Batiscafo Trieste: il docufilm di Massimiliano Finazzer Flory sbarca a New York e Washington

Giulia Ruberti

24 Marzo 2026

Trieste, 24 marzo 2026 – Massimiliano Finazzer Flory ha scelto Trieste, città che dà il nome al leggendario sommergibile, per presentare il suo nuovo docufilm dedicato al Batiscafo Trieste. Una storia che ancora oggi affascina chi ama il mare e le sue profondità. La proiezione, tenutasi ieri pomeriggio all’Auditorium del Museo del Mare, non è stata una scelta casuale: «Trieste è il luogo da cui tutto è partito», ha detto il regista a margine dell’evento, parlando sia della città che di quell’impresa scientifica.

Dal mito alla realtà: la genesi del docufilm

Il Batiscafo Trieste, varato nel 1953 su progetto di Auguste Piccard, ha segnato una tappa fondamentale nelle esplorazioni oceaniche. Il 23 gennaio 1960, con Don Walsh e Jacques Piccard a bordo, la navicella si spinse nella Fossa delle Marianne, il punto più profondo degli oceani conosciuti – quasi 11.000 metri sotto la superficie. Una discesa di circa cinque ore che fu una sfida incredibile dal punto di vista tecnico e scientifico. Il docufilm di Finazzer Flory ripercorre proprio questa impresa, mescolando ricostruzioni storiche, immagini d’epoca e testimonianze dirette.

Durante la presentazione, il regista ha voluto sottolineare: «Ho cercato di dare voce ai protagonisti e alla città stessa, facendo parlare i luoghi e le persone che portano ancora l’impronta di quell’avventura». Un lavoro cominciato quasi due anni fa tra archivi navali e interviste con esperti – molti dei quali presenti in sala ieri sera. Fra loro anche Mario Bianchi, curatore del Museo del Mare: «Per noi il Batiscafo è un simbolo. Ancora oggi arrivano visitatori da tutto il mondo per scoprire questa pagina di storia umana e tecnologica».

Un viaggio internazionale: prossime tappe negli Stati Uniti

Dopo la prima a Trieste, “Trieste – Oltre ogni profondità” si prepara a attraversare l’Atlantico. Le prossime tappe sono già fissate: New York e Washington, dove sarà proiettato in istituzioni culturali e università durante una rassegna dedicata all’esplorazione degli abissi. «Vogliamo raccontare una storia italiana che ha fatto il giro del mondo», ha detto Finazzer Flory alla conferenza stampa. Le date ufficiali negli Stati Uniti saranno annunciate presto; si parla di maggio per New York con un evento speciale alla New York University.

Non sorprende l’interesse delle università americane. Il Batiscafo Trieste è ancora oggi un caso studio nei corsi di ingegneria navale e scienze marine per la sua unicità tecnica: lo scafo in acciaio ad altissima resistenza e le soluzioni innovative per resistere alla pressione estrema sono un modello di ingegno senza tempo. A Washington invece la proiezione avverrà allo Smithsonian National Museum of Natural History, in collaborazione con il Dipartimento della Marina statunitense.

La memoria dei protagonisti e l’eredità scientifica

Al centro della storia c’è la figura di Jacques Piccard, figlio dell’inventore Auguste e pioniere anche lui nelle esplorazioni con palloni stratosferici. Le parole di Don Walsh – oggi novantacinquenne – insieme ai tecnici italiani coinvolti compongono un mosaico ricco di emozioni e dettagli. Fra i ricordi c’è anche un omaggio a Guido Cattaneo, ingegnere triestino scomparso nel 1981, considerato uno dei “padri” del progetto insieme ai colleghi del Cantiere San Marco.

Finazzer Flory ha insistito sulla parte umana della vicenda: «Non si tratta solo di tecnica – ha detto – ma della storia di uomini che hanno creduto fosse possibile andare oltre ogni limite». Solo così si capisce perché il racconto del Batiscafo Trieste continui a ispirare nuove generazioni di studiosi e appassionati.

Un filo tra passato e presente

La serata triestina è stata anche l’occasione per ascoltare le testimonianze delle famiglie dei protagonisti. Angela Piccard, nipote di Jacques, ha ricordato come «in casa si respirava un misto di attesa e paura. Ogni minuto si aspettava una chiamata dalla nave madre». Dettagli che fanno rivivere quei momenti: il rumore sordo delle comunicazioni via radio, i giornalisti ammassati sul molo, l’alba fredda del 24 gennaio 1960 quando finalmente arrivò la notizia del successo.

Oggi quel docufilm vuole ricollegare passato e presente tra scienza, passione umana e memoria collettiva. Non solo per chi già conosce la storia ma anche per chi si avvicina per la prima volta al racconto del batiscafo che portò il nome della città più in fondo agli abissi del mondo. Un viaggio partito da Trieste pronto a continuare negli Stati Uniti — alla ricerca di nuovi spettatori… e forse nuove domande sul futuro dell’esplorazione marina.

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