Varsavia, 29 ottobre 2026 – Mentre le capitali dell’Europa occidentale continuano a dominare la scena turistica, una parte del continente – tra Polonia, Romania, Ungheria, Slovacchia e i paesi baltici – si sta preparando silenziosamente a diventare protagonista entro il 2036. I dati dell’European Travel Commission mostrano come queste destinazioni, da tempo considerate alternative o “di nicchia”, registrino una crescita costante nei flussi di visitatori, grazie all’autenticità e ai prezzi contenuti. Eppure, per molti italiani (e non solo), questa “nuova Europa” è ancora tutta da scoprire.
L’Est europeo conquista sempre più viaggiatori
Negli ultimi cinque anni, le statistiche parlano chiaro: i viaggi verso l’Europa orientale sono aumentati del 23% rispetto al 2019. L’aeroporto di Varsavia Chopin, ad esempio, ha superato i 20 milioni di passeggeri nel 2025. Numeri in crescita anche a Bucarest Otopeni e Budapest Ferenc Liszt, che stanno investendo molto per migliorare infrastrutture e servizi.
Anna Kowalska, analista di Tourism Economics, lo conferma: “L’immagine dell’Est sta cambiando. C’è più curiosità verso mete meno conosciute, con patrimoni artistici intatti e costi accessibili”. Il motivo? La combinazione tra il caro prezzi nelle capitali classiche come Parigi o Londra, e l’influenza dei social che mostrano piazze e quartieri ancora fuori dai radar del turismo di massa.
Le città emergenti che fanno la differenza
Non sono solo le grandi capitali a far parlare di sé. Sono soprattutto i centri di media dimensione come Cracovia, Cluj-Napoca, Bratislava o Tallinn a sorprendere per la vitalità e le offerte culturali. Secondo operatori turistici di Budapest, si punta su proposte su misura: festival enogastronomici, itinerari storici tra castelli e monasteri, escursioni nei parchi naturali.
“Negli ultimi due anni abbiamo visto aumentare il numero degli italiani”, racconta Erik Nagy, responsabile incoming per un tour operator slovacco. “Molti vogliono esperienze legate alle tradizioni locali o passeggiate tra i borghi”. Anche le compagnie low cost si stanno muovendo: la nuova tratta Roma–Tallinn, attiva da poco più di un anno, spesso offre biglietti a meno di 40 euro.
Perché l’Est è una scelta vincente: prezzi bassi e autenticità
Il prezzo rimane uno dei fattori chiave. Secondo Booking.com, aggiornato a settembre 2026, una notte in hotel 3 stelle a Riga o Vilnius costa in media tra i 55 e i 60 euro. Per un pranzo in centro si spendono circa 10-15 euro per piatto principale e bevanda. Un lusso rispetto a città come Praga o Berlino, dove il turismo ha fatto schizzare i prezzi.
Ma non è solo una questione di soldi. “C’è un desiderio crescente di autenticità che queste città riescono ancora a offrire”, sottolinea Paolo Valentini, docente di geografia del turismo all’Università di Milano. Dall’architettura liberty di Budapest ai mercati artigianali di Vilnius, fino alle rovine romane di Sofia, il bello sta anche in quei dettagli fuori dai circuiti tradizionali.
Sfide aperte e scenari fino al 2036
Il futuro però non è scontato. Gli enti turistici locali lavorano su due fronti principali: migliorare la qualità delle strutture – dagli hotel ai B&B – e garantire servizi anche nelle zone periferiche o rurali. I rischi non mancano: le tensioni geopolitiche vicino all’Ucraina, la dipendenza dal turismo low cost e l’incertezza legata al clima sono questioni che restano sul tavolo.
“La vera sfida sarà gestire questa crescita senza perdere l’identità”, ammette Ieva Petrauskiene del Baltic Tourism Board. Solo così l’Europa “nascosta” potrebbe davvero diventare meta privilegiata entro il prossimo decennio. Chi oggi sceglie queste destinazioni – magari spinto da curiosità o caso – potrebbe insomma essere già un passo avanti rispetto a una tendenza che cambierà il volto delle vacanze nel nostro continente.