Londra, 18 febbraio 2026 – La storia romanzata di William Shakespeare e sua moglie Anne Hathaway ha conquistato il palcoscenico internazionale, collezionando un buon numero di candidature ai Bafta britannici e agli Oscar di Los Angeles. Un risultato che, nel clima attuale del cinema, ha sorpreso molti esperti, attirando l’attenzione sia del pubblico sia della critica.
Shakespeare come non l’avete mai visto: una storia intima e moderna
Al centro della scena c’è la relazione tra Shakespeare e Anne Hathaway, raccontata dal regista inglese Simon Fairbanks e dalla sceneggiatrice americana Ruth Miller. Il film mescola fatti reali, supposizioni storiche e qualche licenza poetica. La cornice sono le campagne del Warwickshire e le strade di Londra nel Seicento. Seguiamo da vicino un rapporto fatto di sospetti tradimenti, lunghe assenze e la pressione di una fama crescente. I dialoghi sono serrati, spesso intrisi di ironia o amarezza. Le scene in casa sono dettagliate con cura: stoviglie semplici, vestiti consumati, il cane che dorme davanti al camino.
Distribuito da Blue Lantern Pictures, il film è arrivato nelle sale britanniche lo scorso ottobre raccogliendo subito consensi trasversali. Ha superato i 14 milioni di sterline al botteghino inglese, mantenendo una media superiore alle attese nei weekend. In Italia è uscito solo a gennaio: a Roma (Cinema Quattro Fontane) le prime proiezioni hanno visto file lunghe e tanta gente in attesa fin dalle 18.
Bafta in tasca e sogni d’Oscar
Ai Bafta, il più importante premio britannico per il cinema, il film si è guadagnato ben nove candidature. Spiccano quelle per la miglior regia, il miglior attore protagonista (Michael Sheen nei panni di Shakespeare), la miglior attrice protagonista (Olivia Colman nel ruolo di Anne) e la sceneggiatura originale. “Non pensavamo di arrivare così lontano”, ha detto Fairbanks durante la conferenza stampa dopo l’annuncio delle nomination. “È nato quasi per caso, chiacchierando con Ruth davanti a una tazza di tè. Eppure questa storia ha toccato molte persone.”
Oltreoceano, il film si è inserito con forza nella corsa ai premi. La nomination agli Oscar 2026 come miglior film ha stupito gli addetti ai lavori per il suo tono poco convenzionale rispetto agli standard hollywoodiani recenti. Gli esperti hanno notato come un racconto intimo, senza retorica, abbia fatto la differenza nella scelta della giuria.
Pubblico diviso ma coinvolto
Il pubblico britannico ha reagito in modo diverso rispetto a quello americano: a Londra i commenti hanno sottolineato la profondità dei personaggi (“un ritratto sincero, senza idealizzazioni”, scrive The Guardian), mentre a New York e Los Angeles si è acceso un dibattito sull’attualizzazione del mito shakespeariano. “Non è solo il poeta universale – spiega la critica Pauline Richards – ma un uomo diviso tra ambizione, amore e vita quotidiana.”
Anche in Italia l’uscita ha risvegliato l’interesse per le biografie non ufficiali dello scrittore: molte librerie romane segnalano un’impennata nelle vendite di saggi e romanzi sulla vita privata di Shakespeare. Feltrinelli registra un +18% nelle ricerche su titoli dedicati al “Bardo” nella settimana dopo l’anteprima milanese.
Quando realtà e finzione si intrecciano
Il film non vuole essere un resoconto fedele: la sceneggiatura prende diverse libertà sulle lettere attribuite ad Anne Hathaway o sulle cause delle lontananze tra marito e moglie. Alcuni storici hanno criticato la ricostruzione degli anni giovanili definendola “più efficace per raccontare che per documentare”. Eppure proprio questo gioco tra realtà e invenzione sembra piacere al grande pubblico.
Durante una proiezione all’Odeon Leicester Square, Fairbanks ha risposto così alle domande sui rischi della fiction: “Abbiamo cercato emozioni credibili più che verità assolute. E se oggi si parla di Shakespeare nelle famiglie o nei pub vuol dire che abbiamo centrato l’obiettivo.”
La corsa ai premi continua: i Bafta saranno assegnati domenica prossima, mentre gli Oscar arriveranno a marzo. Nel frattempo i cinema in Italia e Regno Unito restano pieni: segno che il mito del Bardo – rivisitato o meno – non smette mai di affascinare nuove generazioni.