuori traccia nelle Dolomiti, non lasciare rifiuti nei parchi e prenotare visite solo per piccoli gruppi nelle aree più delicate come le Cinque Terre. “Chi sceglie questi posti deve farlo con consapevolezza”, ricorda Giorgia Ferraro, presidente dell’associazione Guide Ambientali Escursionistiche.

A Venezia, dopo le grandi maree del 2023 e 2024 che hanno allagato Piazza San Marco come mai prima d’ora – livelli record a novembre scorso –, il Comune ha stretto le misure contro il sovraffollamento turistico: ingressi limitati e campagne informative sul rispetto dell’ambiente lagunare.

L’urgenza della tutela: istituzioni in campo

Le risposte arrivano su diversi fronti. Ministero dell’Ambiente e Regioni investono in progetti per fermare l’erosione delle coste; i Comuni alpini collaborano con università e fondazioni per monitorare i ghiacciai. Non mancano nemmeno iniziative dal basso: a Lampedusa cittadini e volontari puliscono le spiagge due volte al mese.

La sensazione comune è quella di correre contro il tempo. “Dobbiamo cambiare subito il modo in cui viviamo questi luoghi,” avverte Ferraro. Soluzioni semplici non ci sono, ammettono gli esperti; ma l’urgenza si sente forte nelle parole di chi abita e ama queste terre fragili. Visitarle sì, ma sempre con rispetto – prima che siano irriconoscibili.

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