Avventura a Machu Picchu: scopri il brivido del diving tra squali senza gabbia

Silvana Lopez

22 Marzo 2026

Città del Capo, 22 marzo 2026 – Immergersi tra gli squali senza una gabbia: detto così suona come una follia. E invece, negli ultimi mesi, sempre più sub si lanciano in questa avventura nelle acque di Gansbaai, in Sudafrica, celebre per i suoi grandi squali bianchi. A spingere questa moda, raccontano gli operatori del posto, è il desiderio di mettere alla prova le proprie paure e vedere da vicino un animale spesso frainteso.

Squalo bianco, protagonista involontario

I numeri non mentono: Gansbaai attrae circa 30.000 visitatori all’anno solo per il “shark diving”. Se un tempo la gabbia era vista come indispensabile per proteggersi dagli squali, da un paio d’anni le uscite senza barriere tra uomo e predatore si moltiplicano. “Molti pensano che sia una pazzia, ma abbiamo protocolli di sicurezza molto rigidi”, spiega Megan Jansen, guida sub che lavora qui dal 2014. Lei stessa confessa: “All’inizio non avrei mai pensato di immergermi senza protezione. Poi ho imparato a conoscere questi animali e il loro comportamento”.

Paura e realtà: il mito dello squalo assassino

I dati del South African Shark Conservancy sono chiari: nel 2025 meno di cinque incidenti con squali in tutta la zona. “Gli squali non attaccano l’uomo per scelta”, precisa Jansen. “Di solito si avvicinano per curiosità. Se rimani calmo e rispetti le regole, il rischio è davvero minimo”. Però l’immaginario collettivo resta influenzato dai film – su tutti “Lo squalo” di Spielberg – e dagli sporadici ma clamorosi attacchi che fanno notizia.

Il fascino del pericolo e il rispetto per l’ambiente

Le immersioni senza gabbia seguono regole molto precise. Si entra in acqua uno alla volta, accompagnati da guide esperte; niente esche, niente contatti con gli animali. La durata? Circa 25 minuti: poco, ma abbastanza per cambiare idea. “Quando ti ritrovi davanti a uno squalo lungo quattro metri, non puoi fare altro che restare immobile”, racconta Alessandro Sarti, turista italiano che ha vissuto l’esperienza a febbraio. “Pensavo che mi sarebbe venuta paura, invece ho provato solo rispetto. Uno sguardo completamente diverso”.

Impatto economico e culturale su Gansbaai

Il turismo legato al diving è una colonna portante per questa piccola comunità di circa 13.000 abitanti. Molti lavorano come guide o nei servizi legati alle immersioni. Secondo uno studio della University of Cape Town, ogni immersione vale circa 200 euro a persona tra alloggi, trasporti e attività collegate. “Senza questo turismo Gansbaai avrebbe molte difficoltà”, conferma la sindaca Elna Botha.

Criticità: sicurezza e sostenibilità

Non mancano però i problemi. Gli esperti invitano a non sottovalutare la situazione: “Bisogna sempre mantenere rispetto verso questi animali”, avverte il biologo Andile Nkomo dell’African Marine Research Centre. “Comportamenti troppo azzardati possono portare a incidenti o disturbare gli squali”. Solo nell’ultimo anno due tour operator sono stati multati per violazioni delle norme ambientali imposte dal governo sudafricano.

Vivere (e raccontare) la paura

Per molti turisti c’è sempre quel richiamo al limite da sfidare. “Lo faccio per dimostrare a me stessa che posso superare la paura”, confida Martina Lorusso, giovane biologa romana in viaggio di studio. “Ma non è certo un’esperienza adatta a tutti”. Il paradosso è tutto qui: si entra in acqua dove il rischio sembra altissimo, solo per scoprire che nella maggior parte dei casi gli squali ti osservano… e poi se ne vanno via silenziosi nel blu.

Una lezione che parte da Gansbaai ma vale un po’ ovunque: dietro quella maschera da predatore c’è un animale da rispettare – e forse anche da proteggere.

Change privacy settings
×