Dopo aver visto “Emily in Paris” ora tutti vogliono dormire “dalle suore”

Il logo di Ospitalità Religiosa

Il logo di Ospitalità Religiosa - Okviaggi.it

Alessandro Bolzani

20 Gennaio 2026

Una manciata di minuti sullo schermo è bastata per trasformare un dettaglio apparentemente secondario in una nuova suggestione di viaggio. Nella quinta stagione di Emily in Paris, una notte trascorsa a Roma diventa il pretesto per far scoprire al pubblico internazionale un modo diverso di soggiornare: dormire in una struttura religiosa. La serie Netflix ideata da Darren Star continua così a dimostrare la sua capacità di rendere desiderabile qualsiasi luogo, anche il più inatteso, inserendolo in una narrazione fatta di stile di vita, ironia e destinazioni iconiche.

Una scena breve che diventa virale

Nel terzo episodio ambientato nella Capitale, un convento fa da sfondo a una sequenza volutamente caricaturale, tra musica corale e battute leggere. Luc, uno dei personaggi più amati, commenta con entusiasmo la posizione centrale e il costo contenuto della sistemazione, arrivando persino a scherzare sul fatto che “anche le uova sono benedette”, riferendosi alle Eggs Benedict. Un passaggio rapido, ma sufficiente a trasformare una soluzione di alloggio poco nota in un’idea improvvisamente affascinante.

Dalla fiction alla realtà dell’ospitalità religiosa

La gag ha acceso una curiosità concreta verso un settore dell’accoglienza italiana spesso ignorato dal turismo internazionale: le Case per Ferie e le foresterie di ispirazione religiosa. A raccontare il fenomeno è stato il Times, che ha preso spunto proprio dalla serie per spiegare come queste strutture rispondano a bisogni molto attuali, combinando tariffe accessibili, ordine, sicurezza e posizioni centrali, spesso difficili da trovare negli hotel tradizionali.

Un sistema diffuso e tutt’altro che folkloristico

La struttura mostrata in Emily in Paris è frutto della fantasia televisiva, ma rimanda a una realtà solida e numericamente rilevante. In Italia esiste una rete capillare di quasi 3.000 immobili dedicati all’ospitalità religiosa, con una forte concentrazione nel Lazio. Ogni anno oltre sei milioni di persone scelgono queste soluzioni, confermando che non si tratta di una curiosità marginale, ma di una componente strutturale del sistema turistico nazionale.

Perché piacciono ai viaggiatori stranieri

A scegliere le Case per Ferie sono soprattutto coppie mature, viaggiatori solitari e turisti attenti al budget, in particolare nei Paesi anglosassoni. Il risparmio è un fattore importante, ma non l’unico. Conta anche la sensazione di vivere un’esperienza più autentica, lontana dalla standardizzazione delle grandi catene alberghiere e percepita come un’alternativa concreta all’overtourism che affolla le grandi città d’arte.

Un soggiorno che sostiene anche il sociale

Molte congregazioni aprono parte dei propri spazi per far fronte ai costi di gestione degli immobili e finanziare attività solidali. Come spiega Fabio Rocchi, presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, chi sceglie queste strutture spesso contribuisce indirettamente a progetti caritativi e assistenziali. Un elemento che aggiunge valore a una proposta già competitiva sul piano economico.

Esistono regolamenti interni, come orari di rientro o modalità di accesso specifiche, ma oggi le Case per Ferie sono realtà organizzate in modo professionale. Accolgono ospiti di ogni provenienza e credo, offrono camere confortevoli e si trovano spesso in palazzi storici o in zone centrali difficili da eguagliare per rapporto qualità-prezzo. Il rispetto degli spazi resta l’unica vera richiesta.

Un’alternativa concreta al turismo di massa

L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana guarda con interesse a questa nuova attenzione mediatica. Le Case per Ferie non rappresentano folklore o nostalgia, ma una forma di accoglienza sostenibile, accessibile e radicata nel territorio, spesso ospitata in edifici storici di grande valore.

In un momento in cui si discute di overtourism, affitti brevi e centri storici svuotati, queste strutture offrono una risposta diversa, che va oltre la logica del profitto.

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