Dall’Inghilterra romantica alla freddezza moderna: il cambiamento dei protagonisti nella storia italiana

Silvana Lopez

25 Febbraio 2026

Milano, 25 febbraio 2026 – Il cambio di passo nella politica italiana è sotto gli occhi di tutti, dal fermento degli anni passati all’attuale gestione. Il confronto tra il fervore idealista dei cosiddetti padri fondatori e l’approccio più tecnico – qualcuno direbbe quasi freddo – dei leader di oggi continua a far discutere, sia in Parlamento che nei corridoi dei palazzi del potere.

Dai sogni alle calcolatrici: il passaggio di testimone

C’era un’epoca in cui le grandi decisioni – quelle che hanno plasmato i partiti e in parte la Repubblica – si prendevano tra una sigaretta e una stretta di mano a Montecitorio, magari a notte fonda. Si racconta che Alcide De Gasperi, con gli occhiali appoggiati sul naso, ascoltasse i giovani deputati nel cortile interno. Nel frattempo Palmiro Togliatti dettava appunti al suo segretario seduto sulle scale. Era il romanticismo dei padri fondatori, fatto di scontri accesi ma anche di visioni comuni.

Oggi invece tutto è cambiato. Secondo alcuni funzionari storici di Palazzo Chigi, il clima somiglia “più a una riunione del consiglio d’amministrazione che a un’assemblea costituente”. Il confronto c’è ancora, ma spesso si perde tra le righe di un file Excel o nelle pagine fitte delle relazioni tecniche. “Ora si ragiona sui numeri, sui conti da far quadrare e sulla tenuta politica delle scelte”, spiega un senatore della maggioranza che preferisce restare anonimo.

Nuovi leader, nuove regole del gioco

Questo cambio non è casuale. I nuovi segretari, dal Partito Democratico alla Lega fino a Fratelli d’Italia, sono cresciuti in partiti strutturati – non più movimenti nati dal basso o comitati spontanei. Hanno seguito i corsi nelle scuole politiche interne e si sono fatti le ossa gestendo dossier complicati, dalle politiche europee ai rapporti con la stampa estera. Lo conferma Marco Traversi, vicesegretario del PD: “Abbiamo lasciato indietro le grandi narrazioni per evitare derive populiste. Il rischio ora è cadere nel tecnicismo e perdere il contatto con chi ci sostiene”.

Una preoccupazione condivisa anche dall’opposizione. “Non c’è più tempo per i grandi sogni. Ci chiedono risposte immediate e il pericolo è dimenticare perché siamo qui”, ha detto in Transatlantico Giulia Rinaldi, deputata di Azione.

La politica cambia volto: dalla piazza ai social

Non è solo una questione di stile o tono. Anche i luoghi della politica sono mutati. Le piazze piene, fatte di comizi improvvisati e bandiere sventolate fino a tarda notte, hanno lasciato spazio ai video brevi su TikTok o ai post su X (l’ex Twitter). “Se prima si passava ore a discutere nei bar attorno a via del Corso a Roma – racconta Riccardo Tosi, consigliere comunale milanese –, oggi si commenta tutto in 30 secondi”.

Nei comitati elettorali parlano di “tempo breve della politica”: ogni messaggio va calibrato al minimo dettaglio. Ma questa necessità di rapidità ha creato – secondo analisti come Marta Rognoni dell’Università Cattolica – un certo distacco emotivo tra cittadini e governanti: “Tutto va più veloce ma diventa anche più freddo, sembra venuta meno la spinta ideale”.

L’eredità in bilico e un futuro tutto da scrivere

Molti si chiedono quali saranno le conseguenze nel lungo periodo. Da un lato la professionalizzazione dei dirigenti garantisce competenza nei dossier più complessi – basti pensare alle trattative sul Pnrr o alle riforme della giustizia – dall’altro sembra che manchi quella capacità della politica di raccontare un progetto comune.

C’è chi però difende questa stagione: “È un altro mondo rispetto ai fondatori – spiega Andrea Lupi, storico contemporaneo –, ma era inevitabile: la società è cambiata e non si torna indietro. Le nuove generazioni chiedono fatti più che parole”. Solo guardando ai risultati concreti capiremo se questa fase resterà nella storia come arida o come l’inizio di qualcosa di nuovo.

Una cosa è certa: la scena è mutata. E quel confronto tra il romanticismo del passato e la freddezza attuale resta aperto, come una domanda sospesa nei saloni dove ancora oggi si decide il destino del Paese.

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