Cinque donne italiane vincono i Rolex Awards 2026 per la tutela dell’ambiente e la sostenibilità

Giulia Ruberti

25 Febbraio 2026

GINEVRA, 25 febbraio 2026 – Ieri sera, nella sede della Rolex Foundation a Ginevra, sono state consegnate le nuove borse di studio del programma Perpetual Planet, che ogni anno premia donne impegnate in progetti di tutela ambientale e sociale. L’evento, iniziato poco dopo le 18 nel salone centrale, ha riunito esperti internazionali del mondo scientifico, rappresentanti istituzionali e alcune delle ricercatrici più attive sulla scena globale. Un riconoscimento pensato per sostenere idee concrete e soluzioni innovative capaci di migliorare la vita delle persone e rimettere in sesto gli ecosistemi.

Impegno, ricerca e comunità: i volti delle vincitrici

Tra le premiate spiccano i nomi di Juliet Kabera (Ruanda), ecologa urbana; Megha Soni (India), chimica ambientale; e Isabel Torres (Cile), esperta di riforestazione. Ognuna porta con sé una storia fatta di passione e anni trascorsi “sul campo”, come ha ricordato la giuria durante la cerimonia. “Questo premio è solo un punto di partenza – ha detto Kabera – il vero lavoro comincia ora”.

Soni ha sottolineato come il riconoscimento vada oltre la sfera personale: “È un’occasione per far sentire la voce delle comunità locali con cui lavoriamo ogni giorno”, ha spiegato, stringendo in mano il trofeo blu cobalto.

Torres, visibilmente emozionata, ha ricordato gli incendi che hanno devastato le foreste cilene negli ultimi anni: “Torno a casa con una responsabilità in più verso chi lotta, spesso in silenzio, per la salvaguardia del pianeta”.

Sostenibilità e innovazione: progetti concreti sul territorio

Il programma Perpetual Planet, nato nel 2019 grazie alla Rolex Foundation, sceglie ogni anno ricercatrici e attiviste che hanno avviato iniziative con un impatto concreto sul sociale e sull’ambiente. Tra i progetti presentati ieri, quello di Kabera punta a creare micro-aree verdi a Kigali usando specie locali resistenti all’inquinamento. Il lavoro di Megha Soni si concentra sull’analisi delle microplastiche nei fiumi del Rajasthan, un problema spesso ignorato dalle autorità.

Isabel Torres coordina un programma di riforestazione partecipata nelle zone colpite dagli incendi, coinvolgendo scuole e piccole imprese agricole nella piantumazione di specie autoctone. Un modello che – secondo la giuria – potrebbe funzionare anche in altre aree a rischio.

Sostegno internazionale e nuovi fondi

La direttrice della fondazione, Anne-Laure Tariboux, ha spiegato durante l’evento che le vincitrici riceveranno un finanziamento diretto — la cifra non è stata ufficializzata ma si parla di oltre 100.000 euro ciascuna — oltre a supporto logistico e mentoring. “Non ci limitiamo a premiare”, ha detto Tariboux ai giornalisti, “accompagniamo queste donne in un percorso professionale che dura anni”.

Durante la serata sono intervenuti anche alcuni partner internazionali come il World Wide Fund for Nature (WWF) e l’Institute for Advanced Sustainability Studies di Potsdam. La collaborazione tra fondazioni e istituti accademici resta uno dei punti chiave dell’iniziativa.

Un esempio per le nuove generazioni

Nel corso della premiazione è emerso un messaggio forte: l’urgenza. Kabera ha insistito su questo punto: “Il cambiamento climatico non aspetta”. Soni ha aggiunto che serve “un nuovo modo di fare scienza”, capace di dialogare davvero con le comunità locali.

Torres ha infine ribadito il valore della formazione: “I bambini che oggi piantano alberi insieme a noi saranno i custodi dei boschi domani”. Applausi dalla platea, dove molti studenti universitari seguivano l’evento.

L’appuntamento con la prossima edizione è già fissato per febbraio 2027. Nel frattempo, i progetti premiati partiranno nelle prossime settimane: piccoli passi forse, ma — come ha ricordato una delle organizzatrici al termine della serata — “passi che possono cambiare davvero la rotta del nostro futuro comune”.

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