Ara Pacis illuminata: il poema di marmo rivive a colori grazie alla tecnologia innovativa

Simona Carlini

19 Marzo 2026

Roma, 19 marzo 2026 – L’Ara Pacis, l’antico altare romano dedicato alla pace augustea, si mostra come non l’avevamo mai vista. Grazie a un progetto tecnologico all’avanguardia presentato oggi proprio sul Lungotevere in Augusta, davanti al monumento, il pubblico può ammirare la ricostruzione digitale che restituisce i colori originali alle sue superfici scolpite. Dietro l’iniziativa ci sono mesi di lavoro di archeologi della Sovrintendenza Capitolina e tecnici del Museo dell’Ara Pacis, che hanno voluto offrire un’esperienza immersiva e inedita. “Finalmente si può capire davvero come era l’arte romana”, ha detto Francesca Ghedini, archeologa specializzata nei pigmenti dell’epoca imperiale.

Tecnologia e archeologia si incontrano sull’altare della pace

Il progetto, sostenuto dal Ministero della Cultura e dalla Regione Lazio, ha coinvolto informatici, restauratori e storici dell’arte. Con proiezioni ad alta definizione, chiunque può vedere ogni particolare dell’Ara Pacis com’era più di duemila anni fa. I colori – rossi intensi, azzurri vibranti, sfumature di verde – si basano sulle tracce di pigmenti emerse durante i recenti restauri e analizzate nei laboratori del museo.

“Non stiamo inventando niente”, ha precisato Federico Rinaldi, direttore dei lavori. “Mettiamo solo le scoperte degli archeologi a portata di tutti”. Le decorazioni floreali e le processioni scolpite si animano così davanti agli occhi dei visitatori, aiutandoli a cogliere il valore politico e religioso dell’opera. La proiezione digitale in 4K viene accesa ogni sera dalle 19 alle 21. “Abbiamo scelto quell’orario per evitare la luce del giorno che potrebbe rovinare l’effetto”, spiega Rinaldi.

Il pubblico e la reazione dei visitatori

Da giorni turisti e curiosi si fermano affascinati, scattano foto e commentano sorpresi. “Non avrei mai pensato che i monumenti romani fossero così colorati”, confida una studentessa francese in gita con la scuola. Poco distante una guida mostra l’altare illuminato ai suoi ospiti: “Questa è la vera Roma antica”, dice con un sorriso.

L’iniziativa vuole far conoscere meglio il nostro patrimonio archeologico e dare nuova spinta al turismo culturale dopo anni difficili. Secondo i dati della Sovrintendenza, nelle prime tre settimane dall’inizio del progetto i visitatori sono aumentati del 18% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un segnale incoraggiante per gli addetti ai lavori: “Le tecnologie digitali possono davvero ridare vita ai musei”, riflette Ghedini.

Dietro le quinte: la ricerca scientifica sui colori perduti

Il ritorno dei colori sull’Ara Pacis non è solo un gioco estetico, spiegano i restauratori. Da almeno quindici anni si studiano tracce di pigmento nascoste tra i rilievi in marmo. I risultati sono stati pubblicati su riviste specializzate e discussi in conferenze internazionali. La ricostruzione virtuale usa analisi a fluorescenza X e spettroscopia Raman per individuare anche minimi residui di minerali colorati usati dai romani.

“L’altare non era bianco come lo vediamo oggi”, racconta Carla Rossi, una delle responsabili del restauro. “Abbiamo trovato cinabro, azzurrite e malachite”. La scelta di restituire i colori in digitale – senza toccare fisicamente il monumento – nasce dalla volontà di salvaguardarne l’integrità. Solo così è possibile offrire questa immersione senza rischiare danni.

Un modello per altri monumenti

L’Ara Pacis potrebbe diventare il punto di partenza per un modo nuovo di valorizzare i tesori d’Italia. Il successo del progetto è seguito con interesse da altri musei: si stanno preparando interventi simili per statue, mosaici e affreschi in tutto il Paese. Intanto qui a Roma l’altare della pace augustea torna protagonista con un volto sorprendente.

“È un invito a guardare il passato con occhi diversi”, conclude Ghedini. Tra marmo antico e pixel colorati, la storia dell’Ara Pacis continua a parlare alle persone di oggi – anche a chi passa sul Lungotevere la sera, magari senza cercarla davvero.

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