Flixbus svela la rinascita delle città d’arte: i centri minori crescono più delle grandi mete turistiche

Silvana Lopez

15 Gennaio 2026

Roma, 15 gennaio 2026 – I piccoli centri italiani stanno vivendo una crescita costante nei flussi di passeggeri, come conferma un’analisi del vettore tedesco FlixBus. I dati dell’ultimo anno raccontano una storia diversa dal passato: le località meno conosciute, lontane dai soliti circuiti turistici, stanno attirando sempre più viaggiatori. Nel frattempo, le mete tradizionali rallentano. E c’è un altro elemento che si fa strada con decisione: i pullman a lunga percorrenza stanno diventando più competitivi, anche in tratte dove fino a poco tempo fa treni e aerei sembravano imbattibili.

Viaggi in autobus, boom nei paesi e nelle province

Da inizio 2025 a dicembre, i dati della compagnia segnalano un aumento del traffico verso città come Potenza, Macerata, Matera e Avellino tra il 14% e il 21% rispetto all’anno precedente. “Una crescita che non avevamo mai visto”, sottolinea Paolo Aversano, responsabile per l’Italia di FlixBus. Il fenomeno riguarda soprattutto fine settimana e festività: le partenze dai principali snodi – Milano, Roma, Napoli – verso destinazioni meno frequentate si concentrano soprattutto tra venerdì pomeriggio e sabato mattina.

Dietro questo cambio di rotta ci sono varie ragioni. Da una parte il costo della vita nelle grandi città spinge molti a scegliere posti più piccoli per i weekend o brevi periodi di smart working. Dall’altra, la rete di collegamenti su gomma permette oggi di raggiungere facilmente borghi e paesi che restavano fuori dalle principali linee ferroviarie.

“Abbiamo notato un forte aumento di richieste da studenti universitari e giovani lavoratori che tornano in provincia”, spiega Aversano. “Ma cresce anche la presenza di turisti stranieri attratti dalla possibilità di scoprire un’Italia meno battuta”.

Competitività dei pullman: prezzi e servizi in evoluzione

Sul fronte della competitività dei pullman, i numeri parlano chiaro. Una tratta Milano-Bari in autobus costa mediamente 35 euro, contro i circa 65 del treno ad alta velocità e spesso cifre più alte per l’aereo. “Il prezzo fa la differenza, soprattutto per chi viaggia spesso”, commenta una studentessa alla stazione Tiburtina alle 8.15 di lunedì scorso.

Il fattore tempo resta importante ma negli ultimi mesi – complici i rincari dei carburanti e il sovraffollamento delle tratte ferroviarie principali – sempre più persone scelgono il bus anche su tratte superiori ai 500 chilometri. In certi orari o durante gli scioperi, spiega Aversano, “il pullman diventa spesso la scelta più affidabile”.

Non solo prezzo: nelle città medie come Pesaro, Campobasso o Arezzo, sono cresciuti i servizi per chi viaggia in autobus: wi-fi gratis, prese elettriche su ogni sedile, prenotazione del posto e biglietti flessibili. “Non siamo più quelli degli anni Novanta”, racconta una viaggiatrice incontrata a Salerno alle sette del mattino. Oggi l’offerta è molto diversa: partenze notturne e linee rapide tra capoluoghi minori.

Impatti sul territorio e sulle abitudini

Questa nuova attenzione ai piccoli centri cambia anche le abitudini locali. A Lamezia Terme, il bar della stazione autobus apre prima delle sei del mattino: “Abbiamo visto una clientela diversa, non solo pendolari ma anche famiglie e giovani turisti”, racconta Giuseppe Frangipane, proprietario del locale. Nella sala d’attesa si sentono dialetti diversi e accenti stranieri.

I sindaci dei territori interessati seguono con attenzione questa trasformazione. Mariella Lamberti, assessore al turismo di Matera, osserva come nuovi flussi portino benefici all’economia locale: “Più arrivi significano più opportunità per ristoranti, b&b e artigiani”.

Non mancano però problemi: in alcune province la rete stradale avrebbe bisogno di investimenti per reggere l’aumento dei collegamenti su gomma. “Serve adeguare le infrastrutture”, avvertono gli amministratori locali.

Prospettive e incognite

Secondo gli analisti il trend potrebbe proseguire nel 2026 se la domanda resta alta e le alternative non diventano più economiche. Il vero rischio è che l’offerta non riesca a tenere il passo con la richiesta. “Serve un piano nazionale sulla mobilità interregionale”, avverte la senatrice Valeria Cinque (PD).

Per ora i numeri mostrano che scegliere il pullman non è più una soluzione di ripiego ma una scelta primaria per migliaia di italiani – soprattutto nei paesi di provincia. E molti si chiedono se questa nuova mobilità possa davvero cambiare il modo in cui si viaggia in Italia.

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